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Radiografia di un’Italia malata che dimentica anche sé stessa

Particolare della copertina "Storia della Repubblica" (Donzelli) 

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I populisti al potere nel nuovo capitolo della Storia della Repubblica di Guido Crainz, dedicato al presente
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Un’Italia che dimentica sé stessa, la propria storia. E assiste spaesata e spesso inconsapevole al progetto della destra al governo di sfigurarne la fisionomia culturale e di cambiarne gli assetti istituzionali nati dalla Carta. È questo il Paese fotografato per gli ottant’anni da Guido Crainz nel capitolo che chiude l’edizione aggiornata della sua Storia della Repubblica, pubblicata ora da Donzelli. Dissoluzioni, rivelazioni e traumi 2016-2025 è il titolo espressivo di queste dolentissime pagine che devono essere costate una grande fatica allo storico, costretto a misurarsi con la lava incandescente della contemporaneità, mentre tutt’intorno crollano le vecchie impalcature della modernità occidentale, con la crisi delle democrazie parlamentari e il declino della stessa nozione di Occidente. E non è un caso che alla fine del volume vengano evocati I sonnambuli raccontati da Christopher Clark, sovrani ministri ambasciatori e generali ciechi di fronte all’orrore in cui stava precipitand…

Un’Italia che dimentica sé stessa, la propria storia. E assiste spaesata e spesso inconsapevole al progetto della destra al governo di sfigurarne la fisionomia culturale e di cambiarne gli assetti istituzionali nati dalla Carta. È questo il Paese fotografato per gli ottant’anni da Guido Crainz nel capitolo che chiude l’edizione aggiornata della sua Storia della Repubblica, pubblicata ora da Donzelli. Dissoluzioni, rivelazioni e traumi 2016-2025 è il titolo espressivo di queste dolentissime pagine che devono essere costate una grande fatica allo storico, costretto a misurarsi con la lava incandescente della contemporaneità, mentre tutt’intorno crollano le vecchie impalcature della modernità occidentale, con la crisi delle democrazie parlamentari e il declino della stessa nozione di Occidente. E non è un caso che alla fine del volume vengano evocati I sonnambuli raccontati da Christopher Clark, sovrani ministri ambasciatori e generali ciechi di fronte all’orrore in cui stava precipitando l’Europa nella notte buia del 1914, alla vigilia della Grande guerra. La catastrofe è là davanti: tutti ne hanno sentore ma nessuno è in grado di evitarla.

In una cornice di grande smottamento, l’Italia sembra accelerare il passo nel processo di metamorfosi verso approdi che restano radicalmente estranei alla sua vita precedente. A cominciare dalla deformazione della storia, che viene riscritta dalla destra di Fratelli d’Italia facendo ricorso a due operazioni distinte ma concatenate: la cancellazione del ruolo fondativo dell’antifascismo, espunto dal lessico civile e recuperato solo nella versione sfigurata degli “antifà” degli anni Settanta, e la celebrazione della mitografia neofascista fino a farla diventare parte integrante della vicenda nazionale. A Crainz non mancano gli esempi, dal tentativo di separare la Carta Costituzionale dalla sua matrice antifascista – con nuovo fango allungato sui partigiani di via Rasella, artefici della morte non di pericolose Ss ma di una banda di anziani musici – alla memoria incensata dei martiri del neofascismo e dell’epica del Movimento sociale italiano. Un tentativo – questo di sdoganare culture neofasciste e neonaziste, legittimandole nell’alveo della nostra storia nazionale - che è andato crescendo negli ultimi mesi, con l’accusa di censura mossa dal ministro Giuli a chi ha criticato la presenza di editori neri alla fiera romana Più libri, più liberi, e più di recente con l’organizzazione alla Camera dei Deputati di una conferenza sulla proposta di legge sulla “remigrazione”, promossa da associazioni di estrema destra con l’avallo di un deputato leghista (iniziativa fatta saltare dai parlamentari dell’opposizione).

Solo folklore politico senza importanza? A uno studioso come Crainz, che ha dedicato larga parte della sua ricerca alle implicazioni civili della memoria, non sfugge la relazione tra questa riscrittura della storia e il disegno delle destre populiste al potere che, non solo in Italia, «ambiscono a conquistare quote di potestà supplementari alla dotazione legittima» (copyright Ezio Mauro). I decreti legge sulla sicurezza, la delegittimazione della magistratura, l’obiettivo di erodere il ruolo del presidente della Repubblica con il premierato elettivo sono tutti passaggi che segnano un deterioramento anche rispetto all’evo berlusconiano, a cui pure viene riconosciuta la paternità della regressione in corso, il principio di quella “democrazia del capo” che ora trova consenso in una parte non trascurabile della società italiana. In che modo questo progetto viene contrastato? E da quali forze? Qui il quadro di Crainz diventa ancora più desolante, con un’opposizione ritratta come divisa, frantumata, «in uno scenario in cui si è persa memoria dei veri congressi di partito». E con una sinistra non più facilmente riconoscibile «nelle sue espressioni politiche e nella realtà viva del Paese». Secondo lo storico, il conflitto portato alla luce dall’invasione dell’Ucraina – tra chi si schiera a sostegno di un popolo invaso e chi, con differenti ragioni, elude e anche contesta quell’impegno – acquista una radicalità senza precedenti nella pur sanguinosa storia delle lacerazioni della gauche.

Un trauma che si somma ad altre fratture scomposte, in un Paese che perde coscienza di sé. O, meglio, tende a liquidare «gli anni duri conflittuali ma al tempo stesso solidali della Ricostruzione, le speranze e le illusioni del miracolo economico, la grande ventata riformatrice degli anni Sessanta e Settanta», per concentrarsi sulla dissoluzione successiva cominciata con Tangentopoli e culminata con il trionfo dei «populismi distruttivi». Sembra non esserci scampo, negli ottant’anni della Repubblica, se non nella consapevolezza di ciò che accade. E negli anticorpi che devono essere rianimati con la massima urgenza.

Il libro – Storia della Repubblica, edizione aggiornata, di Guido Crainz (Donzelli, pagg. 448, euro 28 Contiene un capitolo finale sugli ultimi dieci anni)

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