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Dal punto di vista di una cameriera, il romanzo di Bérénice Pichat

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Arriva in Italia “La petite bonne”, caso editoriale in Francia
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Quando è uscito in Francia un paio di anni fa, La petite bonne è stato un piccolo caso editoriale. Acclamato da critica e lettori, ha ricevuto molti premi letterari — tra cui il Prix des Libraires, assegnato da oltre mille librai indipendenti — e in altrettanti è arrivato finalista, consegnando all’autrice, Bérénice Pichat, 48 anni, insegnante elementare a Le Havre, in Normandia, e una manciata di altri romanzi alle spalle, una notorietà che difficilmente si sarebbe aspettata.

Ora La piccola cameriera arriva in Italia per Salani, nella traduzione di Francesco Bruno a cui va il merito di aver saputo splendidamente mantenere il ritmo e la musicalità delle parti in versi, attraverso le quali l’autrice si cala nel corpo della protagonista e che rappresentano l’aspetto più nuovo e più riuscito di questo gioiellino letterario.

Quando è uscito in Francia un paio di anni fa, La petite bonne è stato un piccolo caso editoriale. Acclamato da critica e lettori, ha ricevuto molti premi letterari — tra cui il Prix des Libraires, assegnato da oltre mille librai indipendenti — e in altrettanti è arrivato finalista, consegnando all’autrice, Bérénice Pichat, 48 anni, insegnante elementare a Le Havre, in Normandia, e una manciata di altri romanzi alle spalle, una notorietà che difficilmente si sarebbe aspettata.

Ora La piccola cameriera arriva in Italia per Salani, nella traduzione di Francesco Bruno a cui va il merito di aver saputo splendidamente mantenere il ritmo e la musicalità delle parti in versi, attraverso le quali l’autrice si cala nel corpo della protagonista e che rappresentano l’aspetto più nuovo e più riuscito di questo gioiellino letterario.

«Credo che tutti pensiamo in versi liberi», ha dichiarato Pichat in un’intervista. La sfida semmai nel suo caso è stata riuscire ad armonizzare le numerose pagine in versi, prive di punteggiatura, solo qualche maiuscola a guidarci nei pensieri di questa cameriera senza nome, con le più scarne parti in prosa, che ci restituiscono i punti di vista dei Daniel, la coppia presso cui la protagonista presta servizio. Ci troviamo da qualche parte alla periferia di Parigi, inizio anni Trenta, e i danni della Grande guerra continuano a farsi sentire. Per lo meno in questa famiglia borghese, dove lui è un reduce tornato mutilato dal fronte. In passato è stato un pianista di successo, ma di quei tempi non è rimasto nulla e ora ha bisogno continuo di assistenza. Sarà proprio durante una prolungata assenza della moglie che questo compito ricadrà sulle spalle della giovane domestica. Ed è in quelle pagine tesissime, a tratti claustrofobiche, che si consuma un confronto psicologico serrato e bellissimo tra due solitudini, due corpi logori e feriti in modo diverso dalla vita.

Appassionata di storia, interessata in particolare al periodo tra le due guerre, Pichat è bravissima a portare sotto gli occhi del lettore gli echi e l’orrore dei combattimenti che stravolgono la vita umana, ma sono almeno altri due i temi — attualissimi — che emergono da queste pagine, dal diritto a morire alle ferite che un aborto lascia in una donna.

Infine, con la scelta di privare persino del nome la sua piccola cameriera (cosa che non accade con altri personaggi) l’autrice ci consegna un felice esempio di sottile critica sociale. Nella figura di questa domestica che si sente invisibile, osa appena respirare, mentre entra ed esce dalle case degli altri, si celano infatti riferimenti letterari altissimi, da Flaubert a Zola, maestri nel rendere i domestici specchi implacabili delle ipocrisie e delle miserie morali della borghesia (ma anche Annie Ernaux, su ammissione di Pichat stessa). «Sua madre glielo ripeteva spesso: nessuno si aspetterà da te che tu pensi o che giudichi. Loro sono diversi, sono come bambini, giocano secondo regole tutte loro ma come i bambini hanno bisogno di noi perché non sanno fare l’essenziale. Si divertono per intere giornate a parlare, a leggere, a scrivere, pensano sia molto importante... Noi vegliamo sui loro giochi, come genitori sui figli. Loro vogliono credere di essere grandi, non fargli capire fino a che punto siamo loro necessarie». Non serve aggiungere altro.

Il libro

La piccola cameriera di Bérénice Pichat (Salani, trad. di Francesco Bruno, pagg. 256, euro 16,90

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