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La Madre Russia che rese eterno il corpo di Lenin, il libro di Ezio Mauro

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Le vicende della salma del leader bolscevico diventano una chiave per interpretare il potere. Che sceglie di incarnare il sacro anche quando si professa ateo
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Mosca, 1924. La temperatura è sottozero: segna -37 gradi. Mentre la bara di Vladimir Il’ic Ul’janov entra nel sepolcro appena eretto sulla piazza Rossa, la musica dell’Internazionale si spande nell’aria. Proprio nel momento in cui il rito sta per giungere al termine Nadezda Krupskaja, moglie e fedele compagna del fondatore dell’Urss, ripensa alle pallottole con cui tutto è cominciato cinque anni e mezzo prima. Lenin aveva appena terminato di parlare ai lavoratori nel cortile della Mikhel’son, quando due donne lo chiamarono ad alta voce e lo raggiunsero di corsa. Una impugnava una pistola nella mano destra. Sparò tre colpi: uno andò a vuoto, gli altri due raggiunsero Lenin alla spalla sinistra e al polmone.

Inizia così, con questa doppia scena, La mummia di Lenin di Ezio Mauro, il racconto degli ultimi sette anni di vit…

Mosca, 1924. La temperatura è sottozero: segna -37 gradi. Mentre la bara di Vladimir Il’ic Ul’janov entra nel sepolcro appena eretto sulla piazza Rossa, la musica dell’Internazionale si spande nell’aria. Proprio nel momento in cui il rito sta per giungere al termine Nadezda Krupskaja, moglie e fedele compagna del fondatore dell’Urss, ripensa alle pallottole con cui tutto è cominciato cinque anni e mezzo prima. Lenin aveva appena terminato di parlare ai lavoratori nel cortile della Mikhel’son, quando due donne lo chiamarono ad alta voce e lo raggiunsero di corsa. Una impugnava una pistola nella mano destra. Sparò tre colpi: uno andò a vuoto, gli altri due raggiunsero Lenin alla spalla sinistra e al polmone.

Inizia così, con questa doppia scena, La mummia di Lenin di Ezio Mauro, il racconto degli ultimi sette anni di vita di colui che è stato probabilmente il più importante rivoluzionario di tutti i tempi, faro del proletariato internazionale, guida del movimento che ha cambiato la storia mondiale. Al centro del racconto, già presentato su queste pagine e ora divenuto un libro edito da Feltrinelli, c’è il corpo del Capo della Rivoluzione d’ottobre, la sua progressiva alterazione, il declino, la morte e l’immediata trasformazione in icona immortale del potere sovietico.

Nelle prime pagine di questo libro dalla scrittura elegante, icastica, compaiono parole come reliquia, sacro, corpo mistico: termini del lessico religioso che accompagnano la trasformazione di un leader politico dall’indubbio carisma in qualcosa d’altro. Scrive Ezio Mauro: «L’eterno e l’inizio si congiungono nella reliquia del corpo che sopravvive alla sua epoca, alle ragioni che lo hanno fatto icona, a se stesso». Una tendenza a rendere sacro il potere che attraversa almeno tre diverse epoche della storia russa, dal culto di Stato alla caduta del comunismo e poi al ritorno attuale della Grande Russia, con il risorgere della «rinnovata ambizione imperiale». Lenin del resto riassumeva in sé il destino del suo Paese e per questa ragione non poteva morire.

Il racconto di Mauro, cadenzato come una cronaca in presa diretta, rende conto di questa trasformazione. Non potendo seppellire Lenin a così breve distanza dalla Rivoluzione d’ottobre, il suo Paese sceglie di seppellire «la sua malattia, prima con le ragioni bolsceviche dell’Urss, poi con le motivazioni putiniane della Russia».

Mentre il corpo del Capo deperiva, cresceva «la febbre nel corpo politico bolscevico come un contagio, un salto di specie». Il problema del gruppo dirigente dei rivoluzionari sovietici è come rendere imperituro il Capo. In modo non molto diverso dai corpi dei faraoni egizi o da quelli dei santi cristiani, il corpo di Lenin diventa lo strumento d’un «esperimento materiale al servizio di una pretesa metafisica». Il problema tecnico è che nessuno in quel momento sa se le spoglie mortali del capo sovietico, su cui per due anni si è accanita la malattia, reggeranno alla prova, e tuttavia la soluzione si trova.

Con questo libro Ezio Mauro ci consegna insieme un racconto e una riflessione sull’esperimento condotto per far vivere oltre il suo tempo il potere del Capo della Rivoluzione. Il suo corpo diventerà il campo di governo del nuovo potere sotto la guida di Stalin. La narrazione ci accompagna attraverso la vicenda che rende il leader «una marionetta spiritata sulla sedia a rotelle», mentre si sviluppa l’ascesa inarrestabile del leader georgiano. Inviso a Lenin, Koba — secondo il nomignolo che si era dato lui stesso — consolida la propria potenza.

Pagina dopo pagina, assistiamo anche alla progressiva estraneazione dell’altra leggendaria guida della Rivoluzione: Lev Trotzkij. Stalin è l’uomo dai «denti di ferro», che sa essere bandito di strada, terrorista, organizzatore indefesso del partito, burocrate astuto, segretario generale del Pcus dai caratteri animaleschi, da capovillaggio, come aveva compreso Jung.

Trotzkij, abile comandante militare, fondatore dell’Armata Rossa, possiede il magnetismo oratorio dei comizi notturni, l’intelligenza sensibile e l’eleganza nella scrittura, ma al contempo è un uomo sicuro di sé fino all’eccesso, orgoglioso e presuntuoso, difetti che ne inibiscono la capacità d’opporsi all’uomo d’acciaio.

Ma di cosa muore Lenin? Non si saprà mai con certezza, a parte il fatto che viene colpito da ictus successivi. Nella malattia il culto della personalità cresce man mano che l’autorità politica cala. A niente serve il testamento che chiede di togliere il potere a Stalin.

Narrando la sepoltura, l’estrazione del cervello, le modalità di mummificazione, Mauro riavvolge il nastro del mistero di Vladimir Il’ic Ul’janov come se si trattasse d’un giallo in cui il narratore sembra coinvolto in prima persona, e di cui conosce l’esito finale. È proprio l’adesione a quel mistero, presentato sin dalla prima pagina, che rende appassionante la narrazione. L’autore manifesta un’indubbia ammirazione per il proprio protagonista, pur sapendo quanto la violenza e la stessa dittatura sovietica siano scaturite proprio da lui.

Forse scrivendo Ezio Mauro aveva in mente un motto di Pasolini: «la morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi, (…) e li mette in successione, facendo del nostro presente (…) un passato chiaro, stabile, certo, e dunque linguisticamente ben descrivibile». La trasformazione in mummia, ci ricorda l’autore, ha proiettato Lenin nell’empireo degli eterni della storia umana. Un altro degli innumerevoli segnali per cui il sacro è ancora tra noi.

Il libro

La mummia di Lenin di Ezio Mauro (Feltrinelli, pagg. 208, euro 19)

Il libro sarà presentato il 10 aprile (ore 18) al Maxxi, Roma, con Silvio Pons e Stefano Cappellini; il 3 maggio (ore 21) alla Fiera Librai, Bergamo, con Daniele Rocchetti: il 5 maggio (ore 18:30) alla Fondazione Feltrinelli, Milano, con Luca Sofri; il 15 maggio(ore 18:30), al Salone del Libro, Torino, con Eugenio Cau; il 27 maggio (ore 17:30), presso Archiginnasio, Bologna, con Carlo Galli; Il 30 maggio (ore 19) a Rovigoracconta, Rovigo

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