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Il centro di gravità permanente nascosto nelle vite di provincia, il nuovo libro di Chiara Valerio

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Nel suo ultimo romanzo la scrittrice torna a Scauri con un giallo esistenziale ambientato negli anni Novanta. Tra misteri, baci e grandi interrogativi
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Quanta vita lascia chi muore. Che sia una donna affascinante e misteriosa come Vittoria Basile, o una bambina sfortunata come Agata Palmieri. Che c’entrino un pescatore, un ferroviere o una suora. Una madre che sa cucinare la più buona zuppa di pesce del paese o un padre che sa pensare solo alla casa, al denaro, alla roba. Che turbinio di esistenze può essere un posto come Scauri, con la sua spiaggia e i suoi delitti, le sue bugie e le sue mezze verità, se a farne luogo mitologico e centro del mondo è una scrittrice come Chiara Valerio.

L’autrice è nata lì, come Lea Russo, meglio, Leù, chiamiamola come le piace, l’avvocata protagonista dell’ultimo La fila alle poste, in uscita oggi per Sellerio, così come lo era di Chi dice e chi tace, finalista al…

Quanta vita lascia chi muore. Che sia una donna affascinante e misteriosa come Vittoria Basile, o una bambina sfortunata come Agata Palmieri. Che c’entrino un pescatore, un ferroviere o una suora. Una madre che sa cucinare la più buona zuppa di pesce del paese o un padre che sa pensare solo alla casa, al denaro, alla roba. Che turbinio di esistenze può essere un posto come Scauri, con la sua spiaggia e i suoi delitti, le sue bugie e le sue mezze verità, se a farne luogo mitologico e centro del mondo è una scrittrice come Chiara Valerio.

L’autrice è nata lì, come Lea Russo, meglio, Leù, chiamiamola come le piace, l’avvocata protagonista dell’ultimo La fila alle poste, in uscita oggi per Sellerio, così come lo era di Chi dice e chi tace, finalista all’ultimo Strega, e a ragione. C’è tutto in questo microcosmo affacciato sul litorale laziale. Ci sono i silenzi della provincia, l’amicizia che non sa prescindere dal giudizio, eppure lo soffre; la maternità che sa essere un peso più spesso di quanto osiamo raccontare; l’amore che ha mille forme e mille altre può prenderne ancora, e passare da una persona all’altra senza risolversi mai.

Scopriamo tante di quelle cose, leggendo Chiara Valerio raccontare dell’indagine di Lea sulla piccola Agata, che bisogna prendere un taccuino e scrivere, appuntarsi tutto: come si faceva in quegli anni Novanta in provincia, che mica c’erano le note sui telefonini. È anche lì che si torna, al momento in cui compare Silvio Berlusconi dando a molti l’illusione di un mondo più largo di quello diviso da schemi vecchi che non funzionano più. E se l’amica di Lea lo ha votato e non lo dice, allora tocca a lei adesso confessare: ho baciato una donna che aveva baciato un’altra donna. Quella che inseguo anche adesso che è morta. Quella che mi ha fatto scoprire di me qualcosa che non sapevo, non immaginavo, non conosco e a cui non so rinunciare.

Prendiamolo allora, questo quaderno di appunti, e annotiamo le cose che noi provinciali — con in casa i libri di Cronin e i romanzi di Harmony nascosti in cantina — avevamo lì davanti agli occhi, ma forse non sapevamo vedere perché l’unica cosa che aveva senso era guardare lontano. Scriviamo: «Non si è mai troppo grandi per l’altalena», e «Adelaide era in classe con Silvia che era entrata nel sistema dei pettegolezzi delle voci delle illazioni delle colpe che sostituiscono le responsabilità, aveva insomma cominciato le scuole medie». Teniamo a mente quel che ci dicevano i padri, «bisogna stare dalla parte dei vivi». O le persone capaci di essere libere in un posto che non lo prevede: «Ciò che non sai somiglia al futuro».

Chiediamoci come sia possibile scegliere una casa che diventa rifugio per animali in uno sperduto paesino laziale, invece che un appartamento a via della Gatta con vista su piazza Venezia. E se davvero «essere innamorati ed essere spensierati è quasi la stessa cosa». Oppure se, come dice Luciana Castellina, «non c’è essere umano innamorato di un’idea che non si sia innamorato prima di una persona».

Diciamo, con Luigi, a una professoressa di scuola media che pretende di conoscere e disilludere una ragazzina appena conosciuta, che «il mestiere consiste nell’insegnare i dubbi, non le certezze». E con Lea, che la vera malattia incurabile è forse la vita. E che anche la verità processuale è, sempre, un racconto. Assolviamoci dai pensieri che portano con sé i sensi di colpa e chiediamoci — come fanno Lea e Luigi in un dialogo che bisognerebbe mandare a memoria — se le sbandate non capitino, semplicemente, a chi è vivo. E se anche si ha paura che faccio, ti lego?

Le suore devono dire quel che dicono sempre le suore, siamo su questa terra per resistere, non per cedere. Ma forse è vero il contrario o forse semplicemente non è possibile. «Come se i baci dati per amore, quelli dati per caso e anche quelli dati per sbaglio, fossero distinguibili e non svanissero come ogni gesto e ogni senso, nella polvere che siamo. Meglio darli i baci, sempre, anche a vuoto».

Si scopre tanto dell’essere figlie e dell’essere madri, dell’essere compagni e dell’essere amici, rivali oppure complici, in questo romanzo che ha la struttura di un giallo, ma è in realtà un caleidoscopio di esistenze e di emozioni. «Non mi ero mai divertita tanto, e stancata tanto, come con le mie figlie. E se non le avessi avute, dove avrei trovato questo divertimento? Da qualche parte o da nessuna?». Si legge di un gatto che si chiamava Gallina nera e ora si chiama Spiaggia, che si arrotola come una girella Motta accanto a una bambina cambiandone il carattere e scacciando la paura. Di un cane morente portato a mare con la carriola, che sa guardarti con gratitudine. Che forse sì, è bello essere chiamata mamma, ma è un po’ minaccioso: «Ti ricorda che non potrai salvarle da quasi niente». Perché come diceva Vittoria, come dice Lea, «la vita non fa altro che morire». Ma quanta ce ne lascia chi va via. Quanta ce n’è, ne La fila alle poste. E quanta voglia di leggerne ancora.

Il libro

La fila alle poste di Chiara Valerio (Sellerio, pagg. 384, euro 16)

Incontri: mercoledì 4 giugno a Venezia, libreria Marco Polo, ore 20; martedì 5 giugno a Milano, Chiostro ex convento S. Maria della Vittoria, ore 19; venerdì 6 giugno a Palermo a Una Marina di libri, Cantieri della Zisa, ore 20

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