Biennale, Giuli non si arrende e da Leopoli chiede altre carte
di Serena RiformatoLa visita a Leopoli del ministro della cultura Alessandro Giuli
ROMA – Finito sottotraccia nella bufera referendaria, il problema è ancora lì, irrisolto: il 9 maggio, alla Biennale di Venezia verrà riaperto, per la prima volta dal 2022, il padiglione russo. In barba alla «contrarietà del governo». Inevitabilmente il tema riaffiora in superficie durante la missione del titolare della Cultura Alessandro Giuli a Leopoli. Gli ucraini – l’hanno già detto – non sono affatto contenti della vetrina internazionale concessa ai russi. Ma alla sua omologa Tetyana Berezhna, vice di Volodymyr Zelensky, il ministro assicura che niente rimarrà intentato, «nel rispetto dell’autonomia sancita dallo statuto della fondazione».
Il Collegio romano infatti continua «l’istruttoria» sulla prima tranche di carte richiesta alla fondazione veneziana. L’obiettivo: assicurarsi che l’organizzazione del padiglione russo – gestita dal presidente Pietrangelo Buttafuoco – abbia rispettato le norme del regime sanzionatorio in vigore contro la Russia. Giuli, nei colloqui riservati i…
ROMA – Finito sottotraccia nella bufera referendaria, il problema è ancora lì, irrisolto: il 9 maggio, alla Biennale di Venezia verrà riaperto, per la prima volta dal 2022, il padiglione russo. In barba alla «contrarietà del governo». Inevitabilmente il tema riaffiora in superficie durante la missione del titolare della Cultura Alessandro Giuli a Leopoli. Gli ucraini – l’hanno già detto – non sono affatto contenti della vetrina internazionale concessa ai russi. Ma alla sua omologa Tetyana Berezhna, vice di Volodymyr Zelensky, il ministro assicura che niente rimarrà intentato, «nel rispetto dell’autonomia sancita dallo statuto della fondazione».
Il Collegio romano infatti continua «l’istruttoria» sulla prima tranche di carte richiesta alla fondazione veneziana. L’obiettivo: assicurarsi che l’organizzazione del padiglione russo – gestita dal presidente Pietrangelo Buttafuoco – abbia rispettato le norme del regime sanzionatorio in vigore contro la Russia. Giuli, nei colloqui riservati in Ucraina, aggiunge nuovi elementi: «Chiederemo altri documenti, vogliamo passare al vaglio gli ultimi due anni». Almeno dal 2024 infatti il Cremlino ha sempre espresso – attraverso le sue rappresentanze – un forte interesse a tornare alla Biennale. Le interlocuzioni, mediate dalla Farnesina, sono però sempre finite in un vicolo cieco: impossibile procedere con le sanzioni. Un ostacolo anche solo per la logistica o per l’assunzione dei professionisti che si occupano della sicurezza dell’infrastruttura. Per questo il Mic vuole risalire indietro nel tempo: cos’è cambiato quest’anno rispetto ai precedenti?
Giuli non ha alcuna intenzione di soprassedere finché Mosca rimarrà nel programma dell’esposizione. «Siamo uniti nel contrasto a ogni forma di propaganda e disinformazione russa», commenta, non a caso, nella nota pubblica alla fine della missione. A casa il ministro riporta un’edizione ucraina di 1984 di George Orwell trovata tra le macerie degli edifici sbriciolati sotto le bombe russe. Sotto l’intestazione qualcuno ha scritto una dedica in verde: l’augurio che le vecchie paure passino e arrivi una nuova primavera.