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Non solo Re Magi: perché a Natale si fanno regali

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Li critichiamo tutti, parliamo di deriva consumistica, ma non ne faremmo mai a meno
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Oggi va di moda criticare i regali di Natale perché a detta dei più apocalittici, sarebbero la prova della deriva consumistica della festa, una distrazione dai suoi contenuti spirituali. Ma in realtà le cose non stanno proprio così. Se, infatti, non ci fosse questa girandola di doni e controdoni, confezioni sberluccicanti e piramidi di pacchetti sotto l’albero, Natale non sarebbe Natale.

In realtà, sin dalle sue origini, la celebrazione della nascita di Cristo si identifica con il dono. Perché l’idea stessa della Natività, cioè il fatto che il Dio si faccia uomo e accetti di sacrificarsi, è proprio un dono-perdono offerto all’umanità per redimerla dal peccato originale. E i re Magi, che il 6 gennaio arrivano a Betlemme per portare oro incenso e mirra al bambino nato in una grotta al freddo e al gelo, sono il simbolo stesso della condivisione, della prodigalità, della generosità che affratella, dell’altruismo che vince sull’egoismo. E poi i Tre Re non portano mica un semplice pensierin…

Oggi va di moda criticare i regali di Natale perché a detta dei più apocalittici, sarebbero la prova della deriva consumistica della festa, una distrazione dai suoi contenuti spirituali. Ma in realtà le cose non stanno proprio così. Se, infatti, non ci fosse questa girandola di doni e controdoni, confezioni sberluccicanti e piramidi di pacchetti sotto l’albero, Natale non sarebbe Natale.

In realtà, sin dalle sue origini, la celebrazione della nascita di Cristo si identifica con il dono. Perché l’idea stessa della Natività, cioè il fatto che il Dio si faccia uomo e accetti di sacrificarsi, è proprio un dono-perdono offerto all’umanità per redimerla dal peccato originale. E i re Magi, che il 6 gennaio arrivano a Betlemme per portare oro incenso e mirra al bambino nato in una grotta al freddo e al gelo, sono il simbolo stesso della condivisione, della prodigalità, della generosità che affratella, dell’altruismo che vince sull’egoismo. E poi i Tre Re non portano mica un semplice pensierino senza valore. Ma omaggi preziosissimi e costosissimi, oltre che in possesso di significati molto profondi.

L’oro di Melchiorre, infatti, simboleggia la regalità di Gesù, l’incenso di Gaspare è invece il segno della sua divinità, mentre la mirra del re moro Baldassarre annuncia la morte e la resurrezione in quanto si tratta di una sostanza aromatica usata nell’antichità per mummificare i corpi dei sovrani. I tre doni dei Magi sono, dunque, la manifestazione della natura divina del Bambin Gesù, la cosiddetta Epifania che in greco significa appunto manifestazione.

Per una serie di corruzioni dialettali l’Epifania nel tempo è diventata bifania, poi befania e infine befana. Cioè la vecchia volante che vien di notte con le scarpe tutte rotte e che, nella tradizione italiana, ha sempre avuto il compito di portare regali ai bambini la notte del 6 gennaio. Almeno fino a quando il rubizzo Babbo Natale arrivato dagli States dopo la Seconda guerra mondiale, non è messo a farle concorrenza. Anche se a dire il vero, il Santa Claus, da molti considerato simbolo del consumismo americano che ha colonizzato l’Occidente, in realtà non è altri che l’antico San Nicola, santo amico dei bambini che si festeggia il 6 dicembre e anche lui portatore di doni, soprattutto nel mondo orientale e slavo. Portato negli Stati Uniti dagli immigrati mitteleuropei, Sankt Nikolaus, è in seguito diventato Santa Claus ed è stato eletto a furor di popolo dio del marketing natalizio. Grazie anche a una campagna pubblicitaria della Coca Cola che ha trasformato l’immagine del santo, tradizionalmente vestito di verde e con il volto scuro, in un nonno rubicondo e bonario vestito di bianco e rosso, i colori della bevanda simbolo degli States.

Peraltro, che il periodo che va da San Nicola alla befana, sia tutt’uno con strenne e cadeaux, lo prova anche l’altra grande latrice di doni che si festeggia oggi, ovvero Santa Lucia. Che la notte tra dodici e tredici dicembre porta regali di ogni sorta ai bambini europei, in Italia soprattutto nel Veneto e in Sicilia. La santa va in giro come una rider celeste a consegnare pacchi e pacchetti. La differenza con gli altri due colleghi è che lei lo fa a dorso d’asino, mentre Babbo Natale pilota una fiammante slitta lappone e la befana vola a cavallo della sua scopa da strega buona. A cambiare è solo il mezzo di locomozione ma la delivery rimane. E in certi casi anche la deliveroo, visto che ad essere regalati sono spesso cibi e bevande.

Il fatto che fra il 6 dicembre e il 6 gennaio ci siano in circolazione tanti corrieri magici a portare regali in giro per il mondo, molto prima che nascesse Amazon, è la prova ulteriore che l’essenza delle Feste è proprio lo scambio dei doni. Che sin dall’origine dei tempi resta il modo più efficace di costruire legame, di trasformare gli individui in comunità. E allora smettiamola di sentirci in colpa se cediamo alle tentazioni dello shopping natalizio. Perché durante le feste comandate concedersi sfizi e vizi è sacrosanto.

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