Il giornale, quando nasce, è un foglio bianco. Nessuno sa come sarà alla sera quando si chiuderà in redazione. È la realtà che lo scrive. Ma lo fa in un complesso processo di comunicazione che assegna alla grafica un ruolo fondamentale: aiutare il lettore a distinguere valori, pesi e ruoli delle singole notizie, accompagnandolo pagina dopo pagina.
Non a caso, sin dal primo numero e dalla scelta del formato Berliner, la rivoluzione di Repubblica non è solo nelle idee e nei contenuti ma anche nel linguaggio grafico. Sul banco della tipografia, in piazza dell’Indipendenza, c’è Franco Bevilacqua in un lavoro coordinato con Giorgio Forattini. Collaborano Rolando Aloisio, Giampiero Lori e Massimo Bucchi.
"Di quel magico, eccitante periodo della fondazione ricordo che avevamo la sensazione di contribuire a costruire quel nuovo modo di fare un quotidiano” dirà, anni dopo, lo stesso Bevilacqua.
Sono passati cinquant’anni. Ma il primo ufficio grafico, oggi coordinato da Corrado Moretti, è sempre centrale e cruciale nella fattura giornaliera delle pagine. Repubblica non è più in bianco e nero, dal 26 settembre 1995 c’è il colore, e molti sono stati i restyling grafici.
L’ultimo, voluto dal direttore Mario Orfeo, porta la firma dell’art director Angelo Rinaldi con Francesco Franchi. Ed è sempre all’insegna della volontà di innovare e innovarsi. Senza dimenticare la propria storia: la font Eugenia, dedicata al fondatore, ne è testimone.