Per Time le persone dell’anno sono gli architetti dell’intelligenza artificiale, ritratti in due immagini. Nella prima, le lettere “I” e “A” sono rappresentate attraverso le macchine, i cavi, i tubi e l’elettronica dei data center e delle fabbriche che alimentano l’intelligenza artificiale. Nella seconda, sono ritratte alcune personalità: Mark Zuckerberg, Lisa Su, Elon Musk, Jensen Huang, Sam Altman, Demis Hassabis, Dario Amodei, Fei-Fei Li. Guardiamoli da vicino. Jensen Huang, che indossa quasi sempre un giubbotto in pelle, è il protagonista dell’ecosistema. Negli ultimi anni, la sua Nvidia è diventata la società che vale più al mondo, prima a varcare la soglia astronomica di quattromila e cinquemila miliardi di capitalizzazione. Ha costruito un’immensa filiera industriale per realizzare i “cervelli” delle macchine che danno forma a chatbot e generatori di immagini. Il suo comandamento è una traduzione di Eschilo: «Solo soffrendo si impara».
L’ha vissuto sulla sua pelle: nato nel 1…
Per Time le persone dell’anno sono gli architetti dell’intelligenza artificiale, ritratti in due immagini. Nella prima, le lettere “I” e “A” sono rappresentate attraverso le macchine, i cavi, i tubi e l’elettronica dei data center e delle fabbriche che alimentano l’intelligenza artificiale. Nella seconda, sono ritratte alcune personalità: Mark Zuckerberg, Lisa Su, Elon Musk, Jensen Huang, Sam Altman, Demis Hassabis, Dario Amodei, Fei-Fei Li. Guardiamoli da vicino. Jensen Huang, che indossa quasi sempre un giubbotto in pelle, è il protagonista dell’ecosistema. Negli ultimi anni, la sua Nvidia è diventata la società che vale più al mondo, prima a varcare la soglia astronomica di quattromila e cinquemila miliardi di capitalizzazione. Ha costruito un’immensa filiera industriale per realizzare i “cervelli” delle macchine che danno forma a chatbot e generatori di immagini. Il suo comandamento è una traduzione di Eschilo: «Solo soffrendo si impara».
L’ha vissuto sulla sua pelle: nato nel 1963 a Tainan, Taiwan, spedito a studiare a nove anni negli Stati Uniti dai genitori e accolto da un riformatorio in Kentucky, forgiato attraverso la pulizia dei bagni e cento flessioni al giorno. Poi sono arrivate la pulizia dei pavimenti dove si allenava come campione adolescente di ping-pong, le consegne del fast food Denny’s mentre studiava ingegneria elettronica in Oregon. Con due amici fonda Nvidia nel 1993 per migliorare la grafica tridimensionale dei videogiochi. Più di vent’anni fa avvia l’investimento per adattare i suoi prodotti, le Gpu, a quella che oggi chiamiamo intelligenza artificiale. Lisa Su è nata nella stessa città di Jensen Huang, Tainan, ed è – sul serio - sua cugina. In un mondo maschilista, guida Amd, l’azienda concorrente di Nvidia, che ha salvato anni fa dalla bancarotta, e ha una profonda competenza tecnica (dottorato in ingegneria elettronica al Mit). Sam Altman, capo di OpenAI, è un venditore. Erede della tradizione statunitense di Barnum e del Mago di Oz, è un prestigiatore che sa dire qualunque cosa pur di vendere i suoi prodotti, tirare su miliardi e miliardi in una corsa continua. Anche grazie a questa mentalità commerciale, ChatGPT è stato reso disponibile a tutti nel 2022, e non confinato in un laboratorio.
Demis Hassabis invece è anzitutto un ricercatore. Campione di scacchi da bambino, programmatore di videogiochi da adolescente, neuroscienziato, il sogno della sua vita era vincere il Premio Nobel. L’ha già fatto, col Nobel per la Chimica 2024 grazie al lavoro che la sua DeepMind, nata a Londra ma comprata da Google nel 2014, ha svolto sulla struttura tridimensionale delle proteine. Mentre guida lo sviluppo di prodotti come Gemini e NotebookLLM e con Isomorphic Labs vuole usare l’IA per curare le malattie, cita l’importanza del metodo scientifico e di Homo Ludens di Huizinga. I suoi figli parlano anche italiano, perché è sposato con una biologa bresciana di cui si è innamorato a Cambridge. Il nome italiano del gruppo è Dario Amodei. Figlio di un pellettiere toscano emigrato negli Stati Uniti, è stato un brillante ricercatore di OpenAI, tra coloro che ha intuito le cosiddette scaling laws che guidano lo sviluppo attuale. La sua azienda, Anthropic, ha già trovato un grande mercato da sfruttare: la programmazione. Siccome l’intelligenza artificiale, al momento, è un ciclo di investimenti nei data center, qualcuno sta pagando. Per esempio Mark Zuckerberg. E qualcuno sa rendere operative in fretta queste strutture. Come Elon Musk, che da SpaceX a Tesla, fino a queste nuove sfide, emerge sempre come imprenditore e organizzatore della manifattura.
Senza la ricerca, comunque, non vivremo in questa frenesia, o esuberanza irrazionale, di investimenti. Uno storico archivio di immagini, in cui le reti neurali hanno mostrato le loro capacità nel lontano 2012, è stato costruito grazie alla ricercatrice Fei-Fei Li, nata in Cina ed emigrata da adolescente nel New Jersey. Un insegnante di origine italiana, Bob Sabella, è stato il suo mentore al liceo. Poi ha sposato a Capri un professore napoletano, Silvio Savarese, oggi anche consigliere scientifico del centro AI4I di Torino.
La ricerca procede incessantemente. Proprio in questi giorni si è tenuta la principale conferenza scientifica al mondo, NeurIPS, dominata dalle istituzioni accademiche e imprenditoriali degli Stati Uniti e della Cina, mentre spuntano nuove realtà: gli Emirati Arabi hanno già un’università dedicata all’IA. I cinesi ormai hanno un ruolo essenziale nelle stesse università americane e sono egemoni in vari ambiti, dalla computer vision ai modelli open source. Come mostrato dai protagonisti di Time, l’immigrazione e l’attrazione del talento sono fattori essenziali dello sviluppo tecnologico: un’America chiusa è destinata a crollare. Non dobbiamo poi dimenticare l’altra parte della copertina: l’AI è una filiera industriale.
I programmi che utilizziamo esistono grazie ad architetti, ricercatori, ma anche a costruttori materiali: ingegneri, operai, saldatori, elettricisti. Con un ruolo cruciale delle aziende taiwanesi protagoniste della filiera elettronica: TSMC, leader nella produzione di semiconduttori, oltre a Foxconn, Wistron, Wiwynn e molte altre. I loro volti non sono finiti nelle copertine ma senza di loro non si può fare niente.
Quanto a noi, il ritardo tecnologico continuerà a determinare il declino dell’Europa. Una strada è rendere più facile la vita di imprenditori e innovatori, costruendo un sistema molto più semplice, sopprimendo i moduli e i passaggi burocratici. E investire per formare, mantenere e attrarre talenti qui, ovviamente pagando le persone. Una domanda di Jensen Huang agli studenti taiwanesi nel 2023 in fondo è rivolta anche a noi: «E voi, cosa creerete?».