Cultura

Perché amiamo le signore in giallo

Miss Marple
Miss Marple 
Un’autrice di mystery di successo con protagoniste femminili racconta il fascino di una formula antica. E che vive un nuovo boom

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Murder, She Wrote, letteralmente “omicidio, lei scrisse”, era il titolo originale di una delle serie tv più iconiche della storia, in Italia nota come La signora in giallo. Definizione che è entrata nel nostro lessico familiare nazionale per indicare tutte le investigatrici letterarie e televisive, per passione e per caso.

Una piccola premessa: l’associazione tra colore giallo e detective stories è tutta italiana ed è nata negli anni Trenta con la collana di polizieschi Mondadori distinti appunto dalla morbida copertina gialla. Una cosa però è certa: le “signore in giallo” eredi di Jessica Fletcher e di Miss Marple, sia in tv sia in libreria, attraversano ormai una lunga fase di prosperità e fortuna, talmente lunga che forse nemmeno di fase si può in realtà parlare.

Per comprendere le ragioni di questo successo forse dovremmo considerare che quando leggiamo un romanzo giallo non siamo solo alla ricerca di una soluzione dell’enigma che ci appaghi, ma anche e soprattutto di una rivelazione che ci faccia riflettere sulle relazioni tra le persone. Che le metta in ordine almeno nella finzione, dato che nella vita reale è impossibile. Si potrebbe obiettare a questo punto che il romanzo giallo non dovrebbe essere una questione di genere e difatti sarebbe sbagliato e ingiusto affermare che un certo tipo di deduzione logica affiancata da sensibilità e attenzione verso i piccoli dettagli più prettamente emotivi sia prerogativa esclusivamente dello sguardo femminile.

In questa prospettiva si può supporre invece che uno dei segreti del successo del giallo con protagonista femminile sia la contaminazione: se il romanzo giallo, sia esso più o meno soft, inscena malesseri e contraddizioni comuni e collettive e se per tale ragione lo si considera ormai una voce del romanzo sociale, allora in quest’ottica il giallo “al femminile” non è interessante o distintivo in quanto sguardo della donna nei riguardi del crimine, bensì per una riflessione più profonda sul modo in cui misfatti e indagini si inseriscono nella dimensione quotidiana femminile che la signora in giallo in questione vive nella sua interezza. Sia essa una detective in forza agli inquirenti oppure (dico a caso ma non troppo) una professoressa del liceo, una fioraia, una scrittrice, un’ex titolare di agenzia di pr, una giornalista eccetera.

Ed ecco quindi la commistione di volta in volta.

Con la commedia, per esempio. Penso alla Agatha Raisin di MC Beaton e al sottogenere del cozy mistery, cioè quel giallo light, confortevole, che evita il lato più perturbante del crimine; con il genere young adult (basti pensare alla fortunata trilogia di Come uccidono le brave ragazze di Holly Jackson) o infine con il romanzo rosa, nel cosiddetto mistery romance molto amato specialmente dal pubblico anglosassone e sul quale si potrebbe aprire una gigantesca parentesi.

Mischiandosi a loro volta, tutti questi sottogeneri danno origine ad altre infinite formule in cui i cosiddetti tropes del romanzo giallo danzano come dervisci mentre al centro della scena, perfetta per raccontare i sentimenti, c’è la protagonista che più di tutte sa alzare la posta dei sentimenti: la morte. E se da un lato gli oltranzisti del genere (forse qui sì dimostrando una forma di pregiudizio di genere) storcono il naso per vilipendio alla bandiera e criticano la contaminazione (soprattutto con il romanzo rosa) sostenendo che questi libri non hanno chiaro cosa sono ma solo cosa non sono, come il Balto del film animato degli anni ’90 che non è cane e non è lupo e sa solo cosa non è, non si può ignorare che riscuotano consenso presso un pubblico molto vasto.

Tutti questi romanzi hanno perfettamente chiaro in realtà quale sia il loro obiettivo: in un panorama editoriale in cui si è visto (quasi) di tutto, una delle strade per generare qualcosa di nuovo è reinventare il vecchio togliendogli le etichette e accollandosi rischi. Con un certo grado di spericolata eterodossia le signore in giallo lo fanno, si divertono un mondo e se ne compiacciono e forse è questo a premiarle, con buona pace dei puristi che si batteranno sempre al grido di «Ma non è un giallooooo!!!!!» e con giubilo di quei lettori e lettrici che sono alla ricerca proprio di quel libro imperfetto e diverso; proprio come Balto.

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