Alan Turing e il racconto gay ritrovato. “Amava la scienza, ma anche il sesso e la letteratura”
di Elena DusiCancellature, goffaggini e scarabocchi, e una calligrafia che sembra aver fretta di arrivare in fondo. Alan Turing, lo scienziato che ha fondato l’informatica e decifrato il codice Enigma usato dal nazismo, non scriveva di solito così. I suoi manoscritti scientifici si distinguono a malapena dai libri stampati. Il documento Amt/A/13, conservato all’università di Cambridge e pubblicato oggi sulla rivista The Review of English Studies. spicca invece per il tipo di scrittura, ma non solo. Lo fa anche perché non parla di logica o matematica, bensì di sesso.
Alec Pryce, il protagonista del racconto, chiaramente l’alter ego di Turing, è uno scienziato omosessuale famoso per l’invenzione della cosiddetta “boa di Pryce” (il titolo provvisorio dato al racconto). Ha trascorso gli ultimi mesi chiuso nel suo studio occupandosi di viaggi interplanetari e ha speso la mattinata dedicandosi allo shopping natalizio. Sente quindi di “essersi guadagnato” una bella pausa dallo stress.
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Cancellature, goffaggini e scarabocchi, e una calligrafia che sembra aver fretta di arrivare in fondo. Alan Turing, lo scienziato che ha fondato l’informatica e decifrato il codice Enigma usato dal nazismo, non scriveva di solito così. I suoi manoscritti scientifici si distinguono a malapena dai libri stampati. Il documento Amt/A/13, conservato all’università di Cambridge e pubblicato oggi sulla rivista The Review of English Studies. spicca invece per il tipo di scrittura, ma non solo. Lo fa anche perché non parla di logica o matematica, bensì di sesso.
Alec Pryce, il protagonista del racconto, chiaramente l’alter ego di Turing, è uno scienziato omosessuale famoso per l’invenzione della cosiddetta “boa di Pryce” (il titolo provvisorio dato al racconto). Ha trascorso gli ultimi mesi chiuso nel suo studio occupandosi di viaggi interplanetari e ha speso la mattinata dedicandosi allo shopping natalizio. Sente quindi di “essersi guadagnato” una bella pausa dallo stress.
Lo scambio di sguardi con Ron Miller, un ragazzo sempre a corto di soldi e capace di riconoscere chi può dargli qualche spiccio in cambio di un incontro sessuale, è l’inizio di una partita a scacchi in cui i due cercano di capire se l’altro ha capito, e fino a che punto è disposto a stare al gioco.
“Ron pensa tra sé: se trovo qualcuno che mi porti sotto gli archi per dieci minuti posso arrivare a cinque scellini”. Pryce non è immediatamente conquistato: “Non è una gran bellezza, ma ha un certo appeal. E poi i mendicanti non possono permettersi di scegliere”.
Da una panchina, il loro squadrarsi si trasferisce al tavolo di un ristorante. Non è dato però sapere come si concluderà l’incontro. Come un rapporto interrotto, il manoscritto finisce dopo sei pagine. Nell’ultima, nell’angolo in basso a destra, c’è scritto “Ron wouldn’t”. Il resto è andato purtroppo perso.
Nella vita reale invece sappiamo bene come è finita. L’incontro del 39enne Alan Turing con Arnold Murray a Manchester alla fine del 1951 portò al suo arresto per omosessualità, alla condanna l’anno successivo e a una terapia ormonale per inibire il desiderio. Il racconto di Ron e Pryce risale alla fine del ’52 o all’inizio del ’53, l’anno precedente alla morte di Turing, sbrigativamente classificata come suicidio per mezzo di una mela avvelenata.
Pryce’s Buoy è stato trascritto oggi per la prima volta (con qualche incertezza per via della scrittura difficile da decifrare) da Sarah Dillon, che insegna letteratura a Cambridge. “Conosciamo una versione di Turing molto stereotipata” commenta, criticando il film The Imitation Game dedicato alla vita dello scienziato. “Lo consideriamo incapace di avere relazioni sociali, concentrato solo su logica e numeri, piuttosto isolato. Il racconto rivela invece un uomo del tutto differente: giocoso, divertente, sfacciato, letterario e molto amante del sesso”.
Lo stile, nota la studiosa, riprende in maniera evidente quello di Angus Wilson, autore di Hemlock and After. Il romanzo del 1952 descriveva la vita degli omosessuali in Gran Bretagna dopo la guerra come un fatto del tutto naturale, innescando il dibattito pubblico sul senso di un divieto così invadente.
Nel racconto di Turing l’esitazione e il timore di fare passi falsi, da parte dei due personaggi, riescono a creare una tensione che non ha molto da invidiare a Wilson, secondo Dillon. “Ed è veramente molto frustrante che il racconto finisca così” lamenta la studiosa. “Non sappiamo dove il resto sia finito. Non sappiamo se la mamma di Turing l’abbia censurato. Forse il testo diventava sessualmente esplicito? Come finiva?”.
Può darsi che i fogli mancanti spuntino un giorno. Intanto la storia del manoscritto, non meno di quella di Ron e Pryce, riesce a creare una suspense come l’opera di un grande scrittore. “Dobbiamo smettere di pensare che scienza e letteratura siano come due poli opposti” sostiene Dillon. “Molti scienziati leggono e producono letteratura e molti letterati sono dotati nel campo della scienza”.