Non sarà la stessa cosa. Con il Salone del mobile del prossimo anno spostato dal solito aprile all’antico settembre (fino al 1989 si teneva in quel mese), alcune cose cambieranno. Tanto più che sarà la sessantesima edizione, che convocherà tutti i settori, anche quelli che abitualmente si alternano nel biennio. Che cosa cambierà? Il primo evento in presenza. Lo domandiamo a Claudio Luti, presidente del Salone e proprietario di Kartell: «Non potevamo stare un anno senza Salone e allora, alla ricerca di una data sicura, abbiamo puntato su settembre, anche in accordo con la Fiera di Milano. La collaborazione con il presidente Carlo Bonomi, l’ad Luca Palermo e il presidente della Fondazione Enrico Pazzali è stata ottima. Saremo la prima grande fiera a ripartire. Probabilmente ci saranno meno visitatori e meno novità, ma vogliamo lanciare un segnale: l’arredamento italiano c’è ed è unito. I mille problemi che si presenteranno, sono sicuro, sapremo risolverli in corsa». Cosa risponde a chi facendo senza Salone ha cominciato a pensare che non sia così importante? «Che sbaglia. Quest’anno anche senza Salone Kartell è andata benissimo. Ma sono convinto che una parte del valore del mio marchio derivi proprio dal fatto che c’è il Salone». Liberare la grande energia. «Salone poco utile? Un’idea scellerata», stronca senza mezzi termini Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo e alla guida di Arper, «dobbiamo presidiare il settore. Anche solo pensare di fare il Salone ogni due anni sarebbe un errore e sarebbe un falso risparmio: lasceremmo un vuoto che altri cercherebbero subito di colmare, e poi dovremmo andare a spendere i soldi nelle fiere di altri. A settembre saranno passati due anni e mezzo dalla precedente, penso che sarà come una molla lungamente compressa che, rilasciata, libererà una grande energia. Forse ci saranno meno novità, ma arriveremo più pronti». Presentazioni in primavera. «Sicuramente non aspetteremo settembre per cominciare a presentare alcune novità», chiosa Giulia Molteni, direttore marketing e comunicazione del gruppo Molteni, «già in primavera le racconteremo in digitale e, speriamo, in presenza, ma il Salone resta un punto fermo. A settembre cercheremo di riempire Milano e di confermare che è l’Italia a dettare le tendenze. Inoltre per molti marchi più piccoli sarà comunque l’unica occasione per mostrare al mondo le collezioni. Si dovrà lavorare ad agosto, ma questo è anche un bene, bisogna diventare più flessibili. Noi abbiamo già fatto tanti straordinari a causa della domanda che prima si era bloccata e poi è ripartita con grande vigore. Spero solo che per una volta gli albergatori non portino i prezzi alle stelle e scoraggino gli indecisi».