Cultura

Repubblica vi regala i racconti da riscoprire dei grandi d’America

Repubblica vi regala i racconti da riscoprire dei grandi d’America

Carver, Foster Wallace, Morrison, DeLillo, Everett: in omaggio con il nostro giornale sei capolavori degli autori che meglio hanno raccontato il loro Paese. Letture più che mai necessarie

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Molti di loro, praticamente tutti, hanno permesso a chi li ha letti di entrare nella pelle degli altri. E oggi in un mondo sconvolto da nuove guerre, oggi che il sogno americano è sparito dentro al fumo delle bombe, c’è ancora più bisogno delle loro parole. Mai come adesso, al tempo della paura, abbiamo bisogno dell’altra America. Per questo Repubblica ha deciso di regalare alle sue lettrici e ai suoi lettori sei grandi della letteratura: Raymond Carver, Don DeLillo, Percival Everett, Toni Morrison, Joyce Carol Oates, David Foster Wallace.

Sei titoli imprescindibili raccolti nella collana Voci d’America, in edicola con il quotidiano il 9, 10 e 11 marzo e il 16, 17 e 18 marzo. In omaggio con il giornale, arrivano sei racconti, sei piccoli capolavori che oggi possono diventare bussole per orientarsi in un presente incerto. Una piccola grande biblioteca di resistenza.

Si comincia il 9 marzo con Da una parte e dall’altra di David Foster Wallace, scrittore iconico morto suicida nel 2008 a 46 anni. Wallace è tornato recentemente a conquistare una nuova generazione di lettori che lo sta riscoprendo a partire dal suo capolavoro Infinite Jest, che ha appena compiuto trent’anni. Nel racconto che Repubblica porta in edicola e che apre la collana, ci sono i temi che lo hanno reso unico nel panorama letterario: dalla complessità delle relazioni alla frammentazione della realtà. Nel racconto, attraverso lettere, riflessioni e voci intrecciate, Wallace esplora la distanza emotiva, la difficoltà di comunicare i sentimenti, la paura della solitudine e il desiderio di perfezione.

Il 10, ecco L’angelo Esmeralda di Don DeLillo, un signore del romanzo: 89 anni, lo scrittore è da tempo lontano dalle scene. Il suo ultimo libro, The Silence, è del 2020. E la sua voce manca così tanto che è una gioia poter rileggere uno dei suoi racconti più belli, un piccolo gioiello anticipato in uno dei suoi titoli più amati, Underworld: l’immagine miracolosa di una bambina assassinata che, come un angelo, appare sui muri del Bronx e che scatena un’ondata di devozione.

L’11 marzo, la prima voce di donna, quella di una vera gigante della letteratura: Toni Morrison, in edicola con Recitativo. Morrison, scomparsa nel 2019, è stata la prima afroamericana a vincere il premio Nobel per la Letteratura nel 1993. «Io scrivo dal basso, nel vernacolo di un popolo – povero, nero – che, con un linguaggio poco familiare ai lettori bianchi, non è nella testa del romanziere» ha detto di sé l’autrice di un capolavoro come Amatissima. Recitativo è il suo unico racconto breve, la storia di Twyla e Roberta, prima bambine cresciute in un istituto, poi donne le cui strade tornano a incontrarsi: divise dal colore della pelle e, a volte, anche dai ricordi, ma unite da un legame imprescindibile.

Il 16 marzo Repubblica porta in edicola il più iconico scrittore di racconti: Raymond Carver, scomparso nel 1988. Nelle sue opere, come in un quadro di Hopper, gruppi di famiglia in un interno, spesso un inferno. In Febbre il protagonista è Carlyle, un insegnante di educazione artistica che è stato appena lasciato dalla moglie, Eileen, fuggita in California con un collega di lui.

Il 17 ecco un’altra immensa scrittrice: Joyce Carol Oates, nata nel 1938, imprescindibile narratrice del lato oscuro dell’animo umano, capace di scrivere di boxe e di Marilyn Monroe con la stessa penna chirurgica, disturbante, perfetta. Ne Il primo marito la narrazione esplora la gelosia ossessiva e malsana di un avvocato civilista, Leonard.

L’ultimo volume della collana, Un po’ di fede, esce il 18 marzo. L’autore che chiude Voci d’America è Percival Everett, incredibile narratore contemporaneo del razzismo, autore di libri memorabili come James, cioè Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain raccontate dal punto di vista dello schiavo fuggiasco Jim. Un romanzo che gli è valso il Pulitzer. Nel racconto in edicola, il veterinario afroamericano Sam Innis, cresciuto in un ranch, viene chiamato a partecipare alle ricerche di una bambina sorda scomparsa nella riserva indiana: la piccola si ritrova, indifesa, circondata da decine di serpenti. Un’immagine che sembra una metafora dell’oggi.

Non è un caso, forse, che gli autori viventi regalati da Repubblica abbiano preso posizione contro Trump, da Oates a Everett. Che a noi ha detto: «La letteratura è tutto ciò che resta dell’America migliore». Ed è ora il momento di rileggerla.

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