Mille pagine bastano? Il signor Griffi e lo scherzo infinito
di Filippo La PortaPer parlare di Digressione di Gian Marco Griffi — un romanzo di mille pagine fascinoso e inespugnabile — si può partire da un punto qualsiasi del suo labirinto. Suggeriamo un dialogo su Frank Zappa in cui il protagonista Arturo Saragat dice che il musicista americano non si può annoverare tra i compositori di canzoni, tutt’al più tra i compositori di sketch: «non esiste una persona al mondo capace di canticchiare una canzone di Frank Zappa». Ecco, non esiste persona al mondo in grado di raccontarvi la trama di un romanzo di Griffi: non è “canticchiabile”. Ci resta una narrazione polifonica, deflagrata su di sé, un favoloso diorama di sketch.
Un’anomalia all’interno di un panorama editoriale italiano con poche sorprese. Il romanzo precedente di questo direttore di un circolo di golf, nato ad Alessandria nel 1976, che alla scrittura dedica — come un personaggio di Svevo — il “lunedì libero” era Ferrovie del Messico: 824 pagine. Uscito nel 2022 dal piccolo marchio Laurana in 168 copie, n…
Per parlare di Digressione di Gian Marco Griffi — un romanzo di mille pagine fascinoso e inespugnabile — si può partire da un punto qualsiasi del suo labirinto. Suggeriamo un dialogo su Frank Zappa in cui il protagonista Arturo Saragat dice che il musicista americano non si può annoverare tra i compositori di canzoni, tutt’al più tra i compositori di sketch: «non esiste una persona al mondo capace di canticchiare una canzone di Frank Zappa». Ecco, non esiste persona al mondo in grado di raccontarvi la trama di un romanzo di Griffi: non è “canticchiabile”. Ci resta una narrazione polifonica, deflagrata su di sé, un favoloso diorama di sketch.
Un’anomalia all’interno di un panorama editoriale italiano con poche sorprese. Il romanzo precedente di questo direttore di un circolo di golf, nato ad Alessandria nel 1976, che alla scrittura dedica — come un personaggio di Svevo — il “lunedì libero” era Ferrovie del Messico: 824 pagine. Uscito nel 2022 dal piccolo marchio Laurana in 168 copie, ne ha poi vendute 60 mila grazie al passaparola e ai consigli dei librai, diventando un “caso” e restando fuori per un soffio dalla cinquina dello Strega. Adesso, con Digressione, si rilancia: 200 pagine in più e la scommessa di Einaudi Stile libero che ha messo sotto contratto l’autore.
L’asse della vicenda, stavolta, ruota attorno all’avventura picaresca di Arturo, ma c’è anche un Mussolini in esilio tra gli asini a Pantelleria che muore, secondo la distopia, nel 1954, e che genera un movimento da lui ispirato, i Rievocatori Littori, poi il Parcopinocchio ad Asti, poi un libro misterioso — la copia 33 di L’armamento delle truppe a cavallo tartare — che ne contiene un altro, una storia delle “ferrovie del Messico” (tanto per citare il successo precedente) in una matrioska letteraria che sembra puro Borges, e infine un turbinio di guerre reali o fantastiche come in un videogame, e molto altro…
Le suggestioni sono innumerevoli, tra cultura alta e pop, e sarebbe pedante annotarle tutte. Se all’inizio ci sembra di sentire la voce narrante del giovane Holden, e se quella narrazione dilatata e per accumulo evoca il postmoderno di Pynchon, vero archetipo è il settecentesco Tristram Shandy di Sterne. La digressione — che esprime la molteplicità proliferante del reale (un caos cui ogni scrittura tenta vanamente di dare un ordine ) — ha a che fare con la morte ed è prossima al barocco. Ci illude di sottrarci al tempo, allungandosi all’infinito: e alla fine «chissà che la morte non ci trovi più», come osservò Carlo Levi su Sterne. Un po’ la stessa funzione degli elenchi, vero tormentone di Griffi (elenchi di coleotteri, di piante, di dolciumi, di esplorazioni, di modi di suicidarsi… elenchi che nell’era di ChatGPT ci suscitano un po’ meno ammirazione).
Come il suo grande archetipo, Digressione è spesso esilarante, pur entro la funerea esorcizzazione del tempo. La lettura del romanzo — la sua capacità di stupirci a ogni pagina mostrandoci che “barocco” è il mondo stesso — dà anzitutto piacere: un’avventura dentro la lingua e la ramificazione delle storie, non una performance intellettuale che fa sentire più colti. Immaginiamo già quanti saggi pensosamente accademici potranno uscire su intertestualità nascoste e dispositivi narratologici del romanzo! Ma sarebbero lontani dal suo spirito epico-giocoso, in bilico tra commedia e tragedia.
Griffi, che nella lingua ama l’iperbole e l’aggettivo lievemente deviato («un abisso buio e glutinoso»), ci ricorda che la sperimentazione letteraria può essere immensamente divertente e per nulla professorale. In qualche momento di impazienza ne ho immaginato una edizione ridotta, con alcune parti riassunte in accurate sinossi (in fondo è un romanzo enciclopedico), un Griffi tascabile! — ma in verità ogni digressione è pertinente. Il modo di essere del romanzo è la sua stessa dispersione! È un universo in veloce espansione dopo il Big Bang narrativo iniziale.
Si potrebbe obiettare al libro che la sua modalità di racconto — quella fluidità metamorfica che corrisponde oggi allo stile del mondo — avviene da noi a tempo lievemente scaduto, e comunque vent’anni dopo le cattedrali narrative, frananti e pulviscolari, di David Foster Wallace e Bolaño. Ma in Griffi si insinua un elemento inconfondibilmente “autoctono”, presente anche nel romanzo precedente: il comico, già ricordato, si traduce in un’attitudine scanzonata e allegramente sgangherata, insomma la tradizione della commedia all’italiana, segnalata qui almeno dai nomi di Salce e Risi, travasata in un pastiche linguistico degno di Fenoglio.
Digressione non è la seconda puntata delle Ferrovie del Messico, anche se ne riprende alcuni motivi: la dimensione della Storia è appena meno presente (volge più all’ucronia), ma soprattutto qui l’intera narrazione prende avvio da un episodio di bullismo feroce, compiuto dal branco verso un “ciccione” fragile e schivo, Tommi. È innervata da un sentimento straziante di pietas nei confronti degli inermi, nei confronti della vulnerabilità delle creature (qui anche un tasso agonizzante sulla strada, «atroce figura, livida e mefistofelica»), che appartiene a tutti. Arturo, che partecipò a quell’episodio, non se lo perdona, anche perché sa che quella vulnerabilità universale riguarda anche lui. Eppure in un altro tempo parallelo del multiverso lo stesso Arturo, incarnazione di un Giusto, potrà salvare Tommi.
Abbiamo percorso mille pagine, abbiamo seguito curvature nello spaziotempo e fluttuazioni quantistiche, ci siamo smarriti in deviazioni e piste secondarie, per scoprire la verità ultima di Arturo. Al termine del labirinto non troviamo il Minotauro ma l’amore, l’unica cosa che ci resta dopo il naufragio di progetti e utopie.
Il libro
Digressione di Gian Marco Griffi (Einaudi Stile libero, pagg. 1024, euro 22)