David Quammen: “Darwin è il nemico pubblico di questa America”
di Raffaella De SantisDavid Quammen
Parlare di Darwin oggi negli Stati Uniti sta diventando complicato. Sembra quasi una sfida materialista per distruggere il rinascente spirito cristiano della destra conservatrice. Darwin è finito sul banco degli imputati. David Quammen, l’autore del bestseller Spillover che nel 2012 ha previsto il coronavirus, sei anni prima aveva dedicato proprio a Darwin L’evoluzionista riluttante, un saggio narrativo uscito ora in una nuova edizione per Raffaello Cortina. Per anni Darwin ha titubato, preso appunti, rimandato prima di rendere note le sue conclusioni. «Chiunque lo conosca ha già sentito o letto la storia del viaggio del Beagle, delle Galapagos, dei fringuelli, delle tartarughe. Volevo raccontare un nuovo capitolo», dice Quammen rispondendo dalle Dolomiti, dove si è concesso una pausa insieme a sua moglie prima di iniziare il tour promozionale del libro, con tappa anche al Festival delle Idee di Mestre.
Parlare di Darwin oggi negli Stati Uniti sta diventando complicato. Sembra quasi una sfida materialista per distruggere il rinascente spirito cristiano della destra conservatrice. Darwin è finito sul banco degli imputati. David Quammen, l’autore del bestseller Spillover che nel 2012 ha previsto il coronavirus, sei anni prima aveva dedicato proprio a Darwin L’evoluzionista riluttante, un saggio narrativo uscito ora in una nuova edizione per Raffaello Cortina. Per anni Darwin ha titubato, preso appunti, rimandato prima di rendere note le sue conclusioni. «Chiunque lo conosca ha già sentito o letto la storia del viaggio del Beagle, delle Galapagos, dei fringuelli, delle tartarughe. Volevo raccontare un nuovo capitolo», dice Quammen rispondendo dalle Dolomiti, dove si è concesso una pausa insieme a sua moglie prima di iniziare il tour promozionale del libro, con tappa anche al Festival delle Idee di Mestre.
Perché Darwin per ventuno anni non ha resa pubblica la sua scoperta sull’evoluzione della specie?
«Per tanti motivi. Sapeva che l’idea avrebbe causato polemiche e indignazione nell’establishment scientifico-religioso britannico, che a quei tempi era un’unica realtà. Sapeva che avrebbe causato disagio alle persone che amava, in particolare a sua moglie. Non voleva inoltre pubblicare finché non avesse avuto una montagna di prove e argomentazioni convincenti. Era molto perfezionista. Va anche considerato che era continuamente malato a causa di un disturbo misterioso che gli aveva fatto perdere molti mesi, persino anni, di salute lavorativa».
Capiva che la sua teoria era troppo radicale per l’Inghilterra del tempo?
«La trasmutazione delle specie era associata a scienziati francesi come Lamarck. Il radicalismo francese era molto in disgrazia nell’Inghilterra degli anni 1830 e 1840, soprattutto nelle classi “alte” conservatrici, a cui Darwin, la sua famiglia e la famiglia di sua moglie appartenevano in una certa misura. Lo frenò anche in realtà l’uscita del libro Vestiges of the Natural History of Creation, un bestseller all’epoca, pubblicato nel 1944 in forma anonima, che mise in imbarazzo il mondo della scienza».
Di che si trattava?
«Era un’opera strampalata e scadente di un uomo (un certo Robert Chambers) che capiva a malapena gli argomenti che affrontava. Darwin non voleva in alcun modo essere associato a quelle Vestigia».
Oggi quelle stesse idee trovano di nuovo oppositori. Negli Stati Uniti, il creazionismo sta riguadagnando terreno e l’evoluzionismo è sotto attacco anche nelle scuole.
«Stiamo tornando al Medioevo. O, almeno, a qualcosa di peggio dell’era McCarthy. Se l’attuale amministrazione di dilettanti e bigotti non verrà fermata, l’America sprofonderà ulteriormente in un cupo partigianesimo, in un’ignoranza mascherata da sicurezza, nell’odio e nel caos. Faremo affidamento sull’Italia, sul Regno Unito, sulla Francia, sulla Germania, sul Giappone, sull’Islanda, forse sull’India se è ancora una democrazia, sull’Australia e su qualche altra democrazia sensata per recuperare dove abbiamo fallito. Nuova Zelanda, Costa Rica».
Perché questo rifiuto di Darwin?
«Perché molte persone disinformate, soprattutto religiose, vogliono credere che gli esseri umani siano simili a divinità, non semplici mammiferi strettamente imparentati con gli scimpanzé».
E nel Montana, dove lei vive, com’è la situazione?
«La situazione è più o meno la stessa. Inoltre, molti sostenitori di Trump si sono trasferiti nel Montana negli ultimi anni. Non sono benvenuti».
Dopo l’assassinio di Kirk, l’America bianca e cristiana diventerà ancora più forte?
«Sì, finché non metteremo in atto una seria opposizione, una seria resistenza alla confusione tra governo e religione, e finché non offriremo leader seri in grado sostenere energicamente questa resistenza».
Il fatto che Dio venga eliminato dall’evoluzione è ancora inaccettabile?
«La visione prevalente prima di Darwin era che Dio avesse creato ogni specie individualmente. Fu abbracciata sia dagli storici naturalisti che dai teologi. Era avvolta nell’etichetta pseudoscientifica di teologia naturale. La teoria di Darwin fece sembrare quell’idea superflua, persino folle».
Darwin sposò una donna molto religiosa, che era tra l’altro sua cugina.
«Sua moglie Emma, nata Wedgwood, proprietaria della fortunata azienda di ceramiche, professava una devota e molto tradizionalista religione anglicana. Ebbero dieci figli. Due di loro morirono durante l’infanzia: Annie e Charles. Charles era il più giovane, pare fosse affetto dalla sindrome di Down. Morì nel 1858 a causa di una febbre sconosciuta, proprio nel momento in cui Darwin ricevette la lettera di Alfred Wallace, contenente una teoria simile alla sua sull’evoluzione. Annie era una bambina brillante, la più cara al cuore di Darwin, e morì — probabilmente di tubercolosi — quando aveva circa dodici anni. La sua perdita spezzò il cuore di Darwin, e ne risentì il suo rapporto con la religione e la teologia cristiana».
A proposito del naturalista Wallace, lei racconta nel libro la sfida con Darwin.
«Wallace aveva proposto di pubblicare essenzialmente la stessa idea, senza lo stesso corpus di prove e gli stessi anni di sforzi. Darwin ne fu scioccato, inorridito. Doveva decidere come reagire. Si decise allora a pubblicare L’origine della specie».
Una vulgata del darwinismo racconta che sopravvivono i più forti.
«Sopravvivono quelli che si adattano meglio alle particolari circostanze ecologiche e all’ambiente in cui si trovano. La forza è solo uno dei possibili modi per essere “più adatti” rispetto agli altri individui con cui si compete. A volte essere più deboli ma più intelligenti può essere vantaggioso. Un colibrì o una farfalla riescono ad atterrare delicatamente su un fiore ed estrarne il polline o il nettare».
L’evoluzione spiega anche i virus e le pandemie, come ha mostrato in “Spillover”.
«Non è possibile comprendere l’emergere di nuovi virus, il loro adattamento agli ospiti umani e il loro feroce viaggio attraverso la popolazione, sotto forma di pandemie, senza comprendere la teoria evoluzionistica darwiniana. La prossima pandemia, come ho già detto, potrebbe molto probabilmente provenire da qualche tipo di uccello, dagli uccelli selvatici a quelli domestici».
Nel suo prossimo libro racconterà il cancro trasmissibile come virus. Uno scenario inquietante.
«A volte accade, come nel caso del cancro che sta uccidendo il diavolo della Tasmania in Australia. E del cancro noto come CTVT, un tumore contagioso tra i cani. I tumori si evolvono. Acquisiscono nuove capacità (tra cui, a volte, la trasmissibilità) in risposta a sfide come quella della chemioterapia. Questa realtà ha implicazioni molto importanti per il trattamento dei tumori umani».
Il libro
L’evoluzionista riluttante di David Quammen (Raffaello Cortina, traduzione Silvia Vian, pagg. 304, euro 22)
David Quammen è stato tra gli ospiti del Festival delle Idee, in corso a Mestre e Venezia: giunto alla settima edizione, ha come titolo “Immagina. La via dei talenti” e dura fino al 30 ottobre.
Info: www.festivalidee.it