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Il poeta-rider Wang Jibing: “Il mio mondo fatto di persone comuni, è lì che nascono i miei versi”

Wang Jibing a lavoro 

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I suoi testi scritti tra una consegna e l'altra, su scontrini e cartacce, gli sono valsi il Premio Lu Xun, uno dei più prestigiosi riconoscimenti letterari cinesi: “Sento il cuore pieno d’amore, ma continuerò con il mio lavoro”
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Wang Jibing alla poesia è arrivato anche per mancanza di tempo. “Un verso è più breve e preciso della prosa”, ammette in un’intervista a Repubblica. A 56 anni conosce bene l’importanza del tempo, lo ha imparato facendo il rider: ora sa quanto vale davvero persino un minuto. Le poesie della sua raccolta "Volare basso" (Dichu feixing, 2024), scritte tra una consegna e l'altra e spesso appuntate di fretta su cartacce e scontrini, hanno vinto uno dei più importanti riconoscimenti letterari cinesi, il Premio Lu Xun per la Poesia. “Sento il cuore pieno d'amore, lo straordinario del nostro essere ordinari”, racconta dopo la sua ultima consegna. Nonostante il premio il “poeta-rider” non ha alcuna intenzione di lasciare il suo lavoro: “Continuerò a scrivere e a raccontare attraverso la letteratura la vita delle persone comuni”.

Com’è nata la raccolta “Volare basso” (Dichu feixing, 2024)?

“Sono un rider come tanti. Per scrivere questo libro ho distribuito sessanta questionari e intervistato olt…

Wang Jibing alla poesia è arrivato anche per mancanza di tempo. “Un verso è più breve e preciso della prosa”, ammette in un’intervista a Repubblica. A 56 anni conosce bene l’importanza del tempo, lo ha imparato facendo il rider: ora sa quanto vale davvero persino un minuto. Le poesie della sua raccolta "Volare basso" (Dichu feixing, 2024), scritte tra una consegna e l'altra e spesso appuntate di fretta su cartacce e scontrini, hanno vinto uno dei più importanti riconoscimenti letterari cinesi, il Premio Lu Xun per la Poesia. “Sento il cuore pieno d'amore, lo straordinario del nostro essere ordinari”, racconta dopo la sua ultima consegna. Nonostante il premio il “poeta-rider” non ha alcuna intenzione di lasciare il suo lavoro: “Continuerò a scrivere e a raccontare attraverso la letteratura la vita delle persone comuni”.

Com’è nata la raccolta “Volare basso” (Dichu feixing, 2024)?

“Sono un rider come tanti. Per scrivere questo libro ho distribuito sessanta questionari e intervistato oltre centoquaranta rider incontrati per strada. Speravo che quest’opera potesse risolvere, anche solo in minima parte, gli attriti tra clienti e fattorini e agevolare la comprensione reciproca. L’organizzazione della seconda ‘Giornata del fattorino’ del Zhejiang (il 25 giugno 2023, ndr) mi ha chiesto di scrivere una poesia per l’occasione. Siamo un gruppo che viene dal basso, ho pensato subito al titolo: ‘Volare basso’. Come scrivo nella poesia, non tutte le ali sono adatte per il volo tra le vette più alte, ma anche volare a bassa quota è pur sempre volare”.

Quando ha capito che quelle parole nate quasi di nascosto potessero avere un valore letterario?

“Ho cominciato a scrivere a 18 anni. A casa non c’erano libri, la sera prendevo giornali abbandonati dal secchio dell’immondizia. In famiglia, chiunque si era opposto e così, dopo aver pubblicato una breve opera di narrativa, non ho più condiviso nulla per venticinque anni. Mio padre ha bruciato il mio primo romanzo. Solo col tempo ho capito che aveva fatto bene, il mio momento non era ancora arrivato. Ma non ho mai smesso di scrivere. L’ho fatto in solitudine, senza fare rumore. Era diventata un’abitudine per me. Poi grazie a un amico sono entrato nel mondo dei forum letterari nel 2009. Soltanto nel 2017 ho pubblicato per davvero la mia prima poesia, venticinque anni dopo l’uscita del mio unico esperimento narrativo”.

Prima di arrivare alla carta stampata, le sue poesie sono diventate virali sui social. Pensa che le nuove piattaforme siano indispensabili per fare emergere voci nuove e forse altrimenti inascoltate?

“È proprio così. I mezzi tradizionali non possono pareggiare l’immediatezza e la distribuzione su ampia scala di Internet. Alcuni scrittori si lamentano di non avere abbastanza visibilità. Se da un lato è perché effettivamente non tutti i testi possono essere visti, dall’altro penso che se ci metti tutto l’impegno necessario, alla fine arriverà il giorno in cui qualcuno si accorgerà di te. Questa non è un’epoca che non riconosce o che affossa il talento”.

Però c’è chi la critica dicendo che il suo successo è dovuto alla sua provenienza sociale e non alla qualità della sua penna

“Che le critiche siano condivisibili o meno, io non ho mai risposto. Anzi, mi hanno fatto venire voglia di mettermi ancora di più in gioco. Tanti critici non le hanno neanche mai lette le mie opere, si sono fermati alle impressioni soggettive e ai pregiudizi per valutare non la mia penna, ma la mia identità. Ma sono una delle principali finestre sulla ‘Nuova letteratura e arte delle masse’ e non ho dubbi sul fatto che questa etichetta mi abbia permesso di salire alla ribalta in pochissimo tempo”.

Il lavoro dei rider è diventato il simbolo della nuova economia digitale in tutto il mondo, Italia inclusa, ma anche delle sue contraddizioni: ritmi intensi, pressione degli algoritmi e poche garanzie. Quali cambiamenti pensa che siano necessari per migliorare la condizione di chi lavora in questo settore?

“Servirebbero molti cambiamenti, in particolare sui fronti dell’assistenza sociale, del salario e delle garanzie di base. Solo così ci sarà un miglioramento concreto. Suzhou, per esempio, è la prima città ad aver regolato i semafori in modo che i tempi di attesa vengano detratti dalle piattaforme per le consegne. Mentre sei al semaforo il minutaggio dei tempi di consegna si ferma, così i rider non hanno più l’ansia di evitare i semafori rossi e possono lavorare in sicurezza. Misure simili dovrebbero essere applicate ovunque, e a ogni livello, per assicurare condizioni e servizi migliori alle persone del settore”.

Da rider ha conosciuto il lato meno visibile delle grandi città cinesi, il rapporto tra sviluppo economico e vita quotidiana. Che ruolo può avere la letteratura in un’epoca veloce e complessa come la nostra?

“C’è un modo di dire secondo il quale ‘tutti gli eroi sono figli del proprio tempo’, ogni epoca è segnata da qualcuno che si distingue per una certa ragione. Non importa quali sviluppi vedranno le società del futuro, sono convinto che il valore della letteratura resterà eterno. Le parole sono la radice di ogni cosa, un testo che nasce si schiude soltanto quando le mettiamo in moto e trasformiamo questi elementi. Nella vita ci serve qualcosa che ci guidi, e non c’è guida che superi la letteratura”.

(Ha collaborato Martina Benigni)

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