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Il mondo salvato dai burattini amici senza età

 Don Giovanni, spettacolo di burattini a Praga

 

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Ispirarono Goethe, il teatro, il cinema. E oggi sopravvivono nonostante l’era digitale. Viaggio nella tradizione che resiste
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La nonna prepara una sorpresa. Suo figlio le dice di non darsi tanta pena per il nipote, non ce n’è bisogno, ma la nonna, ora innervosita, gli risponde che i bambini hanno bisogno delle marionette e lei preparerà per il nipote uno spettacolo ad ogni costo. Dalla fatica di questa nonna che dopo aver fatto intagliare i personaggi a un falegname cuce gli abitini di scena con gli scampoli di tessuto ritrovati in casa ed elemosinati alle amiche, nasce la vocazione teatrale di Wilhelm Meister, secondo romanzo di Goethe dopo I dolori del giovane Werther. I piccoli personaggi di legno sono propedeutici alla sensibilità di Wilhelm che presto sentirà l’esigenza di applicarsi in un vero teatro con veri corpi che si muovono nella scena. Marionette e burattini però non possono essere confinati a una funzione ancillare nei confronti del teatro.

La nonna prepara una sorpresa. Suo figlio le dice di non darsi tanta pena per il nipote, non ce n’è bisogno, ma la nonna, ora innervosita, gli risponde che i bambini hanno bisogno delle marionette e lei preparerà per il nipote uno spettacolo ad ogni costo. Dalla fatica di questa nonna che dopo aver fatto intagliare i personaggi a un falegname cuce gli abitini di scena con gli scampoli di tessuto ritrovati in casa ed elemosinati alle amiche, nasce la vocazione teatrale di Wilhelm Meister, secondo romanzo di Goethe dopo I dolori del giovane Werther. I piccoli personaggi di legno sono propedeutici alla sensibilità di Wilhelm che presto sentirà l’esigenza di applicarsi in un vero teatro con veri corpi che si muovono nella scena. Marionette e burattini però non possono essere confinati a una funzione ancillare nei confronti del teatro.

Nella storia del mondo, e del nostro Paese in particolare, questi oggetti che nascono e muoiono ad ogni spettacolo si sono fatti spesso protagonisti con la loro poesia, la loro comicità popolare e la loro sfrontatezza. State leggendo un articolo inserito in una rubrica dal titolo “Panorami” ed è proprio il panorama che mi suggerisce cosa raccontare. Sono nella seconda osteria più antica di Bologna, Da Mario, e attaccate al muro vedo numerose locandine di spettacoli di burattini.

Chiedo all’oste del suo legame con questa forma di spettacolo e subito arriva anche la moglie che a sentire parlare di burattini si avvicina seguendo il profumo dell’infanzia come quando nei cartoni animati un personaggio segue il fumo della torta. «Tutto il rione era in festa» mi dicono. Queste rappresentazioni si svolgevano nella parrocchia o nella casa del popolo e i bambini con i loro genitori si organizzavano in ogni modo per non mancare. Portavano da bere, da mangiare e tra una cosa e l’altra la festa durava tutto il giorno. Mi raccontano che alle rappresentazioni assistevano tutti, seduti l’uno vicino all’altro, che fosse alla casa del popolo o in parrocchia, davanti ai burattini la destra e la sinistra le vedevi accomodate sulle seggioline in un limbo che sospendeva qualunque contesa. «Si scherzava sulle nostre storie, quelle che riguardano tutti». Capisco che la cosa più importante non è lo spettacolo, ma il pubblico, e i soggetti delle storie parlano proprio di questo. C’era il ladro di galline, o di biciclette, c’era l’ampolloso professore, c’era il garzone che sbagliava sempre tutto: «Fagiolino porta l’acqua calda per fare la barba al padrone!», naturalmente Fagiolino porta l’acqua fredda. Si metteva in scena un orizzonte familiare in cui la risata godeva della più pura e democratica accessibilità. È l’inestimabile valore delle cose buffe.

In un programma Rai del 1990 dal titolo La mia guerra Enza Sampò e Leo Benvenuti intervistano vari personaggi del panorama italiano e chiedono loro di raccontare cosa ricordano della guerra. Monica Vitti racconta dei bombardamenti in Sicilia (dove risiedeva insieme alla famiglia) e di come l’allarme antiaereo fosse per lei una festa. Era l’occasione per i bambini di stare tutti insieme anche la notte. Nel bunker Monica Vitti dava voce alle manine del fratello allestendo così, senza alcuna risorsa oltre al talento, degli spettacoli di burattini in grado di far ridere i piccoli e di distrarre i grandi dal dramma della guerra. Oltre alla vocazione teatrale di Wilhelm Meister anche quella di Monica Vitti nasce dal teatro di figura.

Approfondisco con un esperto, una persona che ai burattini ha dedicato la vita. L’appuntamento a palazzo Pepoli a Bologna è con Riccardo Pazzaglia, uno dei più attivi maestri burattinai e uno dei pochi rimasti a essere anche intagliatore. Mi accoglie sorridente con un gilet verde a fiori gialli e, quando gli faccio notare com’è vestito bene, mi mostra una foto ritagliata da un giornale che lo ritrae poco più di ventenne all’opera con Fagiolino. Al liceo mi chiamavano “il pensionato” mi dice. Capisco che abbiamo in comune molto più di quanto non pensassi. In una sala del palazzo è allestita una mostra dedicata ai burattini e la pioggia di personaggi alle pareti rivela il frutto di una tradizione centenaria. Le teste di legno che lì si trovano sono state intagliate da lui, dal suo maestro e dal maestro del suo maestro. Vedere un Balanzone sopravvissuto a due guerre mondiali è un’esperienza dolce oltre che emozionante e sull’onda dei racconti di Mario chiedo: chi guardava gli spettacoli?

Spiega che ritenere i burattini un intrattenimento per l’infanzia è una concezione moderna. Nel ’700 e nell’800 i burattini parlavano della contemporaneità, del potere, dei pettegolezzi; si può dire che fossero una forma teatralizzata dei giornali e il pubblico a cui si riferivano era quello adulto e popolare. Insiste sull’aspetto popolare di quest’arte e ci tiene a fare una netta distinzione: i burattini sono popolari, le marionette no. Le marionette sono animate dall’alto e rappresentano la figura umana quasi con la presunzione di sostituirla. Si esibiscono nei palazzi, per gli aristocratici e la loro eleganza non ha nulla a che fare con Balanzone o Flemma che invece vengono animati dal basso e indossati dal burattinaio. Aggiunge che animare i giocattoli e inventare storie dandogli voce è innato in ogni bambino e la sua esperienza nei laboratori organizzati per i più piccoli gli dà speranza per il futuro. Sogna delle nuove generazioni di burattinai in cui le culture si possano contaminare e arricchire, in cui le origini diverse siano fonte di ricchezza, in cui le ombre cinesi possano dialogare con i burattini bolognesi, e anche su questo sta lavorando.

Le Petit Theatre, Paris: Manipulating the Marionettes. From La Science Illustree, Paris, 9 April 1892. (Photo by: Universal History Archive/Universal Images Group via Getty Images) 

Come nasca una vocazione così autentica per i burattini lo racconta la sua storia. Da bambino, infatti, Riccardo assiste a uno spettacolo di pupazzi moderni (una corrente del teatro di figura nato sulla scia di topo Gigio). Siccome questo spettacolo chiama molta gente, il teatro di burattini classici, ospitato dalla medesima fiera, deve rimanere chiuso. Lui si allontana dai genitori e decide di esplorare questo teatro senza sipario, abbandonato, con le luci spente. Dopo essere entrato, Riccardo, che non ha più di cinque anni, alza lo sguardo e attraverso il boccascena vede il cielo stellato di Bologna. Mentre lo racconta prende un respiro, si commuove e confessa che lì è nata la sua vocazione, perché nessun bambino avrebbe più dovuto vedere un teatrino spento.

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