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Il cuore di Odessa batte al ritmo dei poeti social

Una barricata nel centro di Odessa. REUTERS/Iryna Nazarchuk

 (reuters)

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Alcuni sono veterani, altri ventenni. I loro post dalla città, a cadenza quasi quotidiana, raccontano la dura realtà della guerra meglio di qualsiasi libro di storia. Ecco le voci che resistono
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Odessa sta all’Ucraina come New York agli Stati Uniti: una città portuale, un centro del commercio e un luogo in cui lingue, culture e tradizioni entrano in collisione per poi mescolarsi, dando luogo a uno stile di vita immediatamente riconoscibile. È volgare. È sporca. È elitaria.

Odessa ama la sua opera, il suo teatro e, forse più di ogni altra cosa, i suoi poeti, che dall’invasione russa hanno stilato la cronaca della vita in tempo di guerra. Documentano il conflitto, spesso con post quotidiani che suscitano reazioni immediate. E i post ci dicono della vita in tempo di guerra più di quanto possono fare i libri di storia o gli articoli di giornale. Con una profondità e un’attenzione ai dettagli senza precedenti, i poeti di Odessa hanno trascorso gli ultimi tre anni a indagare su come la guerra cambi persone e luoghi. Quando il conflitto avrà fine, come potrebbe presto accadere, loro saranno ancora lì, ad analizzare tutto ciò che la guerra avrà lasciato dietro di sé.

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Odessa sta all’Ucraina come New York agli Stati Uniti: una città portuale, un centro del commercio e un luogo in cui lingue, culture e tradizioni entrano in collisione per poi mescolarsi, dando luogo a uno stile di vita immediatamente riconoscibile. È volgare. È sporca. È elitaria.

Odessa ama la sua opera, il suo teatro e, forse più di ogni altra cosa, i suoi poeti, che dall’invasione russa hanno stilato la cronaca della vita in tempo di guerra. Documentano il conflitto, spesso con post quotidiani che suscitano reazioni immediate. E i post ci dicono della vita in tempo di guerra più di quanto possono fare i libri di storia o gli articoli di giornale. Con una profondità e un’attenzione ai dettagli senza precedenti, i poeti di Odessa hanno trascorso gli ultimi tre anni a indagare su come la guerra cambi persone e luoghi. Quando il conflitto avrà fine, come potrebbe presto accadere, loro saranno ancora lì, ad analizzare tutto ciò che la guerra avrà lasciato dietro di sé.

Ho letto questi post sin dall’inizio. Il mese scorso andai a Odessa per incontrare alcuni dei poeti. Una delle più anziane è Maria Galina, 66 anni, che pubblica aggiornamenti pressoché quotidiani fin dal primo giorno dell’invasione. Per due anni e mezzo ha iniziato i suoi comunicati con l’espressione dobroho ranku — “buongiorno” in ucraino. Dopo la morte del marito, il poeta Arkady Shtypel, avvenuta in ottobre, si è presa una breve pausa. Al suo ritorno ha adottato una nuova formula di saluto: «Nuovo giorno, nuovo mattino». Galina e Shtypel, dopo aver trascorso in Russia gran parte della vita, si erano trasferiti a Odessa solo pochi giorni prima dell’invasione. Galina mi ha raccontato che, avendo scritto anche fantascienza, era preparata a prevedere l’inimmaginabile.

Aleksandr Puskin (1799-1837)

 

E a solo un’ora di auto da Odessa c’è la repubblica autoproclamata di Transnistria, una parte secessionista della Moldavia, sostenuta dalla Russia. Il marito di Taya Naydenko, una delle poetesse-croniste, è originario della Transnistria. È arrivato a Odessa dopo le superiori, in cerca di una vita normale. Ha conosciuto Naydenko, di un anno più giovane, e assieme hanno avuto due figlie, oggi di 21 e 19 anni. Qualche anno fa la coppia sognava di rallentare i ritmi, di viaggiare. Poi la Russia ha invaso l’Ucraina. L’anno scorso, il marito di Naydenko è stato chiamato alle armi. Recentemente, l’autrice ha pubblicato una fotografia di Toretsk, città industriale fatta di palazzine tutte uguali, ora ridotte, in modo altrettanto uniforme, in macerie. «È difficile immaginare la presenza di persone da qualche parte in questa città. È un paesaggio così disumano, addirittura bello, nella sua disumanità», ha scritto. «E da qualche parte lì, tra i tanti nostri combattenti, c’è mio marito, con il suo distaccamento». Ha scritto il post in russo, e solo la parola “distaccamento” era in lingua ucraina.

Molto prima dell’invasione, Naydenko scriveva poesie sulla guerra, sulla perdita e su Odessa. In una poesia del 2015, immagina che Superman vive nella sua città e sfugge alla leva militare. Ora racconta anche la sua vita di moglie di soldato. In un post ha descritto le difficoltà affrontate dai suoi familiari nel tentativo di nascondere alla suocera il fatto che il figlio fosse stato chiamato alle armi, per non farla preoccupare. A telefono lui le diceva — tecnicamente senza mentire — che stava «lavorando molto» e era «pagato bene».

Ma il patrimonio letterario della città è anche il suo fardello. A causa delle politiche imperiali russe e, in seguito, sovietiche, nessun appartenente alla sua celebre progenie letteraria scrisse prevalentemente in lingua ucraina. Vale anche per il libro forse più odessita di tutti, Racconti di Odessa di Isaac Babel.

Nel 2023, l’Ucraina ha adottato la Legge sulla Decolonizzazione, che ha imposto alle autorità locali di rimuovere dagli spazi pubblici tutto ciò che possa essere interpretato come rappresentazione della politica imperiale russa. È prevista la rimozione di diciannove monumenti, tra cui due dedicati a Puskin e uno a Babel. Nell’autunno scorso gli abitanti di Odessa hanno scoperto all’improvviso che i nomi di molte strade su Google Maps non corrispondevano più a quelli che conoscevano. Via Puskin era diventata via Italiana. Via Bunin era stata rinominata in onore di Nina Strokata, dissidente ucraina. La strada dove abita Taya Naydenko è stata ribattezzata in onore di Vsevolod Zmiienko, un militare che aveva combattuto i bolscevichi ed era morto in esilio. Scoprendolo, Naydenko non è stata felice. «Anche se vengo da una famiglia di poliziotti», commenta, «non credo che sia opportuno intitolare strade a chiunque indossi una divisa».

La poetessa Maria Galina

 

Se i poeti di Odessa sceglieranno di mantenere l’uso del russo e la propria storia letteraria in quella lingua, non sarà in quanto lingua o storia condivisa con i russi. «La lingua è il mio strumento. Mi piace avere due set di utensili, mi piace trovare qualcosa in uno che posso sperimentare con l’altro», dice Naydenko.

Con lei ho passeggiato lungo l’ex via Bunin, attraversato l’ex via Puskin (ora via Italiana), verso un altro locale, per incontrare altri tre poeti: Ekaterina Kharchenko, 24 anni, Denys Dmitriiev e Danko Ptashyy, entrambi di 22, ciò che resta a Odessa di un collettivo di cinque autori chiamato i “Poeti Nudi” (la loro poesia è cruda, e in alcuni eventi si spogliano). La conversazione è proseguita concitata sul tema di dar voce alla poesia nascosta nei social media. Dmitriiev ha raccontato di aver letto una poesia scritta da un altro giovane rimasto ucciso. Iniziava così: «Devi sapere che la nostra giovinezza non tornerà mai/ Non avrai neanche il tempo di ammirarne l’incedere/ Una bottiglia di vino in mano, la neve che le scompiglia i capelli/ Si scioglie, per un momento ti viene addosso»

© The New York Times, 2025

Traduzione di Emilia Benghi

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