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Adelphi, il colpo di Mondadori

Lo storico logo di Adelphi 

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Opzione di Segrate sul 10 per cento della casa editrice: è la contromossa all’operazione di Feltrinelli. L’accordo siglato con Josephine Calasso
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Tutti i protagonisti sono d’accordo su un punto e su questo si raccomandano: non chiamatela la guerra dell’Adelphi. Va bene, non guerra, nessuna metafora militare: allora scacchi. Perché che gli avversari stiano sistemando i pezzi sulla scacchiera e che sia cominciato qualcosa di grande è evidente. La mossa a sorpresa è di Mondadori e arriva, come da copione quando il gioco si fa duro, in un pomeriggio di venerdì di inizio agosto: l’opzione di acquisto del 10 per cento delle azioni della casa editrice che fu di Roberto Calasso.

Prima di passare ai distinguo, alle tecnicalità e alle conseguenze dell’operazione, che sarebbe già clamorosa in sé, la mossa è in realtà una contromossa perché arriva un mese esatto dopo l’annuncio di Feltrinelli che a sua volta aveva acquistato un …

Tutti i protagonisti sono d’accordo su un punto e su questo si raccomandano: non chiamatela la guerra dell’Adelphi. Va bene, non guerra, nessuna metafora militare: allora scacchi. Perché che gli avversari stiano sistemando i pezzi sulla scacchiera e che sia cominciato qualcosa di grande è evidente. La mossa a sorpresa è di Mondadori e arriva, come da copione quando il gioco si fa duro, in un pomeriggio di venerdì di inizio agosto: l’opzione di acquisto del 10 per cento delle azioni della casa editrice che fu di Roberto Calasso.

Prima di passare ai distinguo, alle tecnicalità e alle conseguenze dell’operazione, che sarebbe già clamorosa in sé, la mossa è in realtà una contromossa perché arriva un mese esatto dopo l’annuncio di Feltrinelli che a sua volta aveva acquistato un altro 10 per cento di Adelphi. Uno scacco al re o, se vogliamo uscire anche dalla metafora scacchistica, Mondadori ha fatto scopa a Feltrinelli. E così ora eccoli lì, al tavolo da gioco, due tra i maggiori gruppi editoriali italiani, uno davanti all’altro, con le stesse quote e lo stesso peso.

E l’impressione è che la partita appena cominciata non sia soltanto per il controllo della più raffinata casa editrice italiana, ma sia un’apertura di gioco che potrebbe terremotare il mercato editoriale nei prossimi mesi. Intanto, i termini dell’accordo. Tecnicamente Mondadori Libri ha sottoscritto con Josephine Calasso — la figlia di Roberto che ha il 23,88 per cento del capitale — reciproche opzioni di acquisto e vendita (in gergo put/call) relative a una quota pari al 10 per cento del capitale sociale di Adelphi Edizioni. Le opzioni saranno esercitabili solo dal maggio 2027, questo perché gli eredi si erano impegnati a non vendere prima di quella data. Il prezzo di esercizio riflette un equity value per il 100 per cento di Adelphi di 50 milioni di euro.

Quindi, due conseguenze tecniche e un’implicazione “politica”. La prima conseguenza è che Mondadori potrà entrare effettivamente nel capitale Adelphi solo tra due anni ma intanto già adesso è ben rappresentata; la seconda è che è stato fissato un prezzo alla casa editrice, particolare non secondario, e che Segrate ha investito 5 milioni, probabilmente più di quanto ha fatto Feltrinelli acquistando la stessa quota dai Pellizzi un mese fa.

L’implicazione “politica” riguarda chi ha siglato l’impegno con Mondadori: direttamente gli eredi di Calasso, o meglio una dei due, l’altro figlio Tancredi detiene ancora il 23,8 per cento. E se è vero come diceva Enrico Cuccia che le azioni si pesano e non si contano, le azioni della famiglia hanno un certo valore. E non solo simbolico.

Infatti non è un segreto che Josephine Calasso e la madre Anna Katharina Fröhlich non fossero soddisfatte della gestione della casa editrice il cui comando, dopo la morte di Calasso tre anni fa e per volontà dello stesso, è andato al nipote Roberto Colajanni (amministratore delegato e direttore editoriale con il 10 per cento del capitale). La stessa Fröhlich lo aveva raccontato a Repubblica un anno dopo la morte di Calasso. Il blitz di Feltrinelli che, pure dopo un avvicinamento alla famiglia, alla fine aveva dirottato sulla quota della famiglia Pellizzi, non ha contribuito a rasserenare il clima.

Non servono grandi doti esegetiche per comprendere lo spirito della dichiarazione di Josephine che accompagna la nota dell’operazione Mondadori-Adelphi. Prima l’elogio di Segrate: «Ho scelto il gruppo Mondadori perché ho a cuore il futuro di Adelphi, perché si è dimostrato un interlocutore lineare e trasparente e perché ritengo che la sua vicinanza possa dare un prezioso contributo all’evoluzione e alla crescita della nostra casa editrice». E poi l’affondo: «Mi auguro che questa decisione possa essere apprezzata dagli altri soci, anche in un’ottica di riequilibrio della compagine sociale, e sono sicura contribuirà a realizzare il mio desiderio di una Adelphi guidata dagli eredi di Roberto Calasso». Parole chiave: riequilibrio della compagine sociale e Adelphi guidata dagli eredi Calasso.

Nel passaggio che riguarda anche gli altri soci, difficile non vedere il messaggio rassicurante che arriva da Segrate. In questo momento, la famiglia Zevi (15 per cento), Fleur Jaeggy (13) e i Pellizzi (rimasti al 3,5 dopo la vendita a Feltrinelli) si trovano seduti stretti tra due colossi come Feltrinelli e soprattutto Mondadori e questo garantisce una certa solidità al valore delle azioni. Ma un conto è il capitale, un conto sono la governance e le scelte future della casa editrice.

Entrambi gli editori rassicurano di aver portato a termine un’operazione di garanzia e di tutela di Adelphi. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni d’intento in cui si ribadiscono autonomia, indipendenza e crescita, per la prima volta Mondadori e Feltrinelli si trovano a guardarsi dritti negli occhi e a rappresentare le due anime che fin dalla morte di Calasso si sono manifestate in Adelphi: quella che fa capo a Colajanni che ha dato il benvenuto all’operazione Feltrinelli e quella della figlia di Calasso che ha invitato al tavolo un altro e più che ingombrante competitor.

Non sarà una guerra ma Feltrinelli, anche se nessuno parla apertamente di operazione ostile o almeno non ancora, non si aspettava di certo di ritrovarsi in casa il primo gruppo italiano a contendergli l’influenza se non il futuro controllo della casa editrice per eccellenza, quella di Nietzsche, Kundera, e ultimamente quel Philip Roth che Einaudi si era lasciato strappare da Colajanni e che ora rientra nel gruppo di Segrate nel più sorprendente dei modi.

Guerra no, qualsiasi cosa sia quello che è appena cominciato, ci si augura, per il bene della cultura, dei lettori e sì, anche del Paese, che Adelphi non diventi il campo di battaglia.

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