“Pin ha la voce rauca da bambino vecchio: dice ogni battuta a bassa voce, serio, poi tutt’a un tratto sbotta in una risata in i che sembra un fischio”. Così Italo Calvino presenta il protagonista del suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno (1947), ambientato in una città ligure così simile alla sua Sanremo, opera che ancora oggi viene letta nelle scuole italiane.
Pin, che fa da filo conduttore di questa storia di fascisti, tedeschi e partigiani, è senza dubbio un puer, per via della giovane età, per il piacere del gioco, per l’innocenza. E al tempo stesso è anche un senex, poiché molti degli aspetti che l’attraggono hanno a che fare con fumo, vino, donne. Ha due facce, come un Giano bifronte, e appartiene alla genia dei personaggi pinocchieschi che abitano la letteratura. Pur non possedendo nessun potere divino, il personaggio di Calvino è colui che nel corso delle vicende del romanzo possiede il vero oggetto m…
“Pin ha la voce rauca da bambino vecchio: dice ogni battuta a bassa voce, serio, poi tutt’a un tratto sbotta in una risata in i che sembra un fischio”. Così Italo Calvino presenta il protagonista del suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno (1947), ambientato in una città ligure così simile alla sua Sanremo, opera che ancora oggi viene letta nelle scuole italiane.
Pin, che fa da filo conduttore di questa storia di fascisti, tedeschi e partigiani, è senza dubbio un puer, per via della giovane età, per il piacere del gioco, per l’innocenza. E al tempo stesso è anche un senex, poiché molti degli aspetti che l’attraggono hanno a che fare con fumo, vino, donne. Ha due facce, come un Giano bifronte, e appartiene alla genia dei personaggi pinocchieschi che abitano la letteratura. Pur non possedendo nessun potere divino, il personaggio di Calvino è colui che nel corso delle vicende del romanzo possiede il vero oggetto magico: la P38, la pistola rubata al marinaio tedesco che va a letto con la sorella prostituta. Pin sarà la mano che fa girare la manovella del destino; causerà vari accadimenti tragici, come quando col suo canto provoca un incendio che distrugge il campo partigiano dove ha trovato rifugio e causa così la fine del distaccamento cui s’era unito. È uno di quegli orfani divini favorevoli e insieme perniciosi di cui parla Furio Jesi. Senza padre e senza madre lo è davvero. Il suo Geppetto, il calzolaio da cui lavora, di nome Pietromagro, è piuttosto un avvinazzato, malato e destinato a una prossima morte. In qualche misura Pin incarna l’archetipo del briccone divino, perché lui è il fattore disordinante dell’intera vicenda.
Solo un bambino che insieme è anche un vecchio poteva creare la serie di incroci fatali che dà forma al romanzo. Per dirla con il grande studioso della letteratura europea Curtius, Pin è un puer senilis simile a Peter Pan, folletto-guida del romanzo di James Matthew Barrie (1902). Pin spia la sorella e il tedesco che fanno l’amore, ma non capisce cosa accade: davanti ai suoi occhi, dietro il buco del tramezzo, una fitta nebbia occupa l’intera stanza. Ruba la pistola, poi la nasconde in un luogo fatato che sa solo lui: i nidi di ragno.
Pin spara inavvertitamente un colpo e viene catturato dai tedeschi. Fugge di prigione con Lupo Rosso, ed è tutto un susseguirsi di colpi di scena, mentre intanto la P38 è stata sottratta dal nascondiglio. Ha cambiato di mano e quindi comincia ad uccidere, compiendo un tragitto circolare che la farà tornare al punto di partenza, e sarà un ritorno tragico. Intanto lui la insegue ma oramai l’arma è diventata autonoma. Chissà se Calvino avesse a quel tempo letto le pagine che Jung dedica alla figura archetipica del Puer aeternus, che fonde insieme l’Eroe e il Fanciullo divino, il Figlio del Re e il Briccone, una sorta di psicopompo dalla personalità narcisistica, ispirata, effemminata, fallica e inventiva, come la descrive James Hillman in Senex et Puer (oggi all’interno di Puer aeternus, Adelphi). Il ragno, non insetto ma appartenente agli aracnidi, si carica nella nostra cultura d’innumerevoli simbologie. L’altro animale del romanzo, con cui si chiude la storia, è la lucciola. È notte. Pin è con il Cugino, il partigiano entrato in possesso per ultimo della P38, figura protettiva e paterna. Cugino è affascinato dalle lucciole. Pin non è dello stesso parere. Spiega: da vicino «sono bestie schifose anche loro, rossicce».
La storia è carica di violenza, di tradimenti, uccisioni, vendette e cattiverie, eppure, lo sguardo del puer senex Pin la rende leggera, come se tutto fosse avvolto in una atmosfera fiabesca. E proprio le fiabe, cui Calvino si ispira più o meno consapevolmente, sono piene di crudeltà e ferocia.
Pin, personaggio ambivalente, che desidera le donne – ecco a cosa somigliano le lucciole! –, che vorrebbe fumare e bere vino come gli adulti, possiede senza dubbio un carattere mercuriale. Mercurio è il dio degli scambi, del commercio, e allo stesso tempo il protettore dei ladri e dei truffatori. È il dio leggero, munito dei calzari che lo fanno volare. Decenni dopo la pubblicazione del Sentiero, Calvino evocherà proprio questa divinità greca e romana nella sua lezione americana sulla Leggerezza.
Rappresenta, spiegherà lo scrittore, una delle due parti che compongono la sua stessa personalità, insieme all’opposto, Saturno, il dio fluviale, lento, malinconico e freddo. Il sentiero dei nidi di ragno è dunque la storia di un bambino speciale e insieme un romanzo di formazione ma interrotto. Come ha osservato Mario Barenghi la sua è la storia di «una iniziazione continuamente rinviata», una caratteristica che al momento non fu colta. Ancora oggi il suo personaggio conserva un aspetto enigmatico, irrisolto e controcorrente, come il suo modello migliore, Pinocchio, che Collodi riportò al lieto fine, mentre il giovane Calvino lasciò il finale aperto e inconcluso, e il suo protagonista immaturo, testardo e legnoso.
Cosa leggere
Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, Oscar Mondadori; Italo Calvino, “Leggerezza” in Lezioni americane, Oscar Mondadori; Furio Jesi, Letteratura e mito, Einaudi; J. M. Barrie, Peter Pan, Feltrinelli; James Hillman, Puer Aeternus, Adelphi; Ernst Robert Curtius, Letteratura europea e Medio Evo latino, Quodlibet; Mario Barenghi, Italo Calvino, il Mulino.