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Londra riscopre Marinetti: “Era il Musk del Novecento”

Filippo Tommaso Marinetti 

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ll parallelo in occasione di una mostra sul Futurismo e le origini della poesia sperimentale alla Estorick Collection
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LONDRA

Filippo Tommaso Marinetti era «l’Elon Musk del XX secolo. Riusciva a combinare la gioia per l’innovazione tecnologica con la voglia di una politica illiberale». Paragone azzardato? Per nulla, secondo il Guardian, che considera il padre del Futurismo italiano addirittura più influente del potentissimo capo di Tesla e SpaceX. Perché Marinetti, come Musk, era un visionario, con idee straordinarie, folli, belliche e antidecadenti, vedi il rapsodico Manifesto del Futurismo pubblicato in prima pagina su Le Figaro il 20 febbraio 1909.

E, come l’imprenditore sudafricano con i suoi post incendiari su X, Marinetti pubblicava proclami e manifesti assetati di tecnologia, fama, furia e avanguardia, con una enorme influenza sul pubblico ma anche sul proprio leader politico di riferimento.

Il quotidiano in…

LONDRA

Filippo Tommaso Marinetti era «l’Elon Musk del XX secolo. Riusciva a combinare la gioia per l’innovazione tecnologica con la voglia di una politica illiberale». Paragone azzardato? Per nulla, secondo il Guardian, che considera il padre del Futurismo italiano addirittura più influente del potentissimo capo di Tesla e SpaceX. Perché Marinetti, come Musk, era un visionario, con idee straordinarie, folli, belliche e antidecadenti, vedi il rapsodico Manifesto del Futurismo pubblicato in prima pagina su Le Figaro il 20 febbraio 1909.

E, come l’imprenditore sudafricano con i suoi post incendiari su X, Marinetti pubblicava proclami e manifesti assetati di tecnologia, fama, furia e avanguardia, con una enorme influenza sul pubblico ma anche sul proprio leader politico di riferimento.

Il quotidiano inglese non si spinge a paragonare il nuovo presidente americano a Mussolini. Eppure, «se Musk costruisce razzi, Marinetti, nato in Egitto nel 1876 prima di trasferirsi a Parigi, celebra invenzioni sfavillanti come aerei e automobili. Le macchine rendono irrilevante l’arte precedente, sono la nuova bellezza», per una estetica della guerra e un nazionalismo travolgente. Del resto, come nel Manifesto del Futurismo, «un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Nike di Samotracia» conservata al Louvre.

Il parallelo è affascinante, anche a osservare le parabole politiche e creative dei due geni (del male?), nonché grandi e scandalosi comunicatori. L’occasione per parlarne è Breaking Lines, rompere le linee: una nuova mostra alla Estorick Collection di Londra (dal 15 gennaio all’11 maggio) che si occuperà proprio di “Futurismo e le origini della poesia sperimentale”. Mentre a Roma ha finalmente aperto l’altra, attesissima rassegna sul Futurismo, dopo le tante polemiche e controversie degli ultimi mesi.

Questa mostra dell’Estorick è più piccola e farà molto meno scalpore di quella della Gnam. Eppure, è un evento degno dello zeitgeist contemporaneo. Una parte è dedicata a Sylvester Houédard e alla poesia concreta del Dopoguerra britannico. L’altra, al Futurismo, a Marinetti e alle inafferrabili “parole in libertà” incarnate dal rigoglioso poemetto Zang Tumb Tumb, ispirato all’assedio di Adrianopoli durante la Prima guerra balcanica del 1912, fino alle edizioni originali di Fortunato Depero e a riviste come l’Italia Futurista.

Fine Art Images/Heritage Images 

«La rassegna», scrive il Guardian, «è un’occasione per riconsiderare la figura straordinaria e allo stesso tempo inquietante di Marinetti. Un mix tra un dittatore, un dandy e un poeta bohémien. In un’era odierna in cui questo tipo di politica sembra tornare di moda nel mondo».

Ma secondo il Guardian, «Marinetti superò addirittura Musk a livello politico. Se il proprietario di Tesla oggi sostiene psicopatici dell’estrema destra, Marinetti lavora con l’originale, Benito Mussolini». Si potrebbe obiettare che Musk potrebbe presto diventare il Rasputin di un uomo potentissimo come Trump. Eppure, secondo il giornale inglese «Marinetti e Mussolini furono le voci più chiassose in favore dell’ingresso in guerra dell’Italia nella Prima guerra mondiale, vennero arrestati insieme, mentre il futurismo diventava un movimento sempre più politico». Anche se Marinetti si sarebbe successivamente staccato dal fascismo per le sue idee molto radicali a livello sociale, per poi riavvicinarsi anni dopo. Fino alla Repubblica di Salò e alla sua morte a 66 anni.

Insomma, come oggi, siamo di fronte a un’altra tecno-destra. Ma di oltre un secolo fa. «Marinetti è uno dei più grandi modernisti», conclude il Guardian, «le sue serate futuriste sono considerate la nascita della performance art: Jeremy Deller, Marina Abramovi? e Gilbert & George devono molto a Marinetti. Ma le sue riflessioni più eccelse sono anche le più orribili. Marinetti fece capire che un mondo più tecnologico non è necessariamente più razionale. Oggi, le sue parole inquietano per quel mix di tecno-ottimismo e malignità politica. Marinetti ci racconta qualcosa di spiacevole sul progresso moderno: non è necessariamente democratico o liberale. I futuristi creano fascisti eccellenti». Sperando che la Storia non si ripeta.

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