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Carmen Gallo vince il Premio Strega Poesia

Carmen Gallo, vincitrice del Premio Strega Poesia 

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L’autrice di “Procne Machine” (Einaudi) trionfa raccontando i miti dentro la contemporaneità
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Carmen Gallo vince lo Strega poesia, con una raccolta che contamina miti antichi e contemporaneità. Il libro Procne Machine (Einaudi) si è aggiudicato il primo posto con 33 voti su 83 espressi. L’autrice per molti anni ha lavorato intorno al mito di Procne e Filomena, una trasformata in una rondine e l’altra, con la lingua tagliata, in una usignola dal canto memorabile.

Quello di Gallo è un viaggio alle radici archetipiche della violenza e delle nostre paure. Paure antiche che attraversano la cultura occidentale arrivando a noi sotto forma di nuove fragilità. Metamorfosi che da Eschilo e Ovidio passano per Shakespeare o Eliot, fino ad arrivare a Lou Reed e Laurie Anderson.

Per la poesia è l’anno dei miti, delle mitografie moderne che rimpastano l’antico con sguardi nuovi. Gli stessi versi di Anne Carson, vincitrice del Nobel per la Letteratura, stravolgono, ironizzano, citano e raccontano i miti dentro la narrazione del presente.

Gallo usa l’antico per guardare alcuni temi della conte…

Carmen Gallo vince lo Strega poesia, con una raccolta che contamina miti antichi e contemporaneità. Il libro Procne Machine (Einaudi) si è aggiudicato il primo posto con 33 voti su 83 espressi. L’autrice per molti anni ha lavorato intorno al mito di Procne e Filomena, una trasformata in una rondine e l’altra, con la lingua tagliata, in una usignola dal canto memorabile.

Quello di Gallo è un viaggio alle radici archetipiche della violenza e delle nostre paure. Paure antiche che attraversano la cultura occidentale arrivando a noi sotto forma di nuove fragilità. Metamorfosi che da Eschilo e Ovidio passano per Shakespeare o Eliot, fino ad arrivare a Lou Reed e Laurie Anderson.

Per la poesia è l’anno dei miti, delle mitografie moderne che rimpastano l’antico con sguardi nuovi. Gli stessi versi di Anne Carson, vincitrice del Nobel per la Letteratura, stravolgono, ironizzano, citano e raccontano i miti dentro la narrazione del presente.

Gallo usa l’antico per guardare alcuni temi della contemporaneità: “Mi interessava indagare il tema della sopraffazione, della migrazione e della violenza che viene esercitata sul corpo delle donne”. L’autrice, che insegna letteratura inglese alla Sapienza di Roma, ha scritto sulla poesia metafisica di John Donne e ha curato e tradotto opere di William Shakespeare, T.S. Eliot, Caryl Churchill, Hannah Sullivan e altri.

Seguono in graduatoria: Isabella Leardini, Maniere nere (Mondadori) 18 voti; Vincenzo Ostuni, Faldone (Il Saggiatore) 17 voti; Federico Italiano, Godzilla e altre poesie (Guanda) 10 voti; Fabrizio Lombardo, La linea spezzata (Donzelli) 5 voti. La premiazione si è svolta alla Casa dell’Architettura di Roma presso il complesso monumentale dell’Acquario Romano e in diretta streaming su RaiPlay.

Il tempo, i cambiamenti, le metamorfosi, sono il filo rosso che quest’anno lega le opere di autori dall’impronta diversa. Leardini, vincitrice dello Strega Giovani Poesia, annunciato nel corso della serata, sceglie un universo acquatico, muovendosi tra vita e morte, inquietudini e proiezioni oniriche. Così Faldone, l’opera di Ostuni, nasce proprio dall’idea del continuo mutamento delle cartelle o faldoni che non si chiudono ma possono cambiare ordine e diventare anche interminabili. Per Italiano invece l’unica “metamorfosi senza colpa” è quella dell’alternarsi delle stagioni per il resto i mutamenti vivono già il tempo dell’apocalisse. In Lombardo il movimento riguarda una geografia emotiva e culturale, individuale e sociale, partendo dalla fine degli anni Settanta.

L’opera vincitrice è stata scelta dagli Amici della poesia, cento donne e uomini di cultura residenti in Italia e all’Estero, tra i quali sono compresi i componenti del Comitato scientifico: Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa, Mario Desiati, Roberto Galaverni, Vivian Lamarque, Patricia Peterle, Stefano Petrocchi, Laura Pugno, Antonio Riccardi e Gian Mario Villalta.

È stato il Comitato scientifico a selezionare la cinquina finalista, annunciata lo scorso 16 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino. Questa la motivazione con cui ha ammesso alla finale l’opera premiata:

“Carmen Gallo, con Procne Machine, costruisce un solido, un volume tematico, una sorta di monumento classico paradossale, la scultura a parole di quanto di più lieve conosciamo: il volo. E del suo contrario, volo e canto bloccati dal disincanto in varie forme di bellezza atroce. A metà libro compare un saggio in versi sull’atto del volare, con parole che spiccano dalle terre del mito e planano su tutta la volatile, commossa, intelligente materia letteraria, che – come tutta la poesia – è attraversamento della paura, fissazione verbale di una fobia”.

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