Per diverso tempo, L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud rimane pressoché invenduta, a prender polvere sugli scaffali delle librerie. Come dar credito, siamo nel 1899, agli ultimi sgoccioli dell’Ottocento, alla scoperta di un medico viennese intraprendente ma ancora poco noto, che nel curare disturbi e patologie della psiche si convince della necessità di intraprendere l’esplorazione di un continente fino ad allora sconosciuto e di nessun significato scientifico, quello del sogno, per trovarvi un contenuto latente inquietante, enigmatico e sconveniente, che nella maggior parte dei casi si compone di materiale sessuale, cioè di un materiale che scotta, di cui nessuno parla disinvoltamente – non in società né nei congressi di medici e scienziati –, materiale che anzi ognuno nasconde agli altri e persino a se stesso, in una sorta di “insincerità interiore”, di inestirpabile malafede, per proteggersi dalla violenza o dall’indecenza dei propri stessi desideri, delle proprie inconfes…
Per diverso tempo, L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud rimane pressoché invenduta, a prender polvere sugli scaffali delle librerie. Come dar credito, siamo nel 1899, agli ultimi sgoccioli dell’Ottocento, alla scoperta di un medico viennese intraprendente ma ancora poco noto, che nel curare disturbi e patologie della psiche si convince della necessità di intraprendere l’esplorazione di un continente fino ad allora sconosciuto e di nessun significato scientifico, quello del sogno, per trovarvi un contenuto latente inquietante, enigmatico e sconveniente, che nella maggior parte dei casi si compone di materiale sessuale, cioè di un materiale che scotta, di cui nessuno parla disinvoltamente – non in società né nei congressi di medici e scienziati –, materiale che anzi ognuno nasconde agli altri e persino a se stesso, in una sorta di “insincerità interiore”, di inestirpabile malafede, per proteggersi dalla violenza o dall’indecenza dei propri stessi desideri, delle proprie inconfessabili pulsioni?
Sei anni più tardi, la prima grande opera di Freud, atto di nascita della psicoanalisi, ha venduto la miseria di 351 copie. Nulla. Qualche anno dopo, in un clima ormai diverso, di crescente diffusione e successo (ma anche di dissapori e incomprensioni) tracciando la storia del movimento psicoanalitico Freud ricorderà bene la splendid isolation di quel periodo di ostilità e rifiuto: cosa volete che si pensasse di questa scandalosa idea, che le nevrosi hanno un’origine sessuale, di cui resta traccia nei sogni e in altri sintomi? E cosa della tesi che quell’origine scabrosa va collocata nell’età dell’infanzia, la quale età non è affatto innocente come i bravi borghesi della Vienna fin de siècle credono, o fingono di credere?
Vennero poi stagioni diverse: la diffusione mondiale e un impatto crescente sulla vita culturale dell’intero pianeta, e polemiche, ripensamenti, revisioni, critiche anche feroci e messe al bando, nuove ricerche e nuove scoperte, la popolarizzazione di certi termini e di certi concetti (chi non cade in un lapsus che è sempre, quasi per definizione, freudiano; chi non parla di rimozione e complessi?).
Ma vennero anche la diffidenza dell’establishment medico-scientifico, sempre più orientato in senso naturalistico, l’esplosione delle neuroscienze e il declino della talking cure, l’esaurimento persino – secondo molti – della spinta propulsiva della psicoanalisi. E però rimasero anche la persistenza delle diverse scuole, e una coda ancora lunga e diffusa, e un certo sapere pratico, analitico e terapeutico, e a volte una nuova vitalità anche teorica, e un dialogo mai spento con i mondi dell’arte, della letteratura e della filosofia.
Ma oggi? All’improvviso Freud ritorna e a un secolo e un quarto di distanza L’interpretazione dei sogni ricompare inopinatamente in cima alle classifiche di vendita della saggistica. Che cosa spinge di nuovo in libreria il capolavoro che diede alla psicoanalisi, con lo studio dei sogni, il suo «fondamento più sicuro»? Certo, la casa editrice Rusconi se lo spiega con il basso prezzo della sua edizione (5,90 euro) e con l’immissione del titolo nei canali della grande distribuzione, ma la domanda di fondo resta: perché lo comprano? Di che cosa è sintomo questo revival inatteso? Di curiosità o di insicurezza, di un incombente cupezza o al contrario, della ricerca di evasione, di spigolature estive? Sono i fronti di guerra aperti o i tradimenti di Temptation Island? È un ritorno nostalgico al cuore della vecchia Kultur europea o una stanchezza per il gran chiasso che viene dalla sponda dell’America trumpiana? Abbiamo bisogno di gettare nuovamente lo sguardo nei meandri dell’animo umano, o di distoglierlo dalle brutture della storia e del mondo, o abbiamo bisogno di entrambe le cose? Sono le nostre paure o le arroganze altrui che vogliamo capire?
Difficile dirlo. Però, forse, vogliamo davvero capire: prendiamo per buono almeno questo. In una lunga conversazione con David Remnick, sul New Yorker, Philip Roth si lamentava, anni fa, per il venir meno del poderoso sforzo intellettuale che aveva guidato la prima metà del Novecento. Citava il marxismo e Proust, Frazer e Kafka, Joyce e i surrealisti, ma soprattutto Freud, «il nostro Sofocle». Per tutti, si trattava di capire cosa c’è dietro la superficie delle cose, e oggi forse si può aggiungere anche: al di là degli schermi su cui passiamo gran parte delle nostre vite. Senza questo sforzo, è come se guardassimo una partita di baseball prendendo nota solo dello score sul tabellone. Come la finale di Wimbledon seguita senza mai volgere gli occhi all’erba del Centre Court o ai colpi di Sinner, ma sempre solo al display: in questo modo si potrà anche conoscere l’andamento del match e il risultato finale, ma cosa si sarà capito del tennis?
La psicoanalisi ha portato per la prima volta uno sguardo simile sul sogno, con una complicazione ulteriore: perché quel che vediamo sul display della nostra coscienza non rispecchia quel che accade nelle regioni dell’inconscio, ma è anzi distorto, camuffato o spostato, e perciò bisognoso di interpretazione.
Dopodiché è possibile che tutto l’armamentario teorico dispiegato da Freud somigli più a una nuova mitologia che a una nuova scienza (ma forse sono le idee stesse di mito e di scienza, e quel che pensiamo che l’uno e l’altra possano e debbano fare, a dover essere riviste). Ma pur togliendolo di mezzo: siamo sicuri che le chiacchiere e il furore che imperversano nel mondo, e che raffreddano a volte, altre volte surriscaldano i nostri fragili psichismi ne abbiamo a guadagnare, senza leggere una pagina del severo medico viennese? E cosa è più probabile: che la psicoanalisi sia soltanto un sogno di Freud, oppure che la nostra civiltà tema, oggi più che mai, di risvegliarsi dai suoi sogni, guardando in faccia la realtà?
Il libro
L'interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, Rusconi, pagg. 560, euro 5,90