I rom vanno alla Scala: non era mai accaduto
di Giulia BoeroElvis Presley era rom, di madre sinta e padre romanichal. Così come Ronnie Wood, chitarrista dei Rolling Stone. Rom i Gipsy King e Goran Bregovich. Ma questi sono solo i figli più famosi di una popolazione che ha fatto della musica uno dei suoi elementi identitari, che ha portato in Europa e in America stili orientali ereditati nei secoli, ma alla quale raramente è stata riconosciuta l’originalità. Un grande rimosso culturale che accompagna la grande discriminazione secolare di cui i rom sono vittime.
Ora, per la prima volta, alcuni musicisti rom suoneranno al Teatro La Scala di Milano. Non era mai successo, nonostante il primo insediamento rom in Italia risalga al 1422. Gennaro e Santino Spinelli saranno accompagnati mercoledì 10 aprile dai musicisti della sezione Anpi del Teatro alla Scala e dall'Orchestra Sinfonica Gioachino Rossini di Pesaro. Un appuntamento parte delle iniziative organizzate in Italia per la Giornata Internazionale dei Rom e Sinti dell'8 aprile (istituita nel 199…
Elvis Presley era rom, di madre sinta e padre romanichal. Così come Ronnie Wood, chitarrista dei Rolling Stone. Rom i Gipsy King e Goran Bregovich. Ma questi sono solo i figli più famosi di una popolazione che ha fatto della musica uno dei suoi elementi identitari, che ha portato in Europa e in America stili orientali ereditati nei secoli, ma alla quale raramente è stata riconosciuta l’originalità. Un grande rimosso culturale che accompagna la grande discriminazione secolare di cui i rom sono vittime.
Ora, per la prima volta, alcuni musicisti rom suoneranno al Teatro La Scala di Milano. Non era mai successo, nonostante il primo insediamento rom in Italia risalga al 1422. Gennaro e Santino Spinelli saranno accompagnati mercoledì 10 aprile dai musicisti della sezione Anpi del Teatro alla Scala e dall'Orchestra Sinfonica Gioachino Rossini di Pesaro. Un appuntamento parte delle iniziative organizzate in Italia per la Giornata Internazionale dei Rom e Sinti dell'8 aprile (istituita nel 1990 e riconosciuta dall’ONU). Santino e Gennaro, padre e figlio, sono il cuore dell'Alexian Group. Con la loro produzione musicale rivisitano in chiave originale la musica romaní balcanica-mediterranea, utilizzando la lingua roma e le scale di importazione orientale (i rom sono originari di una regione che comprende Sindh, Punjab e Uttar Pradesh, tra Pakistan e India).
«La musica rom è stata abilmente sfruttata dai grandi compositori europei che vi hanno attinto dal punto di vista ritmico e melodico» racconta Santino Spinelli. Nella lirica ne sono un esempio il Trovatore di Verdi o la Carmen di Bizet. Secondo molti musicologi, la melodia del Momento musicale n. 3 di Schubert è rom. Così come lo sono le Danze ungheresi di Brahms o la Danse bohemienne di Debussy. «Chi l'ha imitata l'ha fatto ripulendo gli elementi ritenuti spuri, inesatti. Cioè la sua parte più originale e creativa. Il 10 aprile accadrà l'inverso: per la prima volta si utilizzerà l'ensemble classico per suonare musica rom» continua Spinelli.
La produzione melodica romaní potrebbe essere definita come musica vocale e strumentale transnazionale, molte volte semi-improvvisata, con ritmi complessi ma fluidi. Un patrimonio per la maggior parte disperso perché in passato spesso non trascritto, registrato. I membri delle comunità romanès non scrivevano spartiti, sono figli di una cultura per secoli trasmessa quasi esclusivamente in forma orale. La ricchezza ritmica dei loro accordi, gli abbellimenti, i melismi sono stati tramandati da padre in figlio, di generazione in generazione.
La musica (ba?avipen) per le comunità romanès è strumento di aggregazione culturale, un punto di unione tra le famìlje e la comunità. Che fa cantare, danzare, ricordare eventi e persone. Che evoca immagini e sollecita stati d'animo. Ma le vicende storiche e le repressioni politiche secolari che hanno interessato rom e sinti in Italia non hanno permesso di preservare quella tradizione musicale, come invece è stato altrove per il flamenco, la csárdás, il jazz manouche, la tradizione balcanica e dell'Est Europa.
I musicisti rom hanno suonato presso corti e palazzi nobiliari fin dal sedicesimo secolo. Polistrumentisti, spesso virtuosi violinisti, esperti nell'arte dell'improvvisazione. Inventori di scale musicali poi obbligate ad adattarsi alle accordature occidentali. Pienamente inseriti nella tradizione del ballo votivo calabrese e salentino, della tarantella e della pizzica, nella musica jazz e in quella pop. Ma molti di loro, soprattutto se famosi, hanno preferito nascondersi per anni, non rivendicare la propria origine. Ora entrano alla Scala, da protagonisti.