Il colosso americano Haworth completa l'acquisto di Luxury Living, un pacchetto di marchi italiani di alta gamma: oltre a Fendi Casa, anche Trussardi Casa, Bentley Home, Bugatti Home, che vanno ad aggiungersi a Poltrona Frau, Cassina, Cappellini e Ceccotti. Notizia non solo da pagine economiche: potrebbe avere implicazioni importanti per l'arredamento italiano
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Il gigante ha fame. Alla società americana Haworth - 2,5 miliardi di dollari di fatturato annuo e 8mila dipendenti nel mondo - non bastavano Poltrona Frau, Cassina, Cappellini, Ceccotti, fiori all'occhiello dell'arredamento italiano cui affianca altri marchi esteri (per esempio Karakter, DZine, Janus). Adesso ha finito di "mangiarsi" Luxury Living, ovvero Fendi Casa, Trussardi Casa, Bentley Home, Bugatti Home, tutti brand contenuti in quella "scatola" societaria , 90 miliori di euro di fatturato, ottenuto al 95 per cento all'estero. L'idea del pasto forse non è la più giusta, perchè questa acquisizione, come le precedenti, è stata fatta nel quadro di un rapporto amichevole, come confermano i commenti molto positivi da Luxury Living: "Sono emozionata ed entusiasta", ha detto la vicepresidente Olga Shvilli Vignatelli. "Sono certo che in questo modo", commenta l'amministratore delegato Renato Preti, "si potranno raggiungere livelli di sviluppo e di redditività eccezionali". Dario Rinero, alla guida di Lifestyle Design, divisione di Haworth Italy Holding che ha acquisito Luxury Living
Il grande regista di tutto è Dario Rinero, Ceo di Lifestyle Design, la divisione di Haworth Italy che raccoglie tutti questi marchi. "Era un'idea che avevo da sette-otto anni: creare un grande polo dell'arredamento come Luxottica ha fatto negli occhiali, mettendo insieme marchi propri e su licenza. Ne parlavamo con Alberto Vignatelli, il fondatore di Luxury Living". Dopo la morte di Vignatelli, nel 2017, Luxury Living ha avuto diverse difficoltà. "Ma noi crediamo nella sua solidiità e nelle ottime prospettive", insiste Rinero. "dobbiamo solo normalizzare la situazione finanziaria". Sarà più facile, con le sinergie fra tanti marchi di eccellenza. "Certo: fornitori, materiali, know how, progettualità... E anche per i manager, che potranno arricchire la loro formazione con carriere nei vari brand". Certo, l'acquisizione di tanti bei marchi italiani sotto la bandiera americana potrebbe dispiacere a qualcuno: continuiamo a vendere i gioielli di famiglia come già in altri settori, per esempio Gucci o Bulgari. "Mi sembra una cosa un po' diversa. Abbiamo un azionista americano ma siamo italiani al 100 per cento: siamo quotati nella Borsa italiana, in Italia si prendono le decisioni che contano, la produzione è tutta in Italia, anche se poi la esportiamo quasi totalmente all'estero, con beneficio per la nostra bilancia commerciale. Dovremmo ritenere più italiane aziende di proprietà italiana che hanno la produzione all'estero?".
I marchi italiani sono caratterizzati dalle collaborazioni con i designer, come peraltro è vero anche per quelli che avete già, per esempio Cassina o Poltrona Frau. Questo è meno vero per marchi come Fendi o Trussardi, già fortemente connotati dalla loro derivazione dal mondo della moda. La vostra acquisizione apre degli spazi ulteriori ai designer? "Penso di sì, soprattutto per i marchi con una più spiccata vocazione stilistica".
Si rafforza il confronto fra i due modelli: da una parte l'azienda a gestione familiare che rappresenta una caratteristica italiana e una peculiarità ancora più forte nell'arredamento, e quella a gestione manageriale. "Credo in una realtà multiforme, dove tutte le formule sono possibili e le distinzioni nette talvolta sfumano. Vorrei sottolineare che marchi come Poltrona Frau o Cassina sono nati familiari, poi sono stati stati acquisiti da fondi di private equity, quotati in borsa e poi rilevati da un gruppo americano che è in mano a una famiglia da tre generazioni. Resa fondamentale il rispetto dei ruoli: gli azionisti facciano gli azionisti, i manager i manager. Il punto è un altro: le dimensioni. Non è un luogo comune: i fatti stanno dimostrando che bisogna essere grandi, e i marchi italiani sono piccoli o medi. Bisognerebbe arrivare almeno al miliardo di euro di fatturato".
Dimensioni da cui anche poi, però, siete ancora lontani.
"Raggiungiamo più o meno i 560 milioni di euro, e proprio per questo lavoreremo per crescere. Per esempio, Fendi Casa è il nostro primo marchio in Cina, seguito da Poltrona Frau, e in quel Paese le possibilità di sviluppo sono enormi, almeno dieci volte quanto facciamo oggi. Ma per arrivare al miliardo rapidamente non basterà far crescere i fatturati. Abbiamo risorse e interesse per realizzare qualche altra acquisizione, probabilmente già nella seconda metà dell'anno". Probabilmente la prossima magnifica preda del made in Italy è già nel mirino di Rinero.