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Nella famiglia di Carrère la vita è un romanzo russo

Héléne Carrère d'Encausse ed Emmanuel Carrère

 

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Lo scrittore francese pubblica “Kolchoz”, omaggio dedicato alle sue radici e alla figura della madre, la storica Hélène
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PARIGI – C’è un’immagine che ritorna, ostinata. Il piccolo Emmanuel che attraversa la piscina a bracciate lente, mentre sua madre lo sorveglia dal bordo. È una scena già apparsa in Un romanzo russo, e che ora torna ad abitare Kolchoz (in uscita il 5 maggio da Adelphi, traduzione di Francesco Bergamasco). Hélène Carrère d’Encausse, storica della Russia, segretaria perpetua degli “Immortali” dell’Académie française, si è spenta nell’agosto del 2023, a novantaquattro anni. «Ho amato mia madre nell’infanzia come non ho mai amato e non amerò nessuno nella mia vita», scrive Emmanuel Carrère. Da questa dichiarazione assoluta, prende avvio una grande indagine familiare che percorre quattro generazioni, dalla Russia imperiale alla guerra in Ucraina, dalle radici georgiane alle ombre dell’esilio parigino.

PARIGI – C’è un’immagine che ritorna, ostinata. Il piccolo Emmanuel che attraversa la piscina a bracciate lente, mentre sua madre lo sorveglia dal bordo. È una scena già apparsa in Un romanzo russo, e che ora torna ad abitare Kolchoz (in uscita il 5 maggio da Adelphi, traduzione di Francesco Bergamasco). Hélène Carrère d’Encausse, storica della Russia, segretaria perpetua degli “Immortali” dell’Académie française, si è spenta nell’agosto del 2023, a novantaquattro anni. «Ho amato mia madre nell’infanzia come non ho mai amato e non amerò nessuno nella mia vita», scrive Emmanuel Carrère. Da questa dichiarazione assoluta, prende avvio una grande indagine familiare che percorre quattro generazioni, dalla Russia imperiale alla guerra in Ucraina, dalle radici georgiane alle ombre dell’esilio parigino.

Kolchoz è un ritratto amoroso e spietato, in cui la figura materna si staglia brillante e autoritaria, affascinante e infedele, attratta dalla luce del potere e dei potenti, non ultimo Vladimir Putin. «Questo libro non le sarebbe piaciuto affatto, ne sono consapevole», ammette lo scrittore, «ma non per questo ho la sensazione di aver commesso una cattiva azione nei suoi confronti». È la stessa tensione morale che già attraversava Un romanzo russo, quando nel 2007 Carrère aveva portato alla luce la storia di Georges Zourabichvili, il nonno georgiano emigrato in Francia negli anni Venti, interprete per i tedeschi a Bordeaux durante l’Occupazione, ucciso nel settembre del 1944 per collaborazionismo. Una rivelazione che era costata una rottura e mesi di lontananza silenziosa tra madre e figlio.

Quasi vent’anni dopo, la morte di Hélène permette a Carrère di riprendere il filo di quella ricerca nelle radici familiari. Il libro si apre con i funerali agli Invalides e l’omaggio nazionale alla grande dama delle lettere francesi. Lo scrittore confessa di aver cominciato a prendere appunti già durante l’agonia della madre che fino all’ultimo ha lavorato, presenziato a tutti gli eventi istituzionali, rilasciato interviste, rivelando ai figli solo alla fine di avere ormai un tumore incurabile. «Ho provato tristezza, certo. Ma una tristezza abbastanza dolce» dice l’autore. «La sua morte mi è sembrata ammirevole, il coronamento di una vita intera, lo stesso eterno desiderio di controllo, e insieme una forma di abbandono».

Il titolo nasce da un altro ricordo d’infanzia. Quando il padre Louis era lontano per lavoro, Emmanuel e le sorelle scivolavano nella camera della madre e dormivano tutti insieme nel grande letto. «Avevamo dato un nome a questo rito del dormitorio: fare kolchoz», scrive Carrère. «Adoravamo fare kolchoz. Non so fino a quando lo abbiamo fatto, direi ben oltre l’età in cui abbiamo smesso di credere a Babbo Natale». Con l’adolescenza, la relazione diventa più complicata. La madre, sedotta da un diplomatico russo, in un’eco involontaria di Passione semplice di Annie Ernaux, smette di rivolgere al marito qualsiasi gesto di affetto. La coppia rimane unita solo in una formalità di alta borghesia, dormendo in camere separate. «Non è stato facile – riconosce Carrère – costruirsi da adolescente con una madre così potente e un padre così schiacciato».

Eppure è proprio il padre, figura a lungo relegata ai margini nella costellazione di personaggi di Carrère, a imporsi nel libro. Se con la madre i rapporti erano stati talvolta «violentemente conflittuali», con Louis lo scrittore spiega di aver avuto un “affetto distratto”, fatto salvo per l’amore condiviso della musica. Alla fine però è la scoperta degli archivi familiari che Louis aveva pazientemente accumulato a fare la trama con cui Kolchoz si espande in una costellazione genealogica, da un antenato conte coinvolto nell’assassinio dello zar Paolo I nel 1801, alla cugina Salomé Zourabichvili diventata presidente della Georgia, ritrovata in un viaggio a Tbilisi nel 2022.

(afp)

Una parte del libro potrebbe portare il titolo Un romanzo georgiano. Il destino familiare si intreccia con il presente e l’invasione russa dell’Ucraina che ha imposto a Carrère una revisione dolorosa dell’eredità culturale e sentimentale ricevuta dalla madre. «Dall’inizio della guerra in Ucraina cerco di scrivere intorno a quell’amore per la Russia in cui sono cresciuto», confessa. «Ma il volto che la Russia ha mostrato in questi ultimi anni ha qualcosa di molto spaventoso». Un libro sul lutto, familiare prima ancora che culturale, a cui Carrère guarda con una forma di malinconica e fanciullesca tenerezza.

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