Persia culla del mondo. La civiltà minacciata dalla barbarie di Trump
di Maurizio BettiniE’ un’affermazione che non ha precedenti quella del presidente Trump: distruggere una civiltà come, in epoche remote, ha potuto farlo l’esplosione di un vulcano, la caduta di un meteorite, un terremoto di inaudita intensità. Come poteva farlo un Dio irato che scatena il diluvio e distrugge tutto ciò che gli uomini hanno realizzato sulla Terra. Siamo di fronte a un tragico delirio di onnipotenza, non c’è dubbio, nessun uomo che fosse sano di mente potrebbe uscirsene in una dichiarazione del genere.
In ogni caso, non si deve neppure attribuire al presidente una profondità di pensiero che non ha e una cultura che non ha mai posseduto. La "civiltà” che ha minacciato di distruggere, per costringere l’Iran alla resa, non è quella dell’Impero Achemenide, che fu il più grande del mondo antico; e neppure quella che ha prodotto la religione dello Zoroastrismo, i cui influssi si fecero precocemente sentire anche nel monoteismo ebraico. Niente di tutto questo. Che anzi, Trump non aveva neppure in…
E’ un’affermazione che non ha precedenti quella del presidente Trump: distruggere una civiltà come, in epoche remote, ha potuto farlo l’esplosione di un vulcano, la caduta di un meteorite, un terremoto di inaudita intensità. Come poteva farlo un Dio irato che scatena il diluvio e distrugge tutto ciò che gli uomini hanno realizzato sulla Terra. Siamo di fronte a un tragico delirio di onnipotenza, non c’è dubbio, nessun uomo che fosse sano di mente potrebbe uscirsene in una dichiarazione del genere.
In ogni caso, non si deve neppure attribuire al presidente una profondità di pensiero che non ha e una cultura che non ha mai posseduto. La "civiltà” che ha minacciato di distruggere, per costringere l’Iran alla resa, non è quella dell’Impero Achemenide, che fu il più grande del mondo antico; e neppure quella che ha prodotto la religione dello Zoroastrismo, i cui influssi si fecero precocemente sentire anche nel monoteismo ebraico. Niente di tutto questo. Che anzi, Trump non aveva neppure in mente, come gli Europei di Otto e Novecento, di sostituire la propria “civiltà”, ritenuta superiore, a quella rappresentata oggi dallo Stato islamico; e nonostante si senta inviato da Dio al fine di combattere questa guerra, il suo obiettivo non era neppure quello di sostituire il Cristianesimo all’Islam: alla maniera dei colonizzatori europei che portavano la “civiltà”, cioè quella cristiana, ai popoli che non avevano avuto la fortuna di conoscerla. No, niente di tutto questo.
Credo che Trump abbia usato la parola ‘civiltà’ nel suo significato più corrente e banale, ossia la presenza di beni e risorse tali che permettono a coloro che ne partecipano di raggiungere, attraverso il progresso, un alto livello di perfezionamento civile ed economico. In questo senso la parola civiltà si oppone a barbarie, ossia una condizione sociale e materiale che vede le popolazioni vivere una vita selvaggia, dove il più forte prevarica sul più debole perché la sopraffazione costituisce la norma.
Lamorte di una civiltà per Trump significa solo bombardare l’Iran con una tale violenza da radere al suolo ogni edificio e ogni infrastruttura, cancellando così tutte le risorse cui la popolazione potrebbe attingere. Così facendo ha pensato che di riportare gli Iraniani, peraltro già fiaccati dal dominio dei mullah, alla condizione di barbari, ovvero di ridurli a uomini dell’età della pietra, come ha detto un’altra volta.
Il mondo in cui viviamo è davvero pieno di tragici paradossi. Il presidente afferma di ridurre l’Iran alla barbarie senza capire – e con lui non lo capiscono i suoi ministri, i suoi collaboratori, e purtroppo anche milioni di americani – che la vera barbarie l’ha portata lui in casa sua, così come Netanyahu l’ha portata nel cuore del suo Israele. Ciascuno dei due capi ha trasformato il proprio Paese in una forza assassina, che uccide persone innocenti, uomini donne e bambini, che disprezza la legge e legittima la sopraffazione. Barbari, che vogliono ridurre altri alla barbarie.