Andrea Bajani “Lo Strega? Se c’è polemica la cultura è forte”
di Raffaella De SantisROMA – Intorno accadeva di tutto e lui manteneva una calma serafica. Andrea Bajani trionfatore con L’anniversario (Feltrinelli) di un Premio Strega agitato dalle polemiche, il giorno dopo ha lo stesso atteggiamento zen. Le scintille del ministro Giuli che vuole far traslocare la finale a Cinecittà non sembrano sfiorarlo. Il trionfo è tangibile però. Mostra il telefono, più di 500 messaggi in poche ore. Siamo all’American Academy di Roma, quartiere collinare di villini, un posto di rara bellezza dove lo scrittore ha soggiornato in passato e conosciuto sua moglie statunitense, con la quale vive a Houston.
La sera della finale non si è scomposto neanche quando sul palco del Ninfeo gli hanno chiesto di mettersi in posa di nuovo perché la foto ufficiale andava rifatta: in quella vecchia compariva sulla lavagna una vittoria con 187 voti mentre quelli giusti erano 194. Ha sorriso e obbedito. In diretta tv era stato annunciato un conteggio errato.
Delle polemiche che hanno fatto irruzione in …
ROMA – Intorno accadeva di tutto e lui manteneva una calma serafica. Andrea Bajani trionfatore con L’anniversario (Feltrinelli) di un Premio Strega agitato dalle polemiche, il giorno dopo ha lo stesso atteggiamento zen. Le scintille del ministro Giuli che vuole far traslocare la finale a Cinecittà non sembrano sfiorarlo. Il trionfo è tangibile però. Mostra il telefono, più di 500 messaggi in poche ore. Siamo all’American Academy di Roma, quartiere collinare di villini, un posto di rara bellezza dove lo scrittore ha soggiornato in passato e conosciuto sua moglie statunitense, con la quale vive a Houston.
La sera della finale non si è scomposto neanche quando sul palco del Ninfeo gli hanno chiesto di mettersi in posa di nuovo perché la foto ufficiale andava rifatta: in quella vecchia compariva sulla lavagna una vittoria con 187 voti mentre quelli giusti erano 194. Ha sorriso e obbedito. In diretta tv era stato annunciato un conteggio errato.
Delle polemiche che hanno fatto irruzione in una competizione che filava fin troppo liscia che pensa?
«Mi piacciono in realtà. Negli Stati Uniti la cultura e la politica sono due universi completamente distanti. La letteratura è di nicchia. Il fatto che i libri, grazie al Premio Strega, si portino dietro la società civile è un elemento di permeabilità che apprezzo».
Sta dicendo che la cultura americana è meno vivace di quella italiana?
«Non conta niente, soprattutto oggi, nell’America di Trump».
Lei insegna scrittura creativa all’università in Texas, che aria si respira dopo le restrizioni contro l’ingresso degli studenti stranieri?
«C’è una grande paura nelle università americane. Gli studenti che arrivano da Paesi non amici si trovano nell’incertezza se restare o andarsene. Purtroppo, non solo in America, essere stranieri è diventato fonte di problemi. Destre e populismi rendono la vita difficile».
Sta valutando se tornare in Italia?
«Mi interrogo su ciò che sta accadendo in un Paese che aveva l’alterità come elemento fondativo. Per ora rimango là ma con molto disagio».
E non prova disagio per le ingerenze dell’offeso ministro Giuli allo Strega?
«Sinceramente su questa storia di Giuli non riesco a esprimere opinioni complesse, come dovrebbe fare uno scrittore quando gli viene chiesto qualcosa, quindi taccio».
Veniamo al libro. Racconta la storia di un figlio che recide il legame con un padre violento. Dopo la vittoria lei ha detto: “La letteratura è contestare la versione ufficiale, troppo spesso una visione patriarcale”.
«Qui vorrei fare dei nomi di scrittori, tutti nel catalogo Feltrinelli, che mi hanno formato. Pasternak, Che Guevara e il suo Diario in Bolivia, letto a 17 anni, Virginia Woolf, Gombrowicz, Nadine Gordimer. Infine Tabucchi, mai andato allo Strega, un grande contestatore. Ci incontrammo a Parigi, dove allora vivevo. Abbiamo a lungo giocato nei ruoli di maestro e allievo».
Tutti scrittori capaci di dissentire.
«Contestare per me non è militanza in senso stretto ma non accettare i discorsi ufficiali. Quando parlo di patriarcato mi riferisco anche a questo. Ho voluto contestare da maschio il patriarcato. Ne L’anniversario un uomo prende la parola per diventare protagonista di un rifiuto».
Si sente un maschio femminista?
«Non so che cosa voglia dire. Sicuramente un maschio antipatriarcale».
E in che modo lo è nella vita pratica?
«Considero sempre le relazioni tra persone e non tra generi».
L’ha aiutata vivere molto all’estero?
«Ho una natura cosmopolita, mi sento stretto dentro il firmamento letterario unicamente italiano».
Il mondo è in guerra, lei vince con un libro intimo. Può sembrare un ripiegamento.
«Invece non lo è, anzi significa infrangere un tabù collettivo, l’idea che qualunque cosa succeda dentro una famiglia deve rimanere confinata nel perimetro di casa. Si possono considerare faccende intime la violenza e i femminicidi? Sono questioni politiche e culturali».
Ha raccontato di aver scritto 22 versioni de “L’anniversario”.
«La prima stesura però era pronta in venti giorni. La scrittura per me è un’esperienza verso l’ignoto, ma può accadere che il primo impulso sia velocissimo. Succede un po’ come nella poesia che matura nel tempo e poi a un certo punto erompe».
Ha scritto anche libri di versi, che cosa le danno in più?
«In genere mi addormento leggendo una poesia. È come tenere sotto la lingua una pasticca rilassante. Ogni sera leggo qualcosa di Adelelmo Ruggieri. Il suo Vieni presto domani è per me un libro talismano».
Un verso di Ruggieri che l’accompagna.
«Solo quel che basta cercherò da ora».
Anche dopo lo Strega cercherà solo quel che basta?
«Non voglio correre avanti col pensiero, meglio stare nel presente».