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“Giuseppe Di Vittorio cittadino del mondo”, la lotta non parla mai soltanto in italiano

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Una nuova biografia del grande sindacalista anima della Cgil ne ricostruisce il cosmopolitismo e la straordinaria vocazione al dialogo internazionale
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Lo spazio delle biografie ha acquisito una centralità riconosciuta tra le metodologie di studio e interpretazione del passato: una vita come percorso da ricostruire a partire da un esplicito e per molti versi privilegiato punto di osservazione. Un tracciato che diventa una prospettiva riconosciuta e riconoscibile per interrogarsi su tappe e momenti di una storia che parte da lontano proiettando questioni e problemi in un tempo più lungo. Alcune figure di riferimento di mondi e contesti offrono la possibilità di tenere insieme piani diversi: la soggettività di un percorso individuale con le tappe della grande storia che si muove sullo sfondo.

È il caso della ricostruzione scritta da Michele Colucci Giuseppe Di Vittorio cittadino del mondo (Carocci), uno spaccato del Novecento come esperienza d’impegno e partecipazione. L’autore definisce la centralità della dimensione internazionale, il peso del progressivo inserimento delle conquiste del mondo lavoro in una prospettiva globale.

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Lo spazio delle biografie ha acquisito una centralità riconosciuta tra le metodologie di studio e interpretazione del passato: una vita come percorso da ricostruire a partire da un esplicito e per molti versi privilegiato punto di osservazione. Un tracciato che diventa una prospettiva riconosciuta e riconoscibile per interrogarsi su tappe e momenti di una storia che parte da lontano proiettando questioni e problemi in un tempo più lungo. Alcune figure di riferimento di mondi e contesti offrono la possibilità di tenere insieme piani diversi: la soggettività di un percorso individuale con le tappe della grande storia che si muove sullo sfondo.

È il caso della ricostruzione scritta da Michele Colucci Giuseppe Di Vittorio cittadino del mondo (Carocci), uno spaccato del Novecento come esperienza d’impegno e partecipazione. L’autore definisce la centralità della dimensione internazionale, il peso del progressivo inserimento delle conquiste del mondo lavoro in una prospettiva globale.

Non emerge una traiettoria coerente e lineare, al contrario, passioni, traumi e conquiste affondano le radici in tornanti e sfide che hanno condizionato il secolo scorso. Di Vittorio le racconta in modo nitido, senza nascondere contraddizioni e traumi. Dalla militanza come bracciante in Puglia, al peso del sindacalismo nell’Europa scossa dalle guerre mondiali, dall’incontro con il comunismo italiano e i suoi teorici all’esilio imposto dal regime fascista.

Il suo antifascismo diventa una cifra distintiva che non si separa dalle scelte esistenziali: la militanza nel campo degli oppositori, il rischio di una esposizione continua, la ricerca di un terreno comune in grado di favorire la nascita e il rafforzamento di esperienze collettive. Da queste basi emerge uno dei protagonisti dell’Italia repubblicana: dalla ricostruzione post-bellica alle pagine più controverse e difficili del dopoguerra vissute da deputato dell’Assemblea costituente, poi del Parlamento repubblicano, e da segretario generale della Cgil.

La crisi della grande alleanza antifascista, la rottura del 1956, il volto violento e distante del socialismo reale motivano passaggi chiave di una biografia ricca, piena di riferimenti a contesti plurali. L’autore sceglie di seguire la trama globale sin dagli anni della formazione quando risalta l’internazionalismo di inizio secolo come chiave di lettura. Molte cose sono note e vengono richiamate come elementi di sfondo, su altre prevale la curiosità di un militante che si muove cercando risposte in contesti inesplorati guidato dalla volontà di riscatto per generazioni di braccianti e diseredati.

Il sindacato diventa così uno strumento insostituibile nell’Italia del dopoguerra, offre rappresentanza a chi non ce l’ha, definisce strategie e piani di lotta per mettere in questione le compatibilità esistenti. Di Vittorio cerca spazi possibili, si muove dentro e fuori le forme storiche della sinistra per favorire il dialogo tra mondi separati, tra le spinte degli ultimi e le potenziali risposte della democrazia rappresentativa. Il peso delle istituzioni definisce responsabilità e ruoli quando il mondo del lavoro accentua il carattere rivendicativo: le risposte ci sono, bisogna cercare quelle innovazioni che possono modificare la vita di uomini e donne impegnati nella costruzione di un progetto collettivo.

La dimensione internazionale non è separabile in un capitolo: le lotte sociali si muovono in una prospettiva globale che si rafforza unendo angoli lontani di un mondo che cambia. Emerge da ricordi e documenti l’entusiasmo di un militante mentre interviene in un consesso internazionale: «Raccolse i fogli e cominciò a parlare ancora in francese, in spagnolo e persino in italiano. Quegli africani, quei latino-americani, quegli asiatici capivano lo stesso ogni cosa. Afferravano qualche parola, ma intuivano pienamente il significato del ragionamento». Sono parole di Luciano Lama, altra figura chiave del sindacato che descrive Di Vittorio in azione: «La spinta liberatrice insita nel suo stesso agire li avvinse al punto che dopo infinite interruzioni e applausi, alla fine del discorso i delegati del terzo mondo improvvisarono una sorta di straordinaria manifestazione: saltarono sui tavoli, fecero a pezzetti le carte che erano state distribuite gettando in aria miriadi di coriandoli, fecero tremare le volte della sala con decine di tonanti urrah!».

E ancora sulla sua capacità «di mettersi in mezzo agli altri» con un’oratoria semplice, diretta e coinvolgente: «Vedo davanti a me tante facce, vedo dei neri, vedo di quelli che sono proprio neri neri, vedo dei bianchi, dei gialli, dei mezzi neri come me, ma tutti insieme, con voi siamo il sindacato del domani».

Curioso e attento ai dettagli, pronto a valorizzare le scelte di tanti: «Lavorate con tenacia, con pazienza: come il piccolo rivolo contribuisce a ingrossare il grande fiume, a renderlo travolgente, così anche ogni piccolo contributo di ogni militante confluisce nel maestoso fiume della nostra storia».

Il libro

Giuseppe Di Vittorio cittadino del mondo di Michele Colucci, Carocci, pagg.260, euro 23

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