Ogni mattina, prima di entrare in ufficio, un vicequestore della narrativa poliziesca italiana si concede quella che lui stesso chiama la sua “preghiera laica”: una canna, fumata con la stessa cura liturgica con cui un tempo si recitava un rosario. Impreca, disprezza i superiori, tratta le procedure come un fastidio. È, con ogni evidenza, il più antisistema dei poliziotti italiani. Però è l’esatt…