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Sperare nel futuro attraverso lo sguardo di chi lo cambierà: il libro di Walter Veltroni

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Si presenta come una lunga lettera alla nipotina appena nata che va ben oltre l’autobiografia: un ponte tra generazioni e un invito a non rassegnarsi
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«Ma il mondo si può cambiare? O stiamo tutti recitando una commedia triste in cui facciamo finta che sia possibile ma, in realtà, l’amara verità è che siamo tutti in balia del destino e degli altri, in una spirale che all’apparenza ci coinvolge, eppure ci lascia ai margini?». Forse è proprio in queste domande che si nasconde il cuore diPiccola mia. Lettera a una bambina appena nata, il nuovo libro di Walter Veltroni, che si presenta come una lunga lettera alla nipotina. Delia ha appena compiuto un anno, dorme, e il nonno la veglia, mentre ripensa alla propria vita e, al tempo stesso, si interroga sulle sorti del mondo. Ma Piccola mia non è né un’autobiografia né un saggio. È piuttosto un racconto intimo in cui i ricordi personali si intrecciano a considerazioni sul tempo che passa e su ciò che una generazione può trasmettere a quella successiva.

«Ma il mondo si può cambiare? O stiamo tutti recitando una commedia triste in cui facciamo finta che sia possibile ma, in realtà, l’amara verità è che siamo tutti in balia del destino e degli altri, in una spirale che all’apparenza ci coinvolge, eppure ci lascia ai margini?». Forse è proprio in queste domande che si nasconde il cuore diPiccola mia. Lettera a una bambina appena nata, il nuovo libro di Walter Veltroni, che si presenta come una lunga lettera alla nipotina. Delia ha appena compiuto un anno, dorme, e il nonno la veglia, mentre ripensa alla propria vita e, al tempo stesso, si interroga sulle sorti del mondo. Ma Piccola mia non è né un’autobiografia né un saggio. È piuttosto un racconto intimo in cui i ricordi personali si intrecciano a considerazioni sul tempo che passa e su ciò che una generazione può trasmettere a quella successiva.

Veltroni attraversa la propria vita seguendo il filo dei ricordi. La morte del padre, quando aveva appena un anno, la madre costretta a lavorare, Silvana, una ragazza di Spoleto che si prende cura di lui e che, molti anni dopo, lascerà accanto a sé un biglietto con il suo numero di telefono. Sono episodi che raccontano quanto la nostra esistenza dipenda dagli incontri e dalle persone che ci hanno accompagnato. Nessuno di noi può crescere da solo, senza la cura e il sostegno degli altri. Ma Piccola mia va oltre la dimensione privata, intrecciando alla memoria individuale quella collettiva. Il libro è pieno di riferimenti culturali, politici e letterari: i libri di Gianni Rodari e di Italo Calvino, il cinema di Chaplin e di Fellini, le canzoni dei Beatles e di Simon & Garfunkel, le lotte per i diritti individuali e collettivi.

Veltroni appartiene a una generazione che ha creduto nella partecipazione e nella possibilità di trasformare la società, e si è personalmente speso per difendere l’idea che il mondo possa essere cambiato. Anche ora che ha lasciato da tempo la politica attiva, si impegna affinché nessuno dimentichi che la libertà, la democrazia e l’Europa unita non sono conquiste inevitabili, ma il risultato di battaglie e mobilitazioni collettive. E quando si domanda se gli anni trascorsi a incontrare persone, ad ascoltarle e a cercare di convincerle siano davvero serviti a qualcosa, trova nelle conquiste civili la ragione per non rinunciare alla speranza.

E tuttavia, proprio qui, affiora una domanda ulteriore. Perché se il mondo può cambiare, dobbiamo anche chiederci che cosa siamo stati in grado di fare e dove, invece, ci siamo sbagliati. Che cosa abbiamo costruito e che cosa abbiamo lasciato andare alla deriva. Viviamo in un’epoca segnata dalle guerre, dalle disuguaglianze, dalla crisi climatica e dall’incertezza sociale. Un’epoca in cui i giovani che guardano al futuro come a una minaccia, sono sempre più numerosi. E noi adulti non possiamo non assumerci la responsabilità dei nostri errori: non possono essere i ragazzi a riparare ciò che noi adulti abbiamo rovinato.

Nel libro, questa preoccupazione per il futuro si traduce anche in una serie di consigli sulla vita quotidiana: «Quello che vorrei dirti, ora per domani, è che la vita a un certo punto deve rallentare. Il senso comune imposto dalle tecnologie è oggi fondato sulla velocità: tutto deve essere divorato con ansia e superficialità, in una vita che si è fatta bruciante e spasmodica». È un invito a sottrarsi alla fretta, e a non lasciarsi imporre da altri il ritmo della propria esistenza. Che si scontra però, sempre più spesso, con la realtà che ci impone di accelerare e di non fermarsi. Ma Veltroni non rinuncia a guardare il futuro con fiducia: «Siamo soli, e insieme possiamo cambiare il mondo, anche nelle piccole cose, con la forza di un nostro gesto o con la capacità di associarsi. Possiamo essere opinione pubblica, elettori, manifestanti, siamo uno e centomila, ma il destino non è nelle mani di altri o del fato».

La speranza, per lui, è la condizione stessa dell’agire, l’unico modo per non rassegnarsi all’idea che tutto sia già deciso. Anche se trasmettere speranza non significa trasmettere certezze. Non possiamo chiedere ai giovani di realizzare ciò che noi stessi siamo stati incapaci di compiere, né imporre loro la nostra visione del mondo. Possiamo, semmai, aiutarli a capire la realtà, a porsi le domande giuste e a mettere in discussione anche ciò che noi consideriamo evidente. Amare chi viene dopo di noi, d’altronde, non significa solo desiderare che sia felice, ma assumersi anche la responsabilità delle condizioni che renderanno (o meno) possibile quella felicità. «Siamo arrivati al capitolo diciotto. Quando tu compirai diciotto anni io non so se ci sarò. Forse starò ancora ruzzolando, forse avrò finito la caduta. Ma non importa. La immagino, la meravigliosa festa dei tuoi diciotto anni, con tua mamma felice e tua nonna, che non deve ruzzolare mai, vicino a te. La immagino ora, amore mio. Mi basta, sono felice. Felice di avere conosciuto il tuo sorriso. E di poterlo portare per sempre con me, Piccola mia».

Il libro e gli incontri

Piccola mia. Lettera a una bambina appena nata di Walter Veltroni (Rizzoli, pagg. 176, euro 17). L’autore presenta il libro (con le musiche di Ambrogio Sparagna) domani alle 18 al Maxxi di Roma e a Bologna il 17 novembre alle 18 in Salaborsa. Il 18 è a Reggio Emilia (Chiostri di San Pietro, ore 18) e a Parma (sala Borgo delle Colonne 28, ore 21); a Milano il 21 al Festival Vanity Fair Stories (teatro Giorgio Gaber) con Valentina Colosimo e Sparagna

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