Cosa possono raccontarci i reperti archeologici dell’epoca da cui sono riemersi? Come farli parlare di nuovo, affinché non restino vestigia mute, incomprensibili per gli uomini di oggi? Muove dal dilemma principe dell’archeologia Un viaggio letterario in Etruria e nell’Italia antica, di Giuseppe M. Della Fina, che riunisce gli articoli pubblicati originariamente dall’archeologo su Il giornale dell’Arte.
A esergo l’autore ha voluto alcuni versi tratti dalla poesia Muzeum, di Wislawa Szymborska, in cui la poetessa polacca premio Nobel si interroga proprio su questo: come evocare la vita («l’appetito», «lo scambievole amore») trovandosi di fronte le tracce del passato remoto? In pochi luoghi al mondo come in Italia, da questa domanda non si può scappare. Se si guarda alla nostra storia dell’arte, dal Rinascimento come rilettura della classicità, alla scoperta di Pompei come motore del Neoclassicismo, fino alla modernità cl…
Cosa possono raccontarci i reperti archeologici dell’epoca da cui sono riemersi? Come farli parlare di nuovo, affinché non restino vestigia mute, incomprensibili per gli uomini di oggi? Muove dal dilemma principe dell’archeologia Un viaggio letterario in Etruria e nell’Italia antica, di Giuseppe M. Della Fina, che riunisce gli articoli pubblicati originariamente dall’archeologo su Il giornale dell’Arte.
A esergo l’autore ha voluto alcuni versi tratti dalla poesia Muzeum, di Wislawa Szymborska, in cui la poetessa polacca premio Nobel si interroga proprio su questo: come evocare la vita («l’appetito», «lo scambievole amore») trovandosi di fronte le tracce del passato remoto? In pochi luoghi al mondo come in Italia, da questa domanda non si può scappare. Se si guarda alla nostra storia dell’arte, dal Rinascimento come rilettura della classicità, alla scoperta di Pompei come motore del Neoclassicismo, fino alla modernità classica di Savinio e De Chirico, e poi all’arte contemporanea (Chiara Camoni, quest’anno protagonista del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, ha l’arte etrusca tra le sue fonti di ispirazione) la continua riscoperta e rielaborazione dell’antico appare come motore primo e ineludibile. Ma anche la letteratura, ci suggerisce il viaggio letterario compiuto da Della Fina, è una chiave altrettanto fruttifera se si decide di incamminarsi, con lo spirito e non solo, lungo lo Stivale e in particolare in quella regione centrale, cuore del Paese, dove si sviluppò la civiltà etrusca.
Il filo conduttore è doppio. Da un lato, il libro si può leggere come una vera e propria guida che segnala musei, luoghi di scavo, aree archeologiche, con riferimenti ad alcuni capisaldi della letteratura archeologica e di viaggio (tra gli altri, Cities and Cemeteries of Etruria, del diplomatico e archeologo inglese George Dennis, e Etruscan Places del David Herbert Lawrence che tutti conosciamo per il celebre L’amante di Lady Chatterley). Per chiunque sia amante o curioso della storia e dell’archeologia, è un’occasione per scoprire o riscoprire siti d’interesse nelle meravigliose campagne dell’Umbria e della Toscana, o collezioni in alcuni tra i borghi e le città più affascinanti di queste regioni, da Cortona a Volterra, da Sovana a Pitigliano. Dall’altro, il volume incoraggia un altro tipo di scavo, all’interno di opere letterarie di epoche differenti, afferenti non solo alla lunga tradizione del Grand Tour, che citano o hanno come fonte di ispirazione il nostro mondo antico. Della Fina ha rintracciato suggestioni, descrizioni, ricordi di “viaggio in Italia” in cui proprio alcuni oggetti e luoghi recuperano, attraverso la parola di grandi autori, tutta la loro dimensione mitica e persino sacrale, nel senso di tramite e ponte tra differenti dimensioni temporali e civiltà.
Alcuni esempi citati nel volume potrebbero spingere il lettore a rileggere un intero libro. Si ricorda la visita alla necropoli della Banditaccia di Cerveteri che Giorgio Bassani narra all’inizio de Il giardino dei Finzi Contini, dove la vista delle grandi tombe di famiglia della necropoli, in particolare quella dei Rilievi, spinge il narratore a tornare con la mente al cimitero ebraico di Ferrara, in cui gli ultimi Finzi Contini, uccisi nei lager nazisti, non hanno potuto trovare sepoltura. Si torna alla statua di Marco Aurelio alla quale lo scrittore russo Iosif Brodskij, dopo averla vista in due diverse occasioni nei suoi passaggi a Roma, dedica un racconto. Ma anche si ricorda una “parentesi archeologica” di Gianni Rodari nella storia breve Guidoberto e gli Etruschi, dove uno studioso finisce per trascorrere tutta la vita davanti al celebre Cippo di Perugia nel tentativo di decifrare l’alfabeto etrusco dell’iscrizione che lo ricopre.
Conclude il volume un Diario di scavo in uno dei luoghi più significativi dell’Etruria antica, ossia il Fanum Voltumnae, sede religiosa e politica della lega etrusca identificata solo in anni recenti nell’area di Orvieto. A riprova che l’archeologia, scienza dell’antichità, è un’avventura di oggi. E di domani.
Il libro
Un viaggio letterario in Etruria e nell’Italia antica
di Giuseppe M. Della Fina
Libraria
pagg. 144
euro 16