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Uccidere il carnefice, il dilemma di Alice nel buio delle violenze: il libro di Silvana Mazzocchi

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Nel romanzo “Anima in frantumi” la storia di una donna succube per tutta la vita e che trova la forza di reagire. Grazie ad altre donne
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«Lei che era cosa sua, senza desideri e senza volontà, lo ha ucciso». A coltellate. Non una o due o tre, ma decine di coltellate inferte con furia a straziare il corpo di colui che per tutta la vita era stato il suo abietto carnefice. Lei si chiama Alice Melante e l’uomo a terra, in un lago di sangue, si chiama Tarcisio Iezzi. Un marito-padrone che dopo averla stuprata fin dai 13 anni, appena Alice diventa maggiorenne la sposa – incinta – per farne la sua preda durante i ventotto anni di matrimonio che seguiranno. Una preda con le chiavi di casa però, vittima che entra ed esce dalla propria gabbia senza fuggire, mai picchiata, mai colpita fisicamente, mai finita al pronto soccorso ma dominata e manipolata oltre la disumanità – lei e i suoi figli - con la semplice assoluta forza del comando. Si apre così, con pagine di asciutta bellezza che colpiscono forte e già raccontano tutto, Anima in frantumi, il nuovo romanzo di Silvana Mazzocchi, a lungo inviata speciale di Repubblica, teso e a…

«Lei che era cosa sua, senza desideri e senza volontà, lo ha ucciso». A coltellate. Non una o due o tre, ma decine di coltellate inferte con furia a straziare il corpo di colui che per tutta la vita era stato il suo abietto carnefice. Lei si chiama Alice Melante e l’uomo a terra, in un lago di sangue, si chiama Tarcisio Iezzi. Un marito-padrone che dopo averla stuprata fin dai 13 anni, appena Alice diventa maggiorenne la sposa – incinta – per farne la sua preda durante i ventotto anni di matrimonio che seguiranno. Una preda con le chiavi di casa però, vittima che entra ed esce dalla propria gabbia senza fuggire, mai picchiata, mai colpita fisicamente, mai finita al pronto soccorso ma dominata e manipolata oltre la disumanità – lei e i suoi figli - con la semplice assoluta forza del comando. Si apre così, con pagine di asciutta bellezza che colpiscono forte e già raccontano tutto, Anima in frantumi, il nuovo romanzo di Silvana Mazzocchi, a lungo inviata speciale di Repubblica, teso e appassionante thriller psicologico che nel viaggio a ritroso nell’inferno di Alice svelerà perché “soltanto” dopo trent’anni di schiavitù, di plagio dell’anima e del corpo, Alice deciderà di ribellarsi al suo carceriere uccidendolo.

E perché quel delitto scaturito dalla reazione alla più subdola violenza di genere, che stupra mentalmente la vittima e ne polverizza la volontà, (Tarcisio arriva a vendere ad altri uomini il corpo di Alice, obbligandola alle pratiche più umilianti) possa essere considerato addirittura legittima difesa o quantomeno omicidio colposo.

Sarà la tenacia di un “cerchio salvifico di donne”, una magistrata, due avvocate, una psicologa, ma anche una compagna di cella, a spingere Alice a ricostruire la sua esistenza di desolazione e di abusi culminata nella convinzione di meritarsi il carcere a vita per aver ucciso l’orco e salvato i suoi figli. Sarà dunque grazie a questo pool di donne che non si arrendono che Alice prenderà coscienza di ciò che ha subito e verrà, incredibilmente, condannata a una pena lievissima. Aprendo uno squarcio di speranza – quasi di poesia – nell’abisso di un’esistenza negata, dopo aver finalmente rivelato il segreto che «l’ha trasformata da vittima in assassina».

Esattamente come accade nella cronaca nera, il romanzo di Silvana Mazzocchi ci trascina con ritmo implacabile in una vertigine di orrore, nel Male che banalmente si annida nelle esistenze più comuni. Ma chi è Alice Melante e perché ha subito queste nefandezze? Perché non si è ribellata? Perché, ancora, tante donne vittime di violenza non denunciano? In realtà Alice la sua prigionia nelle mani del marito-orco l’ha descritta giorno dopo giorno in decine di quaderni celati, poi, nell’ombra della cantina. Infatti quelle cronache dell’orrore – ispirate a un fatto realmente accaduto - si trasformeranno in formidabili attenuanti del suo gesto. Si chiama gaslightingil tipo di manipolazione cui Alice soggiace e il pregio di Mazzocchi che ha molto scritto di femminicidi è quello di aver tolto dall’ombra il lato più nascosto della violenza di genere, quello meno creduto nei tribunali. Ma anche di aver lanciato l’interrogativo più forte: uccidere un carnefice che probabilmente agirà ancora, può essere considerato legittima difesa, seppure imperfetta?

Il libro

Anima in frantumi di Silvana Mazzocchi (Iacobelli editore, pagg. 208, euro 18)

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