Materiale infiammabile, la bruttezza. Soprattutto se ad essa si accompagna qualche vistosa malformazione fisica. Spaventati dal difforme condanniamo la potenza irrazionale del mostruoso, l’ibrido che confonde l’umano con la bestia. Non vi è epoca che non abbia cercato nel diverso il più insidioso dei nemici. Ma come reagisce il diverso, colui che definiamo mostro, a una simile esclusione? Una risposta, o più risposte se volete, si ricavano dalla lettura di Ugo, il felice esordio narrativo di Baldissera Di Mauro. Si tratta di un vero e proprio romanzo di deformazione (pubblicato da Elliot), che ho provato a leggere come un piccolo apologo sugli effetti anche inaspettati che la mostruosità a volte genera nella provincia italiana. Non solo in negativo.
Sovvertendo le regole del perbenismo letterario, ma altresì quelle del cattivismo a oltranza (nello stile del marchese De Sade), Di Mauro assegna a Ugo, protagonista del romanzo, il compito di traghettare il male verso il bene, verso cioè…
Materiale infiammabile, la bruttezza. Soprattutto se ad essa si accompagna qualche vistosa malformazione fisica. Spaventati dal difforme condanniamo la potenza irrazionale del mostruoso, l’ibrido che confonde l’umano con la bestia. Non vi è epoca che non abbia cercato nel diverso il più insidioso dei nemici. Ma come reagisce il diverso, colui che definiamo mostro, a una simile esclusione? Una risposta, o più risposte se volete, si ricavano dalla lettura di Ugo, il felice esordio narrativo di Baldissera Di Mauro. Si tratta di un vero e proprio romanzo di deformazione (pubblicato da Elliot), che ho provato a leggere come un piccolo apologo sugli effetti anche inaspettati che la mostruosità a volte genera nella provincia italiana. Non solo in negativo.
Sovvertendo le regole del perbenismo letterario, ma altresì quelle del cattivismo a oltranza (nello stile del marchese De Sade), Di Mauro assegna a Ugo, protagonista del romanzo, il compito di traghettare il male verso il bene, verso cioè una trasformazione che odora molto di rinascita spirituale. Si potrebbe restare delusi da un tale cambiamento radicale, si potrebbe cioè sospettare che un eccesso di religiosità o di riconquistata fede (modello l’Innominato manzoniano) limiti o confonda la spudorata libertà del romanzo. In realtà non siamo neanche così sicuri che Ugo diventerà quel paladino del bene prigioniero felice delle proprie e insospettate buone intenzioni. Sappiamo solo che il suo successo imprenditoriale nella moda (Ugo è figlio di un sarto) - ottenuto anche grazie a un manipolo di personaggi che sembra uscito da una corte di miracoli – non ha niente di definitivo e che il “riscatto”, semmai si voglia invocare la morale, è quanto di più infondato ci possa essere. Dopotutto, nascere nichilista e finire santo può essere anche solo una questione di sfumature.
Fin dall’inizio sappiamo che la malformazione al collo fa di Ugo uno scherzo della natura. Egli è consapevole che nessuno lo amerà mai per il suo corpo. Ne è talmente convinto che egli stesso prova ribrezzo per la sua persona. E allora come comportarsi davanti a tanta disperata evidenza? La strada segnata è quella di rendersi invisibile, di essere un senza corpo, che tira i fili delle sue malcapitate marionette. Gli amati filosofi, che detestano la normalità della vita, gli indicano la strada. Le “cattive letture” ne fanno un sottile esegeta del male. In fondo, se il bene è un mistero, il male è l’ambiguità di quel mistero e si può dunque travestire anche da bene. Fino a scoprire che dalla pratica di entrambi si può ricavare lo stesso intenso piacere.
Superata una certa solennità il romanzo si affida alla fantasia libertina del suo autore, rintracciabile in certi personaggi minori: Benito, un simpatico truffatore, Ninetto, compagno di scuola e scaltro socio in affari di Ugo, Emmuccella, madre di Ugo che scopre le gioie del sesso solo dopo essere restata vedova, Michele tormentato dalla sua omosessualità e infine il gobbo Elmo, gran frequentatore di escort e femminielli. Proprio Elmo, talentuoso giocatore di borsa, contribuirà al successo imprenditoriale di Ugo.
Ugo è un romanzo in cui il peccato, la trasgressione, il politicamente scorretto rivelano paradossalmente il volto segreto dell’innocenza che solo la provincia (in questo caso umbra e abruzzese) sa in certi casi rendere convincente. Nel suo essere anatomia di un mostro infelice, Ugo ha i suoi illustri antesignani: Frankenstein, Quasimodo, ossia il gobbo di Notre Dame, Cyrano, King Kong. Archetipi letterari destinati a suscitare non solo orrore e paura. Essi conoscono il dolore infinito della loro condizione e la tenerezza animale insita nella loro forza. Ma al tempo stesso sono in grado di reagire con la medesima brutalità che il consorzio umano riserva loro. Nell’età del disumanesimo, dove il caro vecchio mondo continuerà a uccidere mostri come fossimo in un video gioco, al protagonista non resta che capire da che parte schierarsi. Il male ha fatto la sua parte. Il bene è in azione. Ma la partita resta aperta perché la notte senza stelle è ancora lunga e i demoni di Ugo, mai davvero sconfitti, sono lì a ricordarglielo.
IL LIBRO
Ugo, di Baldissera Di Mauro, elliot, pagg. 192, euro 17,50