Quel tempio che racconta lo splendore antico di Cerveteri
di Giuseppe M. Della FinaUna nuova scoperta archeologica contribuisce a ricostruire la storia di un’altra Cerveteri: non soltanto la città oggi famosa in tutto il mondo per la sua straordinaria necropoli, ma l’antica città-stato etrusca, protagonista dei traffici commerciali nel Mediterraneo e aperta ai rapporti con il mondo greco e quello fenicio-cartaginese. Non a caso, insieme a Spina, Cerveteri era l’unica città etrusca ad avere un proprio thesauros, cioè un edificio destinato alle offerte votive, nel santuario di Delfi. Allo stesso tempo, nel santuario di Pyrgi, il porto dell’antica città, accoglieva mercanti e marinai che parlavano la lingua fenicia. Lo testimoniano anche le tre lamine d’oro con iscrizioni in etrusco e in fenicio ritrovate nel santuario.
Le campagne di scavo condotte dal Department of Classi…
Una nuova scoperta archeologica contribuisce a ricostruire la storia di un’altra Cerveteri: non soltanto la città oggi famosa in tutto il mondo per la sua straordinaria necropoli, ma l’antica città-stato etrusca, protagonista dei traffici commerciali nel Mediterraneo e aperta ai rapporti con il mondo greco e quello fenicio-cartaginese. Non a caso, insieme a Spina, Cerveteri era l’unica città etrusca ad avere un proprio thesauros, cioè un edificio destinato alle offerte votive, nel santuario di Delfi. Allo stesso tempo, nel santuario di Pyrgi, il porto dell’antica città, accoglieva mercanti e marinai che parlavano la lingua fenicia. Lo testimoniano anche le tre lamine d’oro con iscrizioni in etrusco e in fenicio ritrovate nel santuario.
Le campagne di scavo condotte dal Department of Classics and Archaeology della Queen’s University, sotto la direzione di Fabio Colivicchi e in collaborazione con la Soprintendenza archeologica per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, rappresentata da Rossella Zaccagnini, stanno riportando alla luce un tempio monumentale nell’area urbana dell’antica città, in località Vigna Marini Vitalini. I risultati delle ricerche saranno presentati domani a Roma, a Palazzo Patrizi Clementi.
Gli archeologi non hanno scoperto soltanto il tempio. Gli scavi hanno portato alla luce anche i resti di edifici più antichi, sui quali fu costruito il luogo di culto, una cava utilizzata per estrarre blocchi di tufo e tracce di strutture ancora precedenti, realizzate con materiali deperibili.
Il tempio occupava una posizione importante nel paesaggio urbano. Le sue dimensioni, per quanto è possibile ricostruire finora, erano considerevoli: circa 27 metri per 42. Resta da chiarire la sua forma architettonica. Sulla base delle indagini condotte durante la scorsa estate, il responsabile dello scavo, Fabio Colivicchi, considera due ipotesi. La prima è che si tratti di un tempio ad alae, con una grande cella centrale affiancata da ambienti più piccoli. La seconda è che fosse un edificio periptero: con la cella centrale circondata da un colonnato, simile al tempio B di Pyrgi. Quest’ultima soluzione appare, al momento, la più probabile.
I resti del tempio monumentale ritrovati nelle ultime campagne di scavo nella località di Vigna Marini Vitalini, a Cerveteri
Se confermata, l’ipotesi indicherebbe una scelta architettonica comune sia all’area urbana sia alla zona portuale e al santuario di Pyrgi. Due luoghi distinti, ma strettamente collegati e integrati tra loro, anche grazie a una strada larga tra i 7 e i 10 metri.
La costruzione del tempio dovrebbe risalire a un periodo precedente di poco a quello del tempio A di Pyrgi, datato agli anni 470-460 a.C. Si tratta di decenni caratterizzati da una intensa attività edilizia, che trasformò il volto della città e testimonia la sua vitalità. Ma perché gli archeologi hanno scelto di indagare proprio a Vigna Marini Vitalini? L’interesse per quest’area nasce da una scoperta avvenuta nel 1869-1870, quando furono rinvenute numerose terracotte architettoniche, elementi decorativi utilizzati negli edifici antichi. I reperti entrarono nel mercato antiquario dell’epoca e furono portati fuori dall’Italia. L’archeologo Wolfgang Helbig diede tempestivamente notizia della scoperta sul giornale Die Grenzboten, riferendo che i ritrovamenti erano stati effettuati «da un prete, un avvocato e un mercante di campagna».
Il nuovo tempio si trova in una zona particolarmente significativa dell’antica città. Nelle vicinanze erano già stati indagati un teatro di epoca romana, dal quale proviene un ciclo scultoreo di grande interesse, un altro tempio monumentale e un edificio ellittico che potrebbe aver avuto, in età etrusca, una duplice funzione: ospitare i ludi, cioè gli spettacoli, e accogliere le assemblee.
In seguito, le due attività potrebbero essere state separate. Gli spettacoli sarebbero stati trasferiti in un’area poco distante, mentre lo spazio destinato alle assemblee politiche potrebbe aver continuato a essere utilizzato nella stessa sede.
Il tempio e l’edificio ellittico furono costruiti sui resti di una residenza che potrebbe essere stata la sede del monarca. La sua distruzione viene collegata ai profondi cambiamenti politici che interessarono l’area etrusca e Roma intorno alla fine della monarchia romana, tradizionalmente datata al 509 a.C. Una trasformazione istituzionale e sociale che non riguardò soltanto l’Urbe.
La nuova scoperta offre dunque un’occasione per guardare a Cerveteri da una prospettiva diversa: non soltanto attraverso le sue necropoli, ma anche attraverso gli edifici pubblici, i luoghi di culto e gli spazi della vita politica. Perché è proprio scavando le città, oltre alle tombe, che si può arrivare più vicino al cuore della storia antica.