C’è un vuoto, dentro la fabbrica e dentro chi ci lavorava, un segno scuro come quello sul pavimento degli impianti dismessi: un alone, la distanza tra sé e il senso di sé che il lavoro definisce. È un lungo canto d’addio, quello che Niccolò Zancan dedica ai protagonisti di una fine piena di passione e tristezza. L’ultimo operaio (Einaudi) va letto come un reportage lirico sul limitare tra cronaca…