Shimon Peres: il leader poco amato e il rivale Netanyahu
di Bernardo ValliNon è amato. Non l’è mai stato. Lo si sente anche adesso, mentre la campagna elettorale si esaurisce, e lui, Shimon Peres, stenta a conservare il leggero vantaggio sul candidato della Destra, Benjamin Netanyahu. Un vantaggio aggiudicatogli da sondaggi resi molto approssimativi dal gran numero di elettori ancora dubbiosi. In queste ore, nell’attesa del voto ormai imminente, la sua sorte appare più oscillante che nei giorni scorsi. Egli non convince troppo. Forse non abbastanza. Se vincerà sarà grazie alla ragione. Ma le trippe, ossia la passione, la paura, potrebbero prevalere e sconfiggerlo. Più che altrove in questo momento, il razionale e l’irrazionale in Israele sono in aperta tenzone. Dogmatismo e laicismo vi sono in eterno confronto. Anche Itzhak Rabin l’ha detestato a lungo. L’accusava di essere un infaticabile intrigante, pensava fosse sempre intento a tessere complotti. Nel ’74, quando Shimon Peres era ministro della Difesa e Rabin primo ministro, si diceva che, invece di pens…
Non è amato. Non l’è mai stato. Lo si sente anche adesso, mentre la campagna elettorale si esaurisce, e lui, Shimon Peres, stenta a conservare il leggero vantaggio sul candidato della Destra, Benjamin Netanyahu. Un vantaggio aggiudicatogli da sondaggi resi molto approssimativi dal gran numero di elettori ancora dubbiosi. In queste ore, nell’attesa del voto ormai imminente, la sua sorte appare più oscillante che nei giorni scorsi. Egli non convince troppo. Forse non abbastanza. Se vincerà sarà grazie alla ragione. Ma le trippe, ossia la passione, la paura, potrebbero prevalere e sconfiggerlo. Più che altrove in questo momento, il razionale e l’irrazionale in Israele sono in aperta tenzone. Dogmatismo e laicismo vi sono in eterno confronto. Anche Itzhak Rabin l’ha detestato a lungo. L’accusava di essere un infaticabile intrigante, pensava fosse sempre intento a tessere complotti. Nel ’74, quando Shimon Peres era ministro della Difesa e Rabin primo ministro, si diceva che, invece di pensare agli arabi, i due dirigenti laburisti si facevano la guerra tra di loro. Neppure vent’anni dopo Rabin, ancora una volta primo ministro, aveva molta fiducia nel compagno di partito. Nel pieno dei negoziati segreti con i palestinesi, a Oslo, non permise a Peres, suo ministro degli Esteri, di assumere personalmente, come aveva chiesto, il controllo dell’intera operazione.
La sera in cui Rabin fu assassinato, a Tel Aviv, il 4 novembre dello scorso anno, tra i due vi fu un pubblico gesto amichevole, affettuoso. Alla fine della grande manifestazione per la pace, poco prima che Igal Amir, l’estremista di destra, gli scaricasse la Beretta nella schiena, Rabin cinse con il braccio le spalle di Peres. Quasi lo abbracciò. Dopo anni di reciproco risentimento, di ostilità, di dura concorrenza per la direzione laburista e il posto di primo ministro, quello slancio di Rabin fu poi interpretato come il passaggio dall’odio, ormai più astratto che reale, all’amicizia. Fu qualcosa di simile a un vecchio matrimonio difficile, sbagliato, in cui la lunga vita comune finisce con il trasformare il non amore in complicità. In quella sera di sangue, il gesto di Rabin fu un’inconscia designazione del successore. Una successione in verità naturale poiché nessun altro più di Peres avrebbe potuto portare avanti il processo di pace, di cui è stato il coautore.
E adesso, a poche ore dal voto, egli si aspetta la conferma nella carica di primo ministro per poter dare un assetto definitivo agli accordi con i palestinesi, entro il Duemila, quando si concluderà la nuova legislatura. Ma la vittoria elettorale non è scontata. Peres continua infatti a non essere amato. Alla televisione, domenica sera, durante il dibattito con Netanyahu, non è piaciuto al grande pubblico. Non è riuscito simpatico ai più. Non fissava la telecamera. Aveva lo sguardo sfuggente, nonostante si sia fatto accorciare le palpebre troppo cadenti, e ora abbia le pupille ben in vista, come quelle di un gatto notturno. Netanyahu era più telegenico. Riferisco quel che scrivono i giornali israeliani. Io ho avuto l’impressione opposta. Peres è stato, a mio avviso, più convincente di Netanyahu. Al contrario di Rabin, che era un soldato, egli non ispira fiducia in un paese in cui la sicurezza è il problema dominante.
La Repubblica 28 maggio 1996
Il libro – Ritratti di Bernardo Valli (Ventanas, pagg. 368, euro 22)