Premesso che ha sempre ragione, svolta di Portland compresa, diserzione alla cerimonia del Nobel compresa, anche stavolta, benché possa sembrare controintuitivo, Bob Dylan ha ragione. Su tutto. Ha ragione sulla regola dei cellulari sigillati all’ingresso, sulla scaletta del concerto, sui pochi brani classici resi irriconoscibili. E ha ragione sul cappuccio nero che non si è tolto neanche davanti …