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Ecoansia o nucleare: ecco il catalogo delle nuove paure

Guerra in Ucraina (@Getty Images) 

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L’edizione aggiornata del Manuale diagnostico psicodinamico inserisce la crisi climatica, le pandemie e le ultime guerre tra le cause dei disagi emergenti. In attesa dell’intelligenza artificiale
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La nuova edizione del Manuale diagnostico psicodinamico PDM-3 curata da Vittorio Lingiardi e Nancy McWilliams (Raffaello Cortina Editore) introduce interessanti sviluppi e cambiamenti rispetto alle edizioni precedenti. Infatti vengono riproposti e ampliati gli assi valutativi del funzionamento mentale, della personalità e dei sintomi, che costituiscono l’architettura teorica e clinica del PDM (Psychodynamic Diagnostic Manual). E poi si aprono nuove finestre sulle attualità del mondo contemporaneo che si ripercuotono non solo sul carattere delle persone, ma anche su nuove forme di malessere che tendono a diffondersi oggi, quantunque non siano ancora chiaramente riconosciute e codificate nei sistemi diagnostici internazionali.

Il manuale propone un interessante capitolo sui disturbi legati ai cambiamenti antropici del mondo, che interferiscono con la continuità delle identità individuali e collettive, provocando disagi e sofferenze psicologiche nella popolazione.

Un primo ambito pre…

La nuova edizione del Manuale diagnostico psicodinamico PDM-3 curata da Vittorio Lingiardi e Nancy McWilliams (Raffaello Cortina Editore) introduce interessanti sviluppi e cambiamenti rispetto alle edizioni precedenti. Infatti vengono riproposti e ampliati gli assi valutativi del funzionamento mentale, della personalità e dei sintomi, che costituiscono l’architettura teorica e clinica del PDM (Psychodynamic Diagnostic Manual). E poi si aprono nuove finestre sulle attualità del mondo contemporaneo che si ripercuotono non solo sul carattere delle persone, ma anche su nuove forme di malessere che tendono a diffondersi oggi, quantunque non siano ancora chiaramente riconosciute e codificate nei sistemi diagnostici internazionali.

Il manuale propone un interessante capitolo sui disturbi legati ai cambiamenti antropici del mondo, che interferiscono con la continuità delle identità individuali e collettive, provocando disagi e sofferenze psicologiche nella popolazione.

Un primo ambito preso in considerazione riguarda il cambiamento climatico, le guerre e le pandemie. Come viene ribadito in questo capitolo, l’attuale crisi ambientale con le sue ripercussioni sociali e politiche sembra avere effetti negativi sulle popolazioni di tutte le età. Basta ricordare le terribili conseguenze umane e sociali dello tsunami nel 2004 che ha colpito le comunità orientali oppure quelle provocate dal terremoto dell’Aquila nel 2009. Non solo morti e feriti, ma anche uno stravolgimento dell’ambiente umano che ha comportato sofferenze profonde in seguito alla distruzione delle abitazioni, alla perdita del lavoro e al venire meno dell’identità e della coesione sociale. Tutto questo ha avuto effetti traumatici immediati come paura intensa, senso di impotenza e confusione a cui hanno fatto seguito effetti a lunga scadenza come disturbi del sonno, ansia e riemergenza di memorie traumatiche. Ma, al di là di questi eventi catastrofici, la crisi climatica è presente ogni giorno nella popolazione, che sia riconosciuta o no, provocando risposte di “ecoansia”, ossia reazioni emotive negative di fronte alle condizioni ambientali di inquinamento e di aumento dell’anidride carbonica.

Come è stato messo in luce dall’American Psychological Association, l’ecoansia si caratterizza per un’esperienza di apprensione emotiva legata alla previsione di un futuro cataclisma ambientale che si ripercuoterà sulla vita personale e familiare. Sentimenti disturbanti accompagnano l’ansia, come rabbia, sentimenti di colpa e depressione che possono condurre, soprattutto quest’ultima, al venir meno della speranza.

Anche le guerre e il clima di allarme che la precede suscitano stati d’animo di preoccupazione, di insicurezza e di ansia che colpiscono secondo l’Onu il 10 per cento della popolazione e possono sfociare anche in disturbi più seri di tipo paranoide o depressivo. È una paura, addirittura una fobia, che è molto diffusa anche fra i giovani e li scoraggia ad avere dei figli e li spinge a un ripiegamento su di sé per proteggersi dai pericoli imminenti. Il conflitto Russia-Ucraina, che dura ormai da quattro anni e che è giunto a lambire l’Europa, ha creato e continua a creare un’ansia nucleare.

L’ultima situazione ambientale fonte di preoccupazioni e di paure di contagio è la pandemia, che abbiamo vissuto recentemente col Covid-19, che ha letteralmente trasformato la vita dell’intero Paese e addirittura del mondo, imponendo norme igieniche e preventive rigide. Durante la pandemia, c’è stata una recrudescenza di stati di ansia e di depressione, in particolare fra i giovani costretti a rinunciare alla loro vita personale e sociale con una grave deprivazione che ha pesato sulla maturazione della loro personalità. Come ha messo in luce una recente ricerca neurobiologica pubblicata nel 2025, gli effetti di queste deprivazioni e di queste ansie di contagio hanno interessato il cervello degli adolescenti e dei giovani, provocando una riduzione accentuata della corteccia cerebrale.

Come ha discusso lo psicoanalista esistenzialista Carlo Strenger, recentemente scomparso, nel suo libro Freud’s legacy in the global era (L’eredità di Freud nell’era della globalità), la psicoanalisi si è lasciata sfuggire altri approcci teorici connessi agli importanti cambiamenti socio-culturali della globalizzazione che hanno inciso sulla costruzione dell’identità e sui processi di significazione. Nel mondo di oggi è diffusa la paura dell’insignificanza, ossia di perdere la visibilità e l’identità e non riuscire a condividere il sistema semantico comune. Questi sentimenti di vulnerabilità personale predispongono verso sviluppi psicopatologici, dal momento che non si viene riconosciuti come individui in grado di essere agenti e di avere proprie intenzionalità.

La psicopatologia non è soltanto un evento personale e familiare, si estende anche al sistema sociale e alle sue significazioni determinando il senso di solitudine, di alienazione e di estraniamento.

Si tratta di una nuova prospettiva psicopatologica delineata dal Manuale PDM-3 che richiederà ulteriori sviluppi e approfondimenti. Come aveva scritto lo psicoanalista americano Erik Erikson più di cinquant’anni fa: nell’epoca di Freud era centrale il riconoscimento della pulsione sessuale in una società sessuofobica. E aggiungeva che negli anni Sessanta del secolo scorso era in primo piano il valore dell’identità in termini psico-sociali. Mentre oggi – possiamo aggiungere – la globalizzazione e l’intelligenza artificiale giocano e soprattutto giocheranno un ruolo decisivo nella costruzione del carattere delle persone e anche nelle deviazioni psicopatologiche che prenderanno corpo in questo nuovo contesto umano.

Il libro – Manuale Diagnostico Psicodinamico, a cura di Vittorio Lingiardi e Nancy Williams (Raffaello Cortina, pagg. 1100, euro 94)

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