✕

Tutto su mia madre Audrey e quel gioco che facciamo per sentirla ancora tra noi

Audrey Hepburn con Gregory Peck in Vacanze romane

 

Ascolta l'audio

La grande Hepburn raccontata dal figlio Sean Ferrer in una biografia definitiva Dal set alla vita privata tra affetti e impegno
2 minuti di lettura

«C’era un gioco che facevamo in famiglia. Potrebbe essere cominciato mentre aspettavamo un treno o un aereo in ritardo, quando ho fatto questa battuta ai miei figli: “Tre minuti per trovare la nonna”. Poi la cosa ha preso piede e ora i ragazzi sono cresciuti ma continuano a farlo da soli. E anch’io. Dopo mando una foto a mia moglie e ridacchiamo tra di noi». Solo che quella da cercare in questo caso non è una nonna qualunque, ma Audrey Hepburn. Una delle star più amate di tutti i tempi, icona di stile, personaggio leggendario, la cui immagine campeggia onnipresente su poster, stampe artistiche, riviste, borse, portachiavi, magliette. Tanto che la sua famiglia per anni ha inscenato questo passatempo, come racconta ora il figlio più grande Sean Hepburn Ferrer, che oggi ha 65 anni. Nato dal primo matrimonio dell’attrice con Mel Ferrer, ha appena pubblicato un libro che vuole essere la «biografia definitiva della donna con gli occhiali da sole», un modo per mettere «l’ultima parola».

…

«C’era un gioco che facevamo in famiglia. Potrebbe essere cominciato mentre aspettavamo un treno o un aereo in ritardo, quando ho fatto questa battuta ai miei figli: “Tre minuti per trovare la nonna”. Poi la cosa ha preso piede e ora i ragazzi sono cresciuti ma continuano a farlo da soli. E anch’io. Dopo mando una foto a mia moglie e ridacchiamo tra di noi». Solo che quella da cercare in questo caso non è una nonna qualunque, ma Audrey Hepburn. Una delle star più amate di tutti i tempi, icona di stile, personaggio leggendario, la cui immagine campeggia onnipresente su poster, stampe artistiche, riviste, borse, portachiavi, magliette. Tanto che la sua famiglia per anni ha inscenato questo passatempo, come racconta ora il figlio più grande Sean Hepburn Ferrer, che oggi ha 65 anni. Nato dal primo matrimonio dell’attrice con Mel Ferrer, ha appena pubblicato un libro che vuole essere la «biografia definitiva della donna con gli occhiali da sole», un modo per mettere «l’ultima parola».

«Se escludiamo la regina Elisabetta, su poche altre donne è stato scritto altrettanto. Mi piace pensare che questo manoscritto sia l’ultimo della pila». Quello capace di dare uno sguardo dietro le quinte sulla vita di una delle donne più famose del XX secolo: in poche parole «meno abiti da ballo, più cene di famiglia», come lui stesso ha raccontato alla stampa britannica in questi giorni, in occasione dell’uscita del libro Audrey in contemporanea internazionale, in Italia per Tea.

Solo dopo aver compiuto 14 anni Sean si rese conto che sua madre non era solo un’attrice ma un’«attrice eccezionalmente famosa». Così un giorno tirò fuori la collezione di copie in 16 mm dei suoi film e organizzò il suo festival cinematografico privato dedicato a Audrey Hepburn in soffitta. Aveva un proiettore, un lenzuolo appeso al muro con un altoparlante nascosto dietro, una pila di cuscini e «la luna che splendeva dalla finestra». Di tanto in tanto, Audrey faceva capolino per chiedergli cosa ne pensasse dei film. Qualunque cosa lui dicesse, lei ne attribuiva il merito al regista o ai suoi coprotagonisti. Tra tutti, il ruolo di Holly Golightly, l’eccentrica protagonista nel romanzo di Truman Capote, «fu uno dei più cruciali della sua carriera e rischiò di non esserle assegnato». In origine, fu proposto a Marilyn, che rifiutò. «Così fu offerto a mia madre. Sulle prime anche lei era riluttante, preoccupata che Holly fosse troppo controversa». E invece trasformò il messaggio del film in un simbolo delle donne che conquistano il mondo, brandito come una bandiera.

Sean ha avuto decenni, dice, per riflettere su ciò che ha reso la fama di sua madre così duratura. Innanzitutto c’è la freschezza delle sue interpretazioni. Poi il suo stile personale: le ballerine e i pantaloni Capri, i capelli cortissimi e gli occhiali da sole giganti, ma soprattutto gli splendidi modelli realizzati per lei da Hubert de Givenchy, a partire dall’abito da ballo con le spalle scoperte indossato in Sabrina. Il loro fu un sodalizio fondato su un’amicizia durata oltre quarant’anni: «Diceva sempre: se non fosse stato gay, avrebbe potuto benissimo essere mio marito». Infine, l’impegno umanitario di Audrey come ambasciatrice dell’Unicef negli anni ’80 e ’90 in Etiopia, Venezuela, Vietnam. Non a caso il libro si apre proprio con la sua ultima missione nella Somalia dilaniata dal conflitto, circondata da bambini affamati, quattro mesi prima della morte nel 1993 nella sua casa sul lago di Ginevra. Per il funerale «il nostro piccolo villaggio di 400 o 500 abitanti si gonfiò fino a contenerne 25mila: era come un concerto rock con le auto parcheggiate a perdita d’occhio».

Da allora, Sean si è dedicato a preservare l’eredità della madre e a vigilare sulla sua immagine. «Era la regina di Instagram prima che Instagram esistesse», commenta pensando alla quantità di fotografie che lei ha generato, in un’epoca in cui ciò comportava lo sviluppo della pellicola, i provini, l’approvazione, il ritocco, le stampe…  Le ultime parole sono per quelle immagini riprodotte all’infinito nei negozi di souvenir da cui siamo partiti: «Un’eredità che si trasforma in leggenda ti solleva da terra, diventi come un palloncino. Sto cercando di riportarla con i piedi per terra. Lei stessa scegliendo di non vivere a Hollywood sapeva quanto contasse rimanere in contatto con la vita quotidiana. Del resto, da dove trai ispirazione se non dalla gente comune?».

Il libro

Audrey. La biografia definitiva di Audrey Hepburn di Sean Hepburn Ferrer e Wendy Holden (Tea, pagg. 352, euro 20)

Leggi i commenti