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Munch, l’inaugurazione con Mattarella e la regina Sonja di Norvegia

La mostra Munch. Il Grido Interiore i a Palazzo Bonaparte

 (agf)

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Roma

Una notte al museo, sì, ma con la regina. Per l’inaugurazione di Munch. Il grido interiore, la retrospettiva che porta a Roma fino al 2 giugno, dopo la tappa al Palazzo Reale di Milano, un prestito eccezionale di cento opere dal Munchmuseet di Oslo, è arrivata nella capitale addirittura la regina Sonja di Norvegia. Ad attenderla ha trovato non solo il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui la lega una conoscenza di lunga data.

La regina Sonja di Norvegia con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla mostra su Munch

 (ansa)

Per i norvegesi Munch è l’artista nazionale per eccellenza, un artista identitario; fu lo stesso pittore, morto a 80 anni nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, a legare i suoi dipinti alla città di Oslo. Le sue opere e i suoi temi, la solitudine e l’angoscia esistenziale, quella s…

Roma

Una notte al museo, sì, ma con la regina. Per l’inaugurazione di Munch. Il grido interiore, la retrospettiva che porta a Roma fino al 2 giugno, dopo la tappa al Palazzo Reale di Milano, un prestito eccezionale di cento opere dal Munchmuseet di Oslo, è arrivata nella capitale addirittura la regina Sonja di Norvegia. Ad attenderla ha trovato non solo il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui la lega una conoscenza di lunga data.

La regina Sonja di Norvegia con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla mostra su Munch

 (ansa)

Per i norvegesi Munch è l’artista nazionale per eccellenza, un artista identitario; fu lo stesso pittore, morto a 80 anni nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, a legare i suoi dipinti alla città di Oslo. Le sue opere e i suoi temi, la solitudine e l’angoscia esistenziale, quella sua «inquietudine» così legata alla condizione della modernità, sono anche ciò che fa di lui un artista totalmente europeo.

La regina ricorda, sottolineando i rapporti tra il suo Paese e il nostro, uno dei viaggi che, nella tradizione del Grand Tour, portarono Munch in Italia: era il 1927 e a Roma «studiò gli affreschi di Michelangelo e Raffaello, per capire come realizzare opere di grande formato». Con sicurezza da conoscitrice, invita ancora chi si inoltrerà tra le sette sezioni della mostra a «osservare i quadri a distanza». Raramente, spiega, gli uomini e le donne che ritrae hanno una fisionomia precisa: «ciò è intenzionale. Colui o colei che è ritratto potrei essere io, o potresti essere tu. Per questo, anche se Munch è morto ottant’anni fa, la sua arte è ancora rilevante per noi. Cambiano i tempi, ma non i cuori umani».

Philippe Donnet, ad di Generali, con il presidente Mattarella durante l’inagurazione della mostra di Munch a Palazzo Bonaparte a Roma

 

Poi, si inoltra con il presidente Mattarella a visitare la mostra. Curata da Patricia G. Berman con la collaborazione di Costantino D’Orazio, si snoda al primo e secondo piano, tra le sale di questo Palazzo Bonaparte che — sottolinea l’ad di Generali Philippe Donnet — «abbiamo il privilegio di avere nel nostro patrimonio storico, e che abbiamo sentito la responsabilità di restituire alla comunità». Sotto la statua canoviana di Napoleone come Marte vincitore, Iole Siena, ad di Arthemisia che produce la mostra, commenta che «non c’era modo migliore di festeggiare i 25 anni della società». Non è da tutti andare al museo con la regina.

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