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Storia di Clementina l’amazzone pacifica della pedagogia, l’esordio di Giuliana Salvi

Madre e figlio leggono insieme in una foto nel 1890 circa

 

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L’autrice racconta in forma di romanzo la vicenda della bisnonna, che nella Puglia di inizio Novecento fondò una scuola domestica. E inventò un metodo
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Questa è una storia italianissima (nei climi, nella natura dei rapporti umani, negli ambienti, negli sprazzi di dialetto) e fondata sulla resilienza di una donna desiderosa di reinventare il mondo. Si chiama Clementina, e dà il titolo al romanzo dell’esordiente Giuliana Salvi che esce per Einaudi. Narra la sorte dell’autentica bisnonna dell’autrice, la leccese Clementina Salvi Martello, nata nel 1882 e morta nel 1964. Ci sono tante maniere di fare una rivoluzione senza salire sulle barricate, e Clementina realizza la propria creando una fertile pedagogia.

Un ritratto di Clementina Salvi Martello (1882-1964)

 

Tina, come viene chiamata in famiglia, è la primogenita di quattro sorelle, di cui una, Emilia, muore presto. La sua famiglia si trasferisce da Lecce a Roma, dove lei attraversa l’infanzia frequentando l’Istituto delle Suore Dorotee e poi studiando a casa, guidata dal padre. Cresce e …

Questa è una storia italianissima (nei climi, nella natura dei rapporti umani, negli ambienti, negli sprazzi di dialetto) e fondata sulla resilienza di una donna desiderosa di reinventare il mondo. Si chiama Clementina, e dà il titolo al romanzo dell’esordiente Giuliana Salvi che esce per Einaudi. Narra la sorte dell’autentica bisnonna dell’autrice, la leccese Clementina Salvi Martello, nata nel 1882 e morta nel 1964. Ci sono tante maniere di fare una rivoluzione senza salire sulle barricate, e Clementina realizza la propria creando una fertile pedagogia.

Un ritratto di Clementina Salvi Martello (1882-1964)

 

Tina, come viene chiamata in famiglia, è la primogenita di quattro sorelle, di cui una, Emilia, muore presto. La sua famiglia si trasferisce da Lecce a Roma, dove lei attraversa l’infanzia frequentando l’Istituto delle Suore Dorotee e poi studiando a casa, guidata dal padre. Cresce e convola a nozze con Cesare Salvi, un ingegnere che lavora per le Ferrovie dello Stato, e insieme a lui va ad abitare nel quartiere romano dell’Esquilino.

La loro è un’unione che trabocca d’amore passionale, o almeno così la immagina Giuliana Salvi, dipingendo con prosa nitida scene d’intimità voluttuosa. Nascono Chiara, Filippo, Emira e Francesco. La prima muore a dieci anni per una meningite. A questo dolore, nell’arco della vita di Clementina, se ne assommano altri, fronteggiati dalla nostra eroina con spirito combattivo. Quando Cesare viene ucciso da un male svelto e feroce a 39 anni, Tina torna a Lecce e si vota alla formazione dei figli, sostenuta dalle sorelle Anna e Maria.

In questa missione dimostra un talento speciale: le piace comprendere i giovanissimi, trasmettere loro il culto del sapere e infondere un’etica che mira a far acquisire un limpido senso del dovere. Si applica personalmente all’educazione elementare di Filippo e Francesco, che poi entrano nel prestigioso collegio Argento, mentre Emira percorre tutto l’itinerario scolastico con la madre.

Vola la fama dell’intelligenza didattica di Tina, e la sua dimora si trasforma in una scuola dai metodi innovativi. I ragazzi sono collocati in differenti gruppi di studio, e nelle pause condividono gustose merende pugliesi in cucina. La carismatica maestra impartisce lezioni di varie materie, e coi guadagni assicura l’università ai suoi figli. Emira si laurea in Lettere nella capitale e diventa un’insegnante. Francesco s’afferma come avvocato penalista. Filippo ottiene una cattedra di Metrologia nella facoltà d’Ingegneria dell’Università di Roma. Clementina evita melensaggini e piagnistei: è «tutta gesti», diceva il suo adorato marito. Non solo è una docente capace di stimolare la curiosità e la fierezza degli allievi, ma sventola a modo suo, più di pancia che di testa, la bandiera femminista.

Crede nell’indipendenza economica delle donne: vietato essere un’edera alimentata dal consorte. Meglio somigliare a una pianta in grado di nutrirsi da sé. Sempre più esperta e solida, Tina si avventura nella saggistica, firmando un libro di successo, La pedagogia della mamma.

L’impresa biografica che ora le dedica la bisnipote Giuliana Salvi è un viaggio oscillante fra epoche diverse, in avanti e a ritroso. Si va dal 1948, anno di nascita di un nuovo Cesare, figlio di Francesco che è figlio di Clementina, agli anni Dieci, Venti, Trenta e Quaranta, cioè all’era del fascismo e della guerra, ma tornando spesso indietro con sezioni di flashback e avanzando fino ai Sessanta. Il regime mussoliniano è vissuto con sdegno dal ribelle Germain, professore di francese con cui Clementina instaura una relazione conflittuale: a dispetto dell’attrazione reciproca, la loro intesa amorosa non sboccia mai concretamente per volontà di quest’amazzone cattolica, decisa a restare fedele ai propri fantasmi.

La trama è scandita da dialoghi persistenti e fitti, peculiarità che imprime un ritmo serrato e teatrale alla vicenda. Si reiterano lungo le generazioni i nomi della dinastia dei Salvi, e per esempio la figlia di Filippo si chiama Anna, come sua zia. C’è una sorta di passaggio di consegne che rappresenta un nesso vigoroso e continuo. È il riconoscimento di un patrimonio genealogico comune. Oltre a essere il ritratto di una pioniera acuta e spregiudicata, l’opera prima di Giuliana Salvi può farsi leggere come un’indagine sul valore sacro delle radici: in questo presente dominato da un’inclinazione a un’assenza di valori, tale prospettiva equivale a un atto di coraggio. Bella è una delle ultime pagine, con Clementina anziana e nuda, davanti allo specchio, che scorge nel suo corpo il riflesso della propria luminosa integrità.

Il libro e gli incontri

Clementina di Giuliana Salvi (Einaudi, pagg. 336, euro 19)
Giuliana Salvi presenta il suo romanzo il 19 marzo, alle ore 18.30, presso la libreria Spazio Sette di Roma, insieme a Federica De Paolis. Sarà invece lunedì 7 aprile, alle ore 18.30, a Milano, presso la libreria Mondadori Duomo, con Marta Perego

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