✕

Orientale e femminile, corre a Istanbul la Via della seta dell’arte

Il complesso di Tersane Istanbul sul Corno d'Oro 

Ascolta l'audio

Nella capitale culturale turca le gallerie del Golfo e del Sud-est asiatico fra tradizione e nuove tendenze
3 minuti di lettura

Istanbul – Cosa racconta un mercato come quello dell’arte di un Paese, se non le sue contraddizioni, l’oscillare dei gusti, le ambizioni delle classi più abbienti, le aspirazioni degli artisti, dei collezionisti, dei mercanti? La ventunesima edizione di Contemporary Istanbul, la fiera dell’arte contemporanea della metropoli turca, è un ottimo punto di partenza per cercare di rispondere a questa domanda. Arrivati all’ultimo giorno (chiude stasera 27 settembre), si possono trarre bilanci non solo economici ma sicuramente di natura geopolitica e di soft power.

Con oltre 70 gallerie provenienti da 24 paesi, 22 delle quali per la prima volta in fiera, l’appuntamento è un punto di osservazione sull’Asia – continente al quale è dedicata l’edizione, con una nutrita presenza di gallerie dal Sud-est asiatico, Corea e Giappone in particolare – proprio per la posizione geografica della Turchia, millenario ponte tra due continenti. A Tersane, il nuovo quartiere nato intorno agli antichi cantieri n…

Istanbul – Cosa racconta un mercato come quello dell’arte di un Paese, se non le sue contraddizioni, l’oscillare dei gusti, le ambizioni delle classi più abbienti, le aspirazioni degli artisti, dei collezionisti, dei mercanti? La ventunesima edizione di Contemporary Istanbul, la fiera dell’arte contemporanea della metropoli turca, è un ottimo punto di partenza per cercare di rispondere a questa domanda. Arrivati all’ultimo giorno (chiude stasera 27 settembre), si possono trarre bilanci non solo economici ma sicuramente di natura geopolitica e di soft power.

Con oltre 70 gallerie provenienti da 24 paesi, 22 delle quali per la prima volta in fiera, l’appuntamento è un punto di osservazione sull’Asia – continente al quale è dedicata l’edizione, con una nutrita presenza di gallerie dal Sud-est asiatico, Corea e Giappone in particolare – proprio per la posizione geografica della Turchia, millenario ponte tra due continenti. A Tersane, il nuovo quartiere nato intorno agli antichi cantieri navali voluti da Mehmed II, il sultano ottomano che conquistò Costantinopoli nel 1453, nei lussuosi alberghi e ristoranti che guardano il Bosforo tutto racconta questa doppia identità, a partire dal design, con tocchi alla Orient Express e strizzate d’occhio all’opulenza dei Paesi del Golfo.

Tra i padiglioni di Contemporary Istanbul 

Sui divani delle hall siedono insieme donne completamente velate e ragazze in vestiti di paillettes e stivali; il lusso intorno parla di gentrificazione e di una classe medio-alta desiderosa di status. «C’è una nuova generazione di collezionisti in Turchia» spiega infatti Ali Güreli, fondatore e presidente di Contemporary Istanbul, fornendo un panorama che è socioeconomico prima ancora che artistico. «C’è una classe abbiente e lo vediamo da tanti fattori: la crescita dei negozi di lusso, la crescita dell’immobiliare, la crescita della gastronomia d’alto profilo. Si stima che ci siano sei miliardi in oro in questo Paese. Ma non dimentichiamo che l’ottanta per cento della popolazione, in particolare i pensionati, soffre per l’alta inflazione». Parla di una «generale mancanza di fiducia nelle istituzioni» e, per quel che riguarda il settore dell’arte, di una mancanza di strategia a lungo termine. Aggiunge, sibillino, che «spesso dall’Europa si ha una visione parziale di ciò che accade qui». Si riferisce ai tentativi di Erdogan di candidarsi nuovamente alle elezioni del 2028, per quello che sarebbe il suo terzo mandato, sfruttando un cavillo della Costituzione? O agli arresti dei dissidenti, degli oppositori politici, dei giovani che militano nelle organizzazioni di sinistra? In questo contesto non si può essere espliciti. Si torna sul mercato dell’arte: «In Turchia l’Iva sulla circolazione delle opere è al 20 per cento. Sappiamo che altrove in Europa, in Italia per esempio, sono state prese misure per diminuirla, e questo sarebbe importante».

Cita invece The Long and Winding Road, il claim dei dialoghi di Contemporary Istanbul, il direttore artistico Sarp Kerem Yavuz: la strada lunga e tortuosa è la Via della seta, quella che un tempo attraversava l’Asia e che nella sua incarnazione contemporanea «è un’opportunità da molti punti di vista».Camminando tra i booth delle gallerie, molti sono i nomi internazionali con sede a Istanbul (Zilberman, Pi Artworks, Anna Laudel, Galeri Nev Istanbul e Sevil Dolmacı), altre gallerie arrivano dai Paesi del Golfo o dal resto dell’Asia. Così come la stampa arrivata a coprire l’evento, con giornalisti da Hong Kong ma anche da Mosca: qui la pregiudiziale anti-russa degli europei non c’è. Tra le esposizioni speciali, spiccano la retrospettiva, ideata da Artvisor, dedicata a Shozo Shimamoto, che in Giappone diede la sua interpretazione dell’Action painting, e la grande installazione di Chisato Matsumoto, Sail of Light, una sorta di gigantesco, tentacolare organismo in tessuto. E l’attenzione alla materia, dal tessuto alla porcellana alla ceramica, spesso riprendendo le antiche tradizioni artigiane e artistiche locali, è una delle cifre più interessanti degli artisti, e soprattutto delle artiste, in mostra.

Spicca una delle figure più emblematiche della scena turca contemporanea, Canan, classe 1970, attivista femminista che nelle sue opere in stoffa crea una vera e propria cosmologia che mette insieme divino e umano, interrogandosi sulle relazioni e il genere: le sue Love Series sono in mostra alla Leila Heller Gallery di Dubai, che presenta anche le sculture in ceramica di Melis Buyruk. L’egiziana Yasmine El Meleegy (della galleria istanbulita Ferdaartplatform) lavora con i frammenti del vasellame per creare grandi quadri astratti; Mehmet Resul Kaçar (Galeri 77) trasforma i paesaggi dell’Asia in una ricerca astratto-figurativa.

La calligrafia islamica, i motivi ornamentali delle ceramiche iznik, sono il substrato, conscio o inconscio, di tantissime opere, così come il misticismo sufi che ispira le grandi tele di uno dei più straordinari pittori e architetti modernisti turchi del XX secolo, Erol Akyavaş, esposte non lontano da qui, all’Istanbul Modern Museum progettato da Renzo Piano, nel nuovo allestimento della collezione: visioni dell’universo, dove Istanbul diventa una sorta di occhio magico da cui fissare l’altrove. Lo dice Güreli, con spirito da imprenditore innamorato dell’arte: «Sono pochissime le città al mondo che come Istanbul sono in grado di riunire la profondità della storia umana alla creatività contemporanea».

Leggi i commenti