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Marjane Satrapi è morta: addio all’autrice di “Persepolis”

(afp)

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L’artista franco-iraniana aveva 56 anni. Il comunicato della famiglia: “È morta di crepacuore a poco più di un anno dalla scomparsa del marito Mattias Ripa”. Era ricoverata da due mesi in una clinica di Monaco di Baviera
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È morta all'età di 56 anni l'artista franco-iraniana Marjane Satrapi, che ha raggiunto la massima notorietà in tutto il mondo con il fumetto, diventato poi anche un film, Persepolis. Lo hanno annunciato i familiari della disegnatrice, che da molti anni viveva in Francia, specificando che Satrapi "è morta di crepacuore a poco più di un anno dalla scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita".

Produttore, attore e sceneggiatore, Ripa è scomparso nell’aprile 2025. La sua morte aveva gettato Satrapi in una depressione profonda, e lei stessa aveva confidato al giornale Le Point di aver intenzione di farsi seguire in una clinica all’estero, in Germania, lasciando la Francia in cui viveva da quando era ragazza. La cli…

È morta all'età di 56 anni l'artista franco-iraniana Marjane Satrapi, che ha raggiunto la massima notorietà in tutto il mondo con il fumetto, diventato poi anche un film, Persepolis. Lo hanno annunciato i familiari della disegnatrice, che da molti anni viveva in Francia, specificando che Satrapi "è morta di crepacuore a poco più di un anno dalla scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita".

Produttore, attore e sceneggiatore, Ripa è scomparso nell’aprile 2025. La sua morte aveva gettato Satrapi in una depressione profonda, e lei stessa aveva confidato al giornale Le Point di aver intenzione di farsi seguire in una clinica all’estero, in Germania, lasciando la Francia in cui viveva da quando era ragazza. La clinica in cui si è spenta, dopo due mesi di ricovero, è a Monaco di Baviera. Nel suo profilo Instagram aveva cancellato i riferimenti al suo lavoro. Dal 21 aprile 2025 al 23 febbraio scorso solo 10 post: il primo è il ritratto del marito con le date di nascita e morte fino all'ultimo in cui una foto di archivio in bianco e nero li ritrae abbracciati e sorridenti nell'annuncio dell'istituzione della Fondazione Cinema Mattias e Marjane Ripa-Satrapi, a sostegno degli studenti stranieri che vogliono studiare cinema a Parigi. In mezzo solo altri otto post, ognuno con una parola in rosa su sfondo nero: "For. I. Lost. The. Love. Of. My. Life". "Perchè ho perso l'amore della mia vita".

Satrapi, disegnatrice e illustratrice, insieme alla scrittrice Azar Nafisi, l’autrice di Leggere Lolita a Teheran, e all’artista visiva Shirin Neshat era senza dubbio una delle voci femminili più note della diaspora iraniana. A darle notorietà era stato proprio Persepolis, pubblicato per la prima volta in Francia in quattro volumi tra il 2000 e il 2003 dalla casa editrice L'Association e arrivato in Italia, con le edizioni Lizard, tra il 2002 e il 2003 (fu poi ripubblicato da Sperling&Kupfer e inseguito anche dalle edizioni del Gruppo Editoriale L’Espresso).

Nel fumetto, la disegnatrice era riuscita nell’impresa di trasformare la sua vicenda biografica nel simbolo di un’intera generazione di giovani iraniani le cui speranze nel futuro erano state schiacciate dal regime di Teheran. Figlia di una famiglia della borghesia, infatti, Marjane era stata mandata dai genitori a studiare in Europa, a Vienna, per poi approdare in Francia. La narrazione di Persepolis, con un tratto capace di raccontare con tenerezza le radici familiari e la bellezza dell’Iran, e di catturare allo stesso tempo con decisione la ferocia totalitaria dei mullah, raccontava tutta l’asprezza dell’esilio e il destino deviato di un’intera nazione.

L'adattamento di Persepolis come lungometraggio di animazione tratto dalla serie a fumetti, raccontava l'infanzia dell'autrice in Iran durante la rivoluzione islamica, e poi la sua vita in Europa. Il film ottenne il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2007 e rese ancora più popolare l’autrice. Anche il suo lavoro successivo, in particolare Pollo alle prugne, anch’esso poi diventato un film nel 2011, ruotava intorno al tema delle radici e dell’esilio, ma senza dubbio la sua fama era rimasta legata a Persepolis. E il suo sguardo critico sull’Iran del regime islamico non era mai venuto meno. Dedicandosi anche alla pittura, aveva esposto per la prima volta alla galleria Jérôme de Noirmont, a Parigi, nel 2013. Nel 2020, la galleria Françoise Livinec le aveva dedicato una mostra intitolata Femme ou Rien.

Nel 2022, aveva messo all’asta da Sotheby’s 44 tavole originali di Persepolis. In quell’occasione, aveva raccontato in un’intervista ad Arsalan Mohammad che il persistente successo del suo libro a oltre vent’anni dalla sua concezione la rendeva fiera, ma anche triste allo stesso tempo: “Vorrei davvero, con tutto il cuore, che il libro non avesse avuto alcun successo, perché ciò avrebbe significato che non era necessario e che ci saremmo trovati in una situazione migliore. È estremamente triste vedere che il libro sta vendendo tantissimo in America in questo momento. Ciò significa che in 22 anni la situazione non è cambiata e questo è triste. È estremamente triste. Vorrei vendere meno libri e che il mondo fosse un posto migliore, ma, sai, non c'è nulla che io possa farci”.

Aveva seguito dalla Francia le proteste scoppiate in Iran al grido “Donna vita libertà” e non aveva mai perso la speranza di poter tornare nel suo Paese natale. Intervistata per Robinson di Repubblica nel 2023, proprio in occasione della pubblicazione del fumetto Donna Vita Libertàche aveva dedicato alle coraggiose manifestazioni dei giovani iraniani dopo la morte della giovane Mahsa Amini, aveva infatti raccontato le sue speranze che la ribellione potesse portare alla caduta del regime. Definiva il progetto un’opera collettiva, a cui aveva lavorato con un gruppo di intellettuali, il politologo Farid Vahid, il reporter francese Jean-Pierre Perrin, il direttore del dipartimento di studi iraniani a Stanford Abbas Milani, quattro artisti iraniani e altri tredici provenienti da Europa e America, allo scopo di realizzare “un inno alla libertà che vuole analizzare i fatti nella loro complessità e nello stesso tempo ricordare agli iraniani che non sono soli, che la società civile in Occidente, nonostante il silenzio dei politici, è dalla loro parte”. Nel 2025 aveva rifiutato la Legion d’onore, tacciando Parigi di “ipocrisia” nei suoi rapporti con Teheran.

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