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Francesca Giannone e Felicia Kingsley: “Cari uomini, i libri di successo sono delle donne”

Credit Francesca Giannone, Federico Patrocinio; credit Felicia Kingsley, Yuma Martellanz 

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Una ha scritto il romanzo più letto del 2023. L’altra vanta invece il maggior numero complessivo di copie vendute in un anno: un milione. E qui ragionano insieme sui perché di un boom
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Confessano che, certo, hanno gioito. Ma subito dopo sono entrate in ansia: e adesso? Una, Francesca Giannone, è l’autrice italiana del libro più venduto del 2023: La portalettere, un altro colpo della casa editrice Nord dopo I leoni di Sicilia di Stefania Auci. L’altra, Felicia Kingsley, è la scrittrice che l’anno scorso, complessivamente, ha venduto più copie con tutti i suoi libri pubblicati da Newton Compton: più di un milione. Corteggiate da tante case editrici, Giannone e Kingsley restano fedeli a chi le ha scoperte. Oggi a Libri come, a Roma, raccontano come costruiscono i loro romanzi, ma intanto si incontrano per la prima volta grazie a Repubblica e provano a spiegare come hanno conquistato le classifiche scalzando gli autori, maschi, di thriller e noir che per anni le hanno dominate. Collegate su Teams, le ragazze della narrativa italiana si raccontano: una, Giannone, salentina classe 1982, esordiente, è stata travolta dal successo. L’altra, Kingsley, modenese, nata nel 1987,…

Confessano che, certo, hanno gioito. Ma subito dopo sono entrate in ansia: e adesso? Una, Francesca Giannone, è l’autrice italiana del libro più venduto del 2023: La portalettere, un altro colpo della casa editrice Nord dopo I leoni di Sicilia di Stefania Auci. L’altra, Felicia Kingsley, è la scrittrice che l’anno scorso, complessivamente, ha venduto più copie con tutti i suoi libri pubblicati da Newton Compton: più di un milione. Corteggiate da tante case editrici, Giannone e Kingsley restano fedeli a chi le ha scoperte. Oggi a Libri come, a Roma, raccontano come costruiscono i loro romanzi, ma intanto si incontrano per la prima volta grazie a Repubblica e provano a spiegare come hanno conquistato le classifiche scalzando gli autori, maschi, di thriller e noir che per anni le hanno dominate. Collegate su Teams, le ragazze della narrativa italiana si raccontano: una, Giannone, salentina classe 1982, esordiente, è stata travolta dal successo. L’altra, Kingsley, modenese, nata nel 1987, è diventata la regina del romance italiano affrontando un percorso più lungo, iniziato con l’autopubblicazione. Il 26 marzo esce Lo spezzacuori, prequel del bestseller Due cuori in affitto. E il 18 giugno il romanzo Domani, domani di Giannone.

Francesca, come ha vissuto il successo straordinario de “La Portalettere”? Felicia, cosa significa essere l’autrice più letta nel 2023?

Francesca Giannnone: «È stato bellissimo, ma anche straniante. Speravo in un buon risultato, ma quello che è accaduto è stato sorprendente. All’inizio, confesso, ho patito: i tour, le presentazioni. Il successo all’improvviso è uno shock. Meno male che ho esordito a 40 anni: a 20 non avrei saputo gestirlo».

Felicia Kingsley: «Entusiasmante e spaventoso. Sono realista e penso: e dopo? Quando arrivano i record, i lettori, ma anche gli editori, si creano aspettative. Ma noi, credo anche Francesca, sappiamo che i risultati dipendono dalla nostra immaginazione che è legata alla nostra lucidità. È tutto un equilibrio difficile».

Francesca, nel 2024 arriva il secondo romanzo, mentre Felicia sta lavorando all’undicesimo: come vivete le aspettative dei lettori?

F.G.:«Immaginate l’ansia: mi chiedo se sarò all’altezza, se il libro piacerà».

F.K.: «Io penso intanto che domani devo versare l’Iva! Il punto è che bisogna trovare un compromesso: continuare a difendere le proprie idee, ma, allo stesso tempo, tenere conto dei gusti dei lettori».

Insieme avete spodestato gli autori italiani, maschi, che per anni hanno dominato le classifiche: una rivincita di genere?

F.K.: «Lo specchio di una verità che finora è rimasta sotterrata. Scrittrici, traduttrici, editor, ma anche libraie: il mondo dell’editoria è pieno di donne, che sono più degli uomini anche se le proporzioni cambiano quando guardiamo ai vertici. Ma, soprattutto, sono di più le lettrici. Posso raccontare una cosa?».

Certo.

F.K.: «È a proposito di Supersex, la serie tv su Rocco Siffredi: dal mio personale sondaggio, sono le donne quelle che l’hanno apprezzata di più mentre gli uomini l’hanno abbandonata. Si aspettavano un mood da spogliatoio dopo il calcetto, grasse risate e tanto sesso e non il focus, per dire, su Rocco bambino. Le donne cercano le pieghe nelle storie, per questo leggono di più».

F.G.: «Si vede che Supersex è scritta da una donna. Riguardo alle classifiche, dico che lo sguardo femminile, che finalmente si prende la scena, è mancato per troppo tempo. Anna, la protagonista de La Portalettere, dice che è stanca di uomini che pretendono di dirle come si sentono le donne: si riferisce ad Anna Karenina, ma lo stesso vale, per esempio, per Madame Bovary. Capolavori, senza dubbio, ma scritti da uomini».

F.K.: «Soprattutto, alla fine, le eroine devono morire e male!».

Ma non vi piacerebbe avere più lettori maschi?

F.K.: «Certo. Io ne ho, ma ancora non moltissimi. Mi ha scritto qualche giorno fa un signore di 82 anni che aveva letto Una ragazza d’altri tempi e voleva un consiglio su un altro titolo: un’emozione. Se gli uomini leggessero romance avrebbero un libretto d’istruzioni comodissimo per capire le donne».

F.G.: «Io ho tanti lettori uomini che sono però arrivati dopo, trovando in casa il mio libro comprato dalla moglie o dalla figlia. Il patriarcato fa male anche a loro, alimenta gli stereotipi che li vogliono forti e virili. Leggendo le scrittrici, compiono una piccola rivoluzione».

Felicia scrive romance, il genere che è cresciuto di più, in termini di vendite, negli ultimi cinque anni, mentre Francesca si innesta nella tradizione del romanzo storico popolare. Cosa hanno in comune le vostre storie?

F.G.: «Direi che sono una carezza».

F.K.: «I lettori hanno bisogno di svago: io non mi vergogno di dire che lavoro nel settore dell’intrattenimento. Anche il teatro greco era intrattenimento. Cosa saremmo senza?».

Scappiamo da una realtà dolorosa e angosciante?

F.K.: «Penso che dalla pandemia in poi il bisogno di evasione sia cresciuto tantissimo».

F.G.: «C’è bisogno di uno spazio in cui stare meglio».

Percepite ancora un certo snobismo verso la letteratura popolare o di genere?

F.G.: «C’è e non bisognerebbe mai giudicare qualcuno per quello che legge».

F.K.: «Anche perché quello che leggi non fa di te una persona migliore o peggiore».

Romance e romanzi popolari scalano le classifiche ma non arrivano mai ai grandi premi letterari, come lo Strega: vi siete fatte un’idea del perché?

F.K.: «Penso che sarebbe bello rivolgere questa domanda allo Strega e sentire la loro risposta. Sicuramente ci darebbe una base di ragionamenti da cui partire. Per quanto mi riguarda sono molto tranquilla con l’universo dei premi letterari».

F.G.: «Credo che il premio più importante e significativo sia quello che ti danno i lettori e, come è stato nel mio caso, prima col Bancarella e poi col premio delle Librerie Giunti, i librai. Lo snobismo, al giorno d’oggi, non solo è anacronistico, ma anche piuttosto kitsch».

Ha fatto molto discutere la confessione della popstar Lily Allen che ha detto che ama le sue figlie, che ha voluto seguirle da vicino, ma che questo le ha distrutto la carriera. Le donne devono ancora scegliere?

F.G.: «Io non ho figli. Ho scritto La Portalettere durante il lockdown quando improvvisamente avevo molto tempo libero. Credo che per le donne sia ancora molto difficile: gli uomini che collaborano alla pari ci sono, ma non è ancora la normalità».

F.K.: «L’ammissione di Lily Allen è lucidissima: io ho un bambino che sta per compiere 3 anni, ho editato un mio romanzo mentre ero in travaglio. Sono stati anni stancanti e ho i quattro nonni, e anche una bisnonna, che ci supportano: senza non saprei come fare. I governi dicono che dobbiamo investire sulla famiglia e invece le famiglie poggiano su una generazione che ha dato e ora dovrebbe riposare. Le donne che non hanno questo welfare familiare, devono scegliere, per forza. Quanti uomini hanno rinunciato alla carriera per i figli?».

Cosa vi aspettate dal 2024?

Felicia e Francesca ridono: «Ci giochiamo di nuovo la partita».

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