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Gibellina è capitale dell’arte contemporanea 2026

Gibellina è capitale dell’arte contemporanea 2026

Mostre, spettacoli,festival nella città siciliana ferita dal sisma del 1968 e rinata grazie all’arte

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Palermo.Sembra quasi di salire a bordo del barcone ripreso dai Masbedo, lasciandosi risucchiare dalla vertiginosa zoomata verso la poppa che azzera la distanza fra schermo e spettatore. Una metafora per Gibellina che ieri è salpata nel mare placido di Capitale dell’arte contemporanea 2026, prima città italiana a fregiarsi di questo titolo, attraverso una rassegna di mostre, installazioni e residenze lunga un anno. Portami il futuro si intitola il progetto del direttore artistico Andrea Cusumano, varato ieri dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, ma è un futuro debitore rispetto al passato, che origina dalla tragedia del terremoto che 58 anni fa distrusse i paesi del Belice, e dalla ricostruzione nel segno dell’arte voluta dall’allora sindaco Ludovico Corrao, scomparso nel 2011. Qui la chiamano ancora terra dello spavento, recita la poesia di Marilena Renda, Premio Strega giovani per la poesia 2025, registrata sulle immagini del Cretto di Burri, e non è casuale che l’inaugurazione, il 15 gennaio, coincida con la data del sisma. Come spiega Cusumano, che a Palermo da assessore alla Cultura gestì Manifesta, gli appuntamenti inaugurali del programma corrispondono a un tema di riflessione: se Dal mare, le videoinstallazioni dei Masbedo e di Adrian Paci nel Teatro di Consagra, evocano il Mediterraneo di oggi, Austerlitz di Daniele Franzella, nell’ex chiesa di Gesù e Maria riaperta dopo vent’anni, simboleggia la cura dei posti, che si allaccia all’appello del sindaco Salvatore Sutera per completare luoghi-simbolo di Gibellina come il Sistema delle piazze. E poi la presenza femminile in Colloqui, la mostra al Museo delle Trame mediterranee che raccoglie opere di Carla Accardi, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo e Letizia Battaglia (presente con alcune fotografie del Belice post terremoto), mentre al Mac la Generazione Sicilia (con, tra gli altri, Alessandro Bazan e Francesco De Grandi) simboleggia l’attenzione al territorio.

«La bellezza è un compito sociale a cui noi artisti siamo chiamati a rispondere», ribadisce Cusumano. Il ministro Giuli, presente all’inagurazione, ribatte che la scelta di Gibellina non è casuale perché «un tempio si costruisce in un luogo sacro. E Gibellina è sacra perché ha saputo rigenerarsi dopo la tragedia» e aggiunge «il linguaggio della cultura è il miglior antidoto allo scorrimento del sangue». E, nel suo primo giorno da capitale, Gibellina offre lo squarcio sulla dittatura elaborato da Franzella: due megafoni dai quali esce il suono della voce di Mussolini mixato con la musica. Come dire che la minaccia passata è sempre presente.

In estate, il programma incrocerà il festival teatrale delle Orestiadi e a fine giugno Emilio Isgrò, l’artista delle cancellature, metterà in scena sul gran sudario del Cretto una nuova versione della sua Orestea in siciliano. Con il segno che gli è proprio: «Partirà un corteo da un’enorme cancellatura a Gibellina nuova e andrà dritto al Cretto di Burri in tempo per il tramonto» spiega Isgrò «lo stesso Cretto è già una cancellatura delle rovine del terremoto: lì ci sarà una cancellatura dell’Europa. E dopo quest’esperienza fonderemo il “teatro cancellatore” di Gibellina».

Francesca Corrao, presidente delle Orestiadi di Gibellina e figlia del sindaco visionario che chiamò Burri e Consagra a seminare arte nelle strade della città nuova, ricorda l’appello del 1970 che vide protagonisti Leonardo Sciascia, Renato Guttuso e Carlo Levi per accendere una luce tra le rovine. E non può che chiudere citando una frase del padre: «Certo che la vita deve rinascere».

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