Medici
di Stefano BartezzaghiSono passati parecchi anni da quella mattina in cui lessi un'email che mi era stata inviata. L'oggetto era: «Il Magnifico all'attacco»; il testo era la sequenza di numeri «6 2 5 5». Tale presentazione bastava a farmi pensare che si trattasse di una crittografia mnemonica, gioco enigmistico basato su doppi sensi. La soluzione non era indicata ma pure non mi fu difficile indovinarla, soprattutto perché ero appassionato alla serie E.R. - di cui proprio la sera prima era andata in onda una puntata - il cui sottotitolo era «Medici in prima linea». Interpretando il Magnifico come Lorenzo de' Medici il gioco era risolto. Immaginai che anche il mittente dell'email doveva aver passato la serata del giorno prima davanti al dottor Greene e al dottor Carter. Quasi verrebbe voglia di non rivelare che questo mittente era Umberto Eco, visto che in settimana se ne è parlato già parecchio. Ma è anche vero che in questa stessa settimana i medici sono stati in prima pagina, se non in prima linea, per mo…
Sono passati parecchi anni da quella mattina in cui lessi un'email che mi era stata inviata. L'oggetto era: «Il Magnifico all'attacco»; il testo era la sequenza di numeri «6 2 5 5». Tale presentazione bastava a farmi pensare che si trattasse di una crittografia mnemonica, gioco enigmistico basato su doppi sensi. La soluzione non era indicata ma pure non mi fu difficile indovinarla, soprattutto perché ero appassionato alla serie E.R. - di cui proprio la sera prima era andata in onda una puntata - il cui sottotitolo era «Medici in prima linea». Interpretando il Magnifico come Lorenzo de' Medici il gioco era risolto. Immaginai che anche il mittente dell'email doveva aver passato la serata del giorno prima davanti al dottor Greene e al dottor Carter. Quasi verrebbe voglia di non rivelare che questo mittente era Umberto Eco, visto che in settimana se ne è parlato già parecchio. Ma è anche vero che in questa stessa settimana i medici sono stati in prima pagina, se non in prima linea, per molti motivi anche estranei alla loro professione. Motivi anzi inerenti più che altro ai rapporti fra il nostro Paese e gli Stati Uniti d'America.
Proprio all'immaginario innestato nella tv contemporanea da quella vecchia serie, e poi rifiorito a più riprese con Dr House, Grey's Anatomy fino alla più recente The Pitt, va ricondotta la vicenda della sciatrice olimpica americana che si è sfracellata a Cortina e ha subito cinque operazioni chirurgiche a Treviso, in un ospedale di cui la sorella ha elogiato fra le altre cose l'avvenenza del personale medico. Via social, naturalmente, con immagini carpite e didascalie ammiccanti, come sarebbe stato ordinario se le due giovani anziché in un reparto di terapia intensiva si fossero trovate a un party di venti-trentenni. Ma la sede era proprio un reparto di terapia intensiva, per quanto condotto con apprezzabili criteri di accudimento non freddo e distaccato. Ne è conseguito, nei commenti arrivati alle homepage internazionali, un percorso passionale dalla curiosità al divertimento goliardico sino all'inevitabile ed equilibrato richiamo alla serietà da parte del primario del reparto. Italia redarguisce America, la quale, nelle persone della paziente e della sua congiunta, comprende e si scusa.
Nel secondo episodio è invece America che redarguisce Italia, richiedendo il rimpatrio di 400 medici cubani, messi sotto contratto dalla sanità calabrese per sopperire alla carenza di personale. Cuba è caduta recentemente sotto le più calde attenzioni dell'amministrazione trumpiana, da cui è considerata porzione anomala e disobbediente nella restaurata sfera d'influenza. In una logica più brutale che formale consegue che i cittadini cubani non debbano lavorare in Italia. Qui l'Italia, almeno per ora, non comprende, non si scusa e non acconsente.
Le due vicende sono contemporanee per un mero caso, eppure hanno in comune davvero molte cose, magari per contrasto. Il rapporto tra grandi potenze come gli Usa, loro satelliti come noi e realtà geopolitiche ridotte e minacciate come Cuba. L'eccellenza e l'efficienza (cliniche, non estetiche) trevisane e le difficoltà calabresi, sullo sfondo dei cambiamenti demografici e sociali e le loro ricadute sui servizi sanitari, pubblici e privati. Ma la casuale concomitanza fra le due vicende è ulteriormente concomitante con quella del disgraziato trapianto cardiaco napoletano, che non può essere commentata, almeno in una rubrica intitolata Lapsus e dedicata a trovare il senso riposto negli errori. Senso riposto qui non c'è. Resta da dire che sulle prime due vicende incombe l'ombra cupa della terza: che richiama alla medicina come necessità primaria, anzi suprema, specialmente rispetto alle esigenze frivole quanto non miserabili della società dello spettacolo e della geopolitica più cinicamente carogna.