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Quel mio libro messo al bando

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Nel 2014 il romanzo “Sei come sei”, adottato nei licei, finì sotto accusa per la descrizione di scene omosessuali. Il ricordo dell’autrice, che rievoca casi letterari simili
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Nella primavera del 2014 i personaggi di un mio romanzo vengono messi al bando, insieme a chi li ha immaginati, pubblicati e fatti conoscere — come se fra noi non vi fosse una diversità ontologica. Un paradossale riconoscimento: esseri umani e letterari agiscono nella stessa realtà. Condividono la stessa colpa. Che nel caso in questione è un’idea del mondo, diversa da quella della maggioranza. Non tanto della maggioranza politica di chi ci rappresenta, ma di quella sociale della pubblica opinione. Cui già nel 1859, nel celebre saggio Sulla libertà, il filosofo vittoriano John Stuart Mill riconosceva il diritto, contro la “tirannia della maggioranza” e contro ogni censura, di essere informata di ogni pensiero, anche errato, poiché nessuno detiene la verità e, soprattutto, la verità di oggi può rivelarsi un errore domani. La libera circolazione delle idee è componente strutturale della ricerca della verità.

Nella primavera del 2014 i personaggi di un mio romanzo vengono messi al bando, insieme a chi li ha immaginati, pubblicati e fatti conoscere — come se fra noi non vi fosse una diversità ontologica. Un paradossale riconoscimento: esseri umani e letterari agiscono nella stessa realtà. Condividono la stessa colpa. Che nel caso in questione è un’idea del mondo, diversa da quella della maggioranza. Non tanto della maggioranza politica di chi ci rappresenta, ma di quella sociale della pubblica opinione. Cui già nel 1859, nel celebre saggio Sulla libertà, il filosofo vittoriano John Stuart Mill riconosceva il diritto, contro la “tirannia della maggioranza” e contro ogni censura, di essere informata di ogni pensiero, anche errato, poiché nessuno detiene la verità e, soprattutto, la verità di oggi può rivelarsi un errore domani. La libera circolazione delle idee è componente strutturale della ricerca della verità.

Il romanzo in questione, Sei come sei, è stato proposto da alcuni professori in lettura ai loro studenti, nell’ambito di un progetto di sensibilizzazione contro il bullismo. Si presta perché la protagonista, Eva, viene umiliata e perseguitata dai suoi compagni di scuola, fino a indurla a una reazione violenta. Il motivo? Eva è diversa: è figlia di due padri.

Melania Mazzucco

 

Qualche tempo dopo, militanti di estrema destra organizzano un presidio di protesta davanti a un liceo, convocando fotografi e giornalisti di cronaca locale, mentre un’associazione cattolica presenta denuncia contro il professore che ha dato da leggere il libro, l’autrice e la casa editrice. L’accusa suona più o meno come “propaganda omosessualista e spaccio di materiale pornografico”. Nel romanzo vi è una scena di sesso gay fra adolescenti. Le frasi relative, estrapolate dalla querela e date in pasto alla stampa, suscitano scandalo e ribrezzo. Illustri scrittori italiani (Testori, Pasolini, Busi, Tondelli), e una scrittrice (Milena Milani) sono stati accusati di — e talvolta condannati per — oscenità. O messi al “bando morale”, come quello decretato nel 1950 contro Curzio Malaparte dal Comune di Napoli, per la sconcezza efferata del romanzo La pelle: in realtà per aver raccontato il degrado degli italiani avviliti dalla dittatura, affamati dalla guerra e appestati dalla pace — un popolo vinto.

Altri tempi, penso. Io non ero ancora nata. Invece il caso Sei come sei esplode. Articoli, programmi radiofonici, interventi sdegnati e diffamatori di deputati e senatori, insulti, minacce. Mi sembra tutto assurdo: assimilare un romanzo alla propaganda offende la letteratura; tuttavia, se anche lo fosse, in Italia non è un reato. Però non sono più ospite gradita agli eventi della primavera. Organizzatori, assessori, accademici e operatori culturali giustificano con scuse varie il ritiro dell’invito. Comprendo che la fellatio in palestra è un alibi. Troppo scabroso — divisivo, si direbbe oggi — l’argomento del romanzo. La destra riconosce solo la famiglia tradizionale e “naturale”; la sinistra è indecisa e lacerata, le femministe storiche concordano con le filosofe cattoliche. La maternità resta un tabù. Oggi addirittura la maternità surrogata è reato universale — qualunque cosa significhi questa espressione. Difendere il libro sembrerebbe difendere le scelte dei personaggi. Meglio il silenzio. Rimango sola.

Le poche presentazioni di Sei come sei non annullate sono presidiate dalla polizia. A Roma — a mia protezione — una camionetta staziona davanti alla libreria del quartiere Trieste. A Macerata il presentatore e io veniamo scortati fino alla sala, perché una ventina di energumeni in divisa similnazista ostruiscono l’ingresso gridando slogan minacciosi. Per la storia di una ragazzina in cerca del padre non biologico? Eppure dovevo conoscere il potere di un romanzo. La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe ha contribuito alla causa antischiavista più dei dibattiti e delle iniziative politiche abolizioniste, cui pure l’autrice partecipava (sostenitrice della Underground Railroad, ospitava schiavi fuggitivi). Ma sentiva di non poter più rimanere in silenzio: era giunto il momento di dire una parola per l’umanità e la libertà.

Sei come sei viene ritirato dalle biblioteche. Un rito antichissimo, incruento, ma punitivo. Si chiede ad alcune biblioteche comunali di Emilia-Romagna e Veneto di non esporlo, né darlo in prestito — neanche agli adulti. Docenti di tutta Italia mi informano di aver fronteggiato da soli (di noi servitori dell’istruzione pubblica non si interessa nessuno) denunce analoghe. Poi archiviate. Ma l’intimidazione è l’inizio della censura. Non serve un manganello per imporre il silenzio.

Brodskij, l’ultimo grande poeta russo esule del ’900, già processato in patria per “parassitismo sociale”, nel discorso di accettazione del premio Nobel nel 1987 aveva dichiarato che «il vero pericolo per uno scrittore non è tanto la possibilità (e non di rado la realtà) di una persecuzione da parte dello Stato, quanto la possibilità di farsi ipnotizzare dalla fisionomia dello Stato. La filosofia dello Stato, la sua etica, per non dire la sua estetica, sono sempre “ieri”. La lingua e la letteratura sono sempre “oggi”, e spesso possono addirittura costituire il “domani”».

Le pagine bruciano, ma le parole no. Circolano, anche clandestinamente. «In faccia ai potenti e ai superbi», la letteratura ha illuminato coscienze, alimentato speranze, cambiato l’esistenza di singoli individui e collettività — che in essa hanno trovato protezione, conforto, ispirazione, coraggio. La letteratura — concludeva Brodskij — è «l’unica fonte di assicurazione morale di cui una società può disporre. Ostacolando l’esistenza naturale della letteratura e l’attitudine della gente a imparare le lezioni della letteratura, una società riduce il proprio potenziale, rallenta il ritmo della propria evoluzione e, in definitiva, forse mette in pericolo il suo stesso tessuto».

Il potere vincerà davvero solo quando le persone non leggeranno più. È questo il disegno dei poteri di oggi. E a esso dobbiamo opporre resistenza. Quando trovate marginali le campagne in favore della lettura (ci sono cose più importanti, vi diranno), ricordatevi che i libri sono sempre stati temuti quanto le armi. Perché le parole sono vere e proprie azioni, e il luogo e il momento in cui vengono pronunciate conferiscono loro forza e significato. Che rassegnarsi ad allevare una generazione senza libri significa cedere l’unico vero potere della letteratura — la libertà.

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