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Il Goncourt a Kamel Daoud: “A Parigi sono libero”

Kamel Daoud festeggia dopo la vittoria del Goncourt 

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Lo scrittore vince il più prestigioso premio letterario francese con “Houris” in cui narra la guerra civile in Algeria tra il regime militare e gli islamisti
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PARIGI - Per scrivere servono sempre tre cose. Un tavolo, una sedia e un Paese. Io ho finalmente tutto». Kamel Daoud parla così del suo “esilio” dall’Algeria, a cui ha dedicato il nuovo romanzo Houris, ricevendo ieri il più prestigioso premio letterario francese, il Goncourt. Nato cinquantaquattro anni fa a Mostaganem, porto algerino affacciato sul Mediterraneo, Daoud racconta nel suo terzo libro il “decennio nero” in Algeria, la guerra civile scoppiata dal 1992 al 2002 tra il regime militare e gli islamisti. Una storia potente, allegorica e molto politica tanto che viene censurata nel suo paese natale, dove il libro non sarà pubblicato. E anzi Gallimard, editore di Daoud, è stata “punita” con l’esclusione dalla Fiera internazionale del libro che si terrà ad Algeri tra qualche giorno.

PARIGI - Per scrivere servono sempre tre cose. Un tavolo, una sedia e un Paese. Io ho finalmente tutto». Kamel Daoud parla così del suo “esilio” dall’Algeria, a cui ha dedicato il nuovo romanzo Houris, ricevendo ieri il più prestigioso premio letterario francese, il Goncourt. Nato cinquantaquattro anni fa a Mostaganem, porto algerino affacciato sul Mediterraneo, Daoud racconta nel suo terzo libro il “decennio nero” in Algeria, la guerra civile scoppiata dal 1992 al 2002 tra il regime militare e gli islamisti. Una storia potente, allegorica e molto politica tanto che viene censurata nel suo paese natale, dove il libro non sarà pubblicato. E anzi Gallimard, editore di Daoud, è stata “punita” con l’esclusione dalla Fiera internazionale del libro che si terrà ad Algeri tra qualche giorno.

Daoud si è ormai «felicemente» trasferito a Parigi. Cita spesso una frase del poeta Guillaume Apollinaire, nato in Polonia e naturalizzato nel bel mezzo della Prima guerra mondiale: «Sono più francese dei francesi». La scrittura di Houris, ha spiegato ieri, è stata possibile con la distanza dall’Algeria e l’accoglienza in un Paese «che dà la libertà di scrivere». Cresciuto dai nonni in un villaggio povero, diventato imam da adolescente, si è poi allontanato dalle derive della religione islamica, contro cui si è scagliato spesso negli ultimi anni.

Lo scrittore algerino era già arrivato in finale al Goncourt nel 2014, con il primo romanzo Il caso Meursault, una riscrittura postcoloniale de Lo straniero di Albert Camus, pubblicato in Italia da La nave di Teseo che farà uscire a maggio la traduzione di Houris.

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