✕

Pilar del Río: “Quei bigliettini firmati Saramago”

José Saramago e la moglie Pilar del Río in uno scatto del 2009

 

Ascolta l'audio

La vedova del grande scrittore portoghese, scomparso 15 anni fa, arriva in Italia per presentare il libro dedicato alla memoria del marito. E qui si lascia andare ai ricordi
4 minuti di lettura

«La chiamavamo la nostra casa de confianza, la cassetta delle confidenze, una scatola con un lucchetto dove, quando passavamo, facevamo scivolare dentro i nostri bigliettini, e solo noi potevamo leggerli. Era il nostro gioco da adulti: lui scriveva al primo piano, io di sotto, e sulle scale c’era questa scatola per scambiarci i messaggi». Pilar del Río si scioglie finalmente in un sorriso, lei così schiva a confidare memorie «private», mentre si lascia andare ai ricordi di una quotidianità condivisa con il marito, il grande scrittore premio Nobel portoghese José Saramago, scomparso 15 anni fa, nel giugno del 2010.

E li ha ancora questi bigliettini?

(Esita un attimo) «Sì, ma racconto il contenitore, non il contenuto! Sono privati, non saranno mai pubblici, come non lo è la nostr…

«La chiamavamo la nostra casa de confianza, la cassetta delle confidenze, una scatola con un lucchetto dove, quando passavamo, facevamo scivolare dentro i nostri bigliettini, e solo noi potevamo leggerli. Era il nostro gioco da adulti: lui scriveva al primo piano, io di sotto, e sulle scale c’era questa scatola per scambiarci i messaggi». Pilar del Río si scioglie finalmente in un sorriso, lei così schiva a confidare memorie «private», mentre si lascia andare ai ricordi di una quotidianità condivisa con il marito, il grande scrittore premio Nobel portoghese José Saramago, scomparso 15 anni fa, nel giugno del 2010.

E li ha ancora questi bigliettini?

(Esita un attimo) «Sì, ma racconto il contenitore, non il contenuto! Sono privati, non saranno mai pubblici, come non lo è la nostra corrispondenza e molte altre cose. La scatola esiste ancora però, è a Lanzarote nella nostra casa divenuta museo, ma nessuno sa quello che significava, che ancora significa», ribadisce con piglio sicuro. Non ha più i capelli scuri come nelle ultime foto al fianco del marito, ma lo spirito non è cambiato. È da Lisbona, dalla Fondazione intitolata a Saramago e da lei diretta, che ci parla attraverso la telecamera di Zoom: «Ho preso la nazionalità portoghese dopo la sua morte e vivo qui». La raggiungiamo poco prima della sua partenza per l’Italia, dove presenta a Perugia, al festival Encuentro L’intuizione dell’isola. I giorni di José Saramago a Lanzarote (Feltrinelli), il libro dedicato alla memoria del marito.

Pilar del Río e José Saramago fotografati nel giardino della loro casa di Lanzarote nel 2009 

A distanza di 15 anni cosa ci resta di José Saramago, delle sue parole, delle sue illuminate profezie?

«È difficile condensare Saramago in un esempio, perché il suo pensiero è una riflessione su ciò che stiamo vivendo oggi. Se dovessi riassumerlo in una frase direi: siamo tutti ciechi. Siamo otto miliardi di persone nel mondo e stiamo andando verso un destino fatale. Se solo tutti insieme facessimo qualcosa, avremmo un bel potere».

Il mondo di oggi certo non gli piacerebbe. Cosa direbbe di Trump, delle guerre a Gaza e in Ucraina, quale sarebbe la sua profezia sull’IA padrona ormai delle nostre vite?

«Profezie no. Non si tratta di essere profeti, ma di avere molti timori. Con Trump che va dicendo che Putin è totalmente folle e sembra che Putin dica lo stesso di Trump... Per quanto riguarda l’IA, si suppone agisca sulla base di ciò con cui noi la “nutriamo”, non dovrebbe dirigere lei la nostra vita. Ma dove è finito quell’umanesimo che dovrebbe darci la direzione?».

In questo libro lei racconta Saramago a Lanzarote, cercando di dare quotidianità al mito. Cosa ha rappresentato l’isola per lui? E qual è l’intuizione del titolo?

«Quando Saramago scrisse La zattera di pietra, era l’86, immaginò la penisola iberica come un’isola che si muove verso Sud dicendo all’Europa: il Sud è il nostro destino, ci siamo andati come colonizzatori, torniamoci come esseri uguali. Ma mai avremmo pensato di finire a Lanzarote, è stato un caso, perché mia sorella viveva lì. Solo dopo che è morto, mi è apparso inevitabile che il destino di Saramago fosse sempre stato quello di finire in un’isola, in mezzo all’oceano, vicino all’Africa e non lontano dall’America, che allo stesso tempo è parte dell’Europa».

A Lanzarote lui inizia una nuova fase della sua vita, dopo la censura in Portogallo per “Il vangelo secondo Gesù”. Qui avvia anche quella che lei chiama una nuova andatura letteraria. Che ricordi conserva di quegli anni?

«Che sarebbe stata una nuova vita letteraria lo capì più tardi, e lo disse con una bellissima immagine: se fino a quel momento era stato uno scrittore interessato a descrivere una statua, ora gli interessava la pietra con cui era fatta la statua. E il suo stile è diventato più contenuto, più diretto: sull’isola non c’era spazio per le frivolezze del mondo».

Pilar del Río in una foto recente (credit: Daniel Mordzinski) 

Lì nacque anche “Cecità”, il suo capolavoro: libro profetico, di cui tanto si è parlato con la pandemia. Lui stesso l’aveva definito una allegoria, un racconto filosofico, un affresco sull’umanità che è «cieca perché vedendo non vede». Siamo ancora quei ciechi? Di fronte a cosa?

«In questo momento lo siamo più che mai. Quando gli chiedevano di definirsi ideologicamente, José rispondeva: mi sono formato nella tradizione giudaico-cristiana, sono un umanista, ho visto gli orrori del ’900 ma anche il meglio che aveva da offrire, come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Se tutte le costituzioni la rispettassero, tutte le chiese, le religioni d’Oriente e Occidente, il mondo non avrebbe guerre. Saramago insisteva: se possiamo arrivare su Marte, com’è possibile che non riusciamo ad avere rispetto dei nostri simili?».

Lei racconta “piccoli accadimenti domestici” della vita a Lanzarote. C’è qualcosa di quella quotidianità che la faceva irritare e ora le manca?

«Nel libro non parlo mai di me, do voce a lui: volevo raccontare la sua quotidianità, attenzione, non la sua intimità, non lo farei mai. Parlo dei suoi libri perché lui ne parlava, dei suoi sogni, dei suoi affetti perché lui li raccontava. Come per l’ultimo viaggio in Italia, quando già sapeva che il suo tempo stava scadendo».

E in questi anni senza di lui cosa le è mancato di più?

«Mi manca lui, nella sua totalità, come essere umano completo, ma a volte penso sia una fortuna che non è qui a vedere tutto questo: tanti anni di storia, di letteratura, di cultura a cosa sono serviti? Ad assistere in diretta a un genocidio, una guerra assurda per i confini, è totalmente insensato. Quindi mi manca immensamente, ma sono contenta che Saramago non sia qui per vedere questa situazione ripugnante in cui ci troviamo».

Molto si è detto del vostro primo incontro e della vostra differenza di età a cifre inverse: 63 anni lui, 36 lei. Della terra che a lui era tremata sotto ai piedi. C’è qualcosa che ancora non è stato detto e ci vuole rivelare di quei primi tempi?

«Dico che gli scrittori sono molto indiscreti (scoppia a ridere), raccontano tutto! Io ancora non sapevo cosa pensasse di me, non sapevo che gli avevo fatto tremare la terra sotto ai piedi e lui lo aveva già scritto in un libro! C’erano cose che non poteva dirmi perché non sapeva se fossi sposata, così mi ha chiesto se poteva rivedermi a Siviglia, dopo quel primo incontro, con una frase molto bella che voglio ripetere. Ha detto: “Se le circostanze della tua vita lo permettono, vorrei venire a trovarti”. E io gli ho risposto di sì, senza dargli altri segnali. Poi ha scoperto che ero divorziata, io di lui già lo sapevo, e avevo un figlio che viveva con me. E poi lui è venuto a vivere con me. Si dice che gli scrittori sono egoriferiti, ma penso abbiano solo un bisogno selvaggio di comunicare, di condividere tutto».

Si è più innamorata dopo di lui?

«Dopo di lui no, ma non per una mia decisione, non è apparso nessuno. A volte dico: “mi innamorerei di A, B, C” e metto nella lista vivi, morti, personaggi storici, protagonisti di romanzi. Ma non accade, non più».

Al festival Encuentro

Pilar del Río sarà al festival Encuentro per presentare il suo libro L’intuizione dell’isola. I giorni di José Saramago a Lanzarote (Feltrinelli) negli incontri “Con Saramago nell’isola e nel mondo” (sabato 31 maggio a Perugia, sala dei Notari, ore 18.30, con Marino Sinibaldi) e “Ho letto Saramago e mi ha cambiato la vita” (domenica 1° giugno a Castiglione del Lago, lungolago Il Melograno, ore 11)

Leggi i commenti