Artemisia Gentileschi troppo cara, ora trasloca in Danimarca
di Lara CrinòConoscete la Nivaagaard Collection? Si trova a Nivå, nella Danimarca orientale, e non fa propriamente parte del circuito delle grandi collezioni europee. Eppure il suo nome è improvvisamente sulla bocca di tutti nel mercato dell’arte. Perché proprio nel piccolo museo nordeuropeo è atterrata la pittrice per eccellenza Artemisia Gentileschi, di certo la donna artista più conosciuta e quotata tra gli Old Masters.
Il suo è il nome che tutte le istituzioni di un certo livello, negli ultimi anni, vorrebbero aggiungere al loro catalogo: non solo per il suo indubbio valore, ma anche perché, come più volte raccontato da Repubblica, avere nelle proprie sale un dipinto di una delle (poche) pittrici che il passato non abbia condannato all’oblio significa oggi attrarre pubblico e vantare atten…
Conoscete la Nivaagaard Collection? Si trova a Nivå, nella Danimarca orientale, e non fa propriamente parte del circuito delle grandi collezioni europee. Eppure il suo nome è improvvisamente sulla bocca di tutti nel mercato dell’arte. Perché proprio nel piccolo museo nordeuropeo è atterrata la pittrice per eccellenza Artemisia Gentileschi, di certo la donna artista più conosciuta e quotata tra gli Old Masters.
Il suo è il nome che tutte le istituzioni di un certo livello, negli ultimi anni, vorrebbero aggiungere al loro catalogo: non solo per il suo indubbio valore, ma anche perché, come più volte raccontato da Repubblica, avere nelle proprie sale un dipinto di una delle (poche) pittrici che il passato non abbia condannato all’oblio significa oggi attrarre pubblico e vantare attenzione alla diversity. Così, con una mossa a sorpresa e i fondi offerti da due generosi sponsor (la New Carlsberg Foundation and the Aage and Johanne Louis-Hansen Foundation) l’ambiziosa direttrice del museo Andrea Rygg Karberg ha battuto dozzine di altre istituzioni e si è aggiudicata, per una somma che non è stata rivelata, un Susanna e i vecchioni dipinto da Artemisia tra il 1644 e 1648, acquistato dalla galleria newyorchese Nicholas Hall. «Dico spesso che essere piccoli è una gran cosa» ha commentato Rygg Karberg «siamo agili, possiamo muoverci rapidamente e abbiamo la fortuna di avere in Danimarca fondazioni private che supportano le arti».
Ora la nuova Susanna e i vecchioni danese, una tra le tante versioni conosciute di questo soggetto dipinte da Gentileschi (fu una Susanna il suo primo dipinto firmato, a 17 anni, nel 1610, e anche l’ultimo, nel 1652) troverà il suo posto a Nivå accanto all’opera di un’altra pittrice dalla lunga vita e dalla magnifica carriera, Sofonisba Anguissola, di cui la Nivaagaard possiede il Ritratto di famiglia (1558). Una stelletta per il patrimonio museale della Danimarca, nazione sulla quale, probabilmente, non sta ancora soffiando il vento conservatore che altrove fa tremare i board dei grandi musei, come accade in America, né la crisi dei budget che li costringe a riconsiderare le proprie ambizioni, come accade in Europa.
Così, se nel 2018 la National Gallery di Londra ha acquisito un raro autoritratto di Artemisia Gentileschi, raffigurata come Santa Caterina d’Alessandria, gli ultimi acquisti importanti di sue tele riguardano il Nationalmuseum di Stoccolma, che nel 2021 ha comprato un’altra Santa Caterina d’Alessandria e – nello stesso anno – il Getty di Los Angeles che si è aggiudicato una Lucrezia, portando poi a termine il restauro dell’Ercole e Onfale sopravvissuto all’esplosione di Beirut del 2020 e ora diretto verso Colombus, Ohio.
Insomma, la vicenda della superba pittrice seicentesca che terremotò con la sua storia e le sue opere il panorama dell’arte italiana della sua epoca, e che oggi è diventata una star delle aste (il Davide e Golia è stato battuto quest’estate da Sotheby’s per 2 milioni di sterline) e delle poche gallerie che possono vantarsi di possedere i suoi quadri, è una buona cartina di tornasole per monitorare come cambiano gli equilibri di potere (e il potere d’acquisto) di musei e collezioni.
Perché se il mondo è in subbuglio, se i governi cambiano e rinnegano le politiche progressiste che hanno investito il settore dell’arte negli ultimi anni, se l’arma dei fondi viene usata anche politicamente per modificare il soft power culturale, c’è chi resta indietro. E chi, magari a sorpresa, da new player può entrare in gara e aggiudicarsi il pezzo migliore. Così può capitare che Artemisia, con la sua carica fatale e mediterranea. vada a riposarsi tra le campagne della Zelanda danese.